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Lontano da tutti, al centro del mondo. L’Islanda secondo Jón Kalman Stefánsson

© Iperborea. Foto: Lucia Fontana

L’intervista all’autore islandese in odore di Premio Nobel per la letteratura in occasione del festival “I Boreali”, curato dalla case editrice Iperborea.

“La vita non è lineare”

“Per lunghi decenni, non abbiamo avuto nulla a che fare con l’Artico. L’Islanda è pienamente uno stato atlantico, legato storicamente agli Stati Uniti anche per tutti i soldi che arrivarono nella cornice del Piano Marshall, nel secondo dopoguerra. E questa conversione mentale di Washington ci lascia interdetti e preoccupati“.

jón kalman stefánsson
© Iperborea. Foto: Lucia Fontana

Nato a Reykjavík nel 1963, Jón Kalman Stefánsson si dedica alla poesia prima di passare alla narrativa, distinguendosi per la sua scrittura onirica, con una ricchezza evocativa tale da mischiare tempi, personaggi e luoghi. Al cuore della narrativa dell’autore, i temi più ancestrali e profondi. Il senso dell’esistenza, la presenza divina, ma anche il dolore, l’accettazione degli avvenimenti.

Quello che accade nella regione dall’inizio dell’anno non è un fatto trascurabile, anche quando si parla con un autore così prolifico, da un punto di vista letterario e poetico. “Da molti anni si dibatte se entrare nell’Unione Europea o no, e se il processo è stato messo in pausa è solo a causa delle scelte dei partiti più populisti. In questa fase, con l’aggressività manifestata da Washington, è chiaro che si guardi di più verso Bruxelles. Ma la nostra anima islandese è fratta, così come la geologia e la geografia dell’isola. Sotto all’Islanda c’è una frattura geologica che ci tira sia da una parte, sia dall’altra. Credo spieghi bene anche la nostra visione delle cose”.

kalman stefansson

Più volte nominato al Premio del Consiglio Nordico, con Luce d’estate ed è subito notte ha ricevuto il Premio Islandese per la Letteratura. Iperborea ha pubblicato anche la trilogia Paradiso e infernoLa tristezza degli angeli e Il cuore dell’uomo, il dittico I pesci non hanno gambe e Grande come l’universo e i romanzi Storia di ÁstaCrepitio di stelleLa tua assenza è tenebra e Il mio sottomarino giallo, oltre alle raccolte di poesie La prima volta che il dolore mi salvò la vita e Quando i diavoli si svegliano dèi. Nel 2025 è stato pubblicato in Italia il suo libro Varie cose sulle sequoie e sul tempo.

Il nuovo, vecchio mondo

“Per quanto riguarda l’attualità, noi conosciamo bene la Groenlandia. Anche storicamente, visti gli insediamenti storici degli islandesi nel corso dell’Alto Medioevo. Ma è sempre stata sopra, distante, non utile. Abbiamo sempre guardato a Sud“. Lo sfruttamento attuale e futuro delle risorse è inevitabilmente legato anche alla tecnologia, così come sempre avvenuto nei tempi. L’uso del fucile ha dato un vantaggio competitivo impareggiabile ai Conquistadores spagnoli e portoghesi nel Cinquecento, e così i cannoni da campo e le reti ferroviarie hanno surclassato i nativi americani. Oggi droni e intelligenza artificiale faranno lo stesso per l’Artico?

“L’innovazione è importante, il peso è rilevante. Si parla di città favolistiche, e gli investimenti sono rilevanti. Ma la tecnologia deve anche essere decantata nel quotidiano delle persone. Non è detto che verrà accettata in toto, non è detto che andrà come previsto dai loro creatori. La cosa migliore del futuro è che non sappiamo cosa sarà”. Sembra ancora più paradossale parlare di tecnologia e di colonialismo in quest’area, abituata a un profondo rispetto della natura e dei suoi abitanti. “Però dobbiamo anche ascoltare. Sembra che la polvere del vecchio mondo sia tutta intorno a noi, che ci annebbi la vista. Questa fame di risorse, questa corsa all’Artico, è oscena”.

Leggere un libro di Kalman Stefánsson assomiglia molto a un’esperienza sensoriale, più che alla semplice lettura. In quale altra forma avrebbe potuto esprimere sé stesso, se non avesse iniziato a scrivere? “Probabilmente con la musica. Non ho la dote di saperla suonare, ma per me la musica è un segno tangibile dell’esistenza di Dio. Ascolto musica tutto il giorno, le pagine che scrivo sono intrise di musica. Anche qui, però, parliamo di attualità. Ci sono piattaforme digitali in ambito musicale o letterario che penalizzano gli autori, e che sono poi coinvolte nel commercio e nello sviluppo delle armi. Dobbiamo trovare la formula per arrivare a scelte consapevoli. È difficile, lo comprendo. Ma è necessario”.

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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