Situato nel sud della Groenlandia, Tanbreez è molto più di un giacimento di terre rare: è una scommessa industriale e geopolitica degli Stati Uniti sull’Artico e sulle catene di approvvigionamento del futuro.
Metalli critici
Le recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla possibilità per gli Stati Uniti di “ottenere il controllo” della Groenlandia non hanno avuto soltanto un forte impatto politico e diplomatico. Hanno avuto anche un effetto immediato sui mercati, riaccendendo l’attenzione su uno degli snodi più sensibili della competizione globale sulle risorse critiche. A beneficiarne è stata Critical Metals, società mineraria con sede a New York, attiva nello sviluppo di progetti sulle terre rare nell’isola artica.
Un progetto in particolare, chiamato Tanbreez e localizzato nell’estremo sud, promette di assicurare “una catena di approvvigionamento affidabile per le terre rare per gli acquirenti nordamericani ed europei, garantendo una maggiore diversificazione dei minerali essenziali a diverse nazioni attualmente dipendenti da un’unica fonte di materiali importati“. Tradotto: Tanbreez dovrebbe contribuire in maniera sostanziale a rendere l’Occidente indipendente dalla Cina, in un settore che vede il gigante asiatico controllare la stragrande parte della filiera mondiale.

Non sorprende dunque che, a seguito delle dichiarazioni di Trump, nel giro di pochi giorni il titolo abbia registrato un rialzo fino al 35%, riportando la capitalizzazione di mercato a circa 2,1 miliardi di dollari. Un movimento che riflette non soltanto la speculazione legata alle parole del presidente americano, ma conferma soprattutto la centralità strategica del progetto Tanbreez nel quadro della sicurezza delle catene di approvvigionamento occidentali.
Terre rare e dipendenza dalla Cina
Il contesto in cui si inserisce il progetto Tanbreez è noto, ma sempre più rilevante. Le terre rare, un gruppo di diciassette elementi fondamentali per elettronica avanzata, transizione energetica e sistemi d’arma, restano uno dei principali punti di vulnerabilità strategica degli Stati Uniti e dei loro alleati. La Cina controlla tra il 70 e il 90% della capacità globale di estrazione e raffinazione, e Washington dipende da Pechino per circa l’80% delle importazioni.
È in questo quadro che il progetto groenlandese assume una valenza che va ben oltre l’economia mineraria. Non a caso, il progetto Tanbreez è stato definitivamente acquisito dall’americana Critical Metals solo nel 2024, dopo che la pressione dell’amministrazione statunitense aveva impedito la vendita da parte del fondatore australiano Greg Barnes proprio ai cinesi.
E qualche mese fa è emerso come l’amministrazione Trump starebbe valutando un sostegno diretto a Tanbreez attraverso un prestito da 120 milioni di dollari della Export-Import Bank of the United States, l’agenzia federale per il credito all’esportazione. Un segnale chiaro della volontà di costruire, anche con risorse pubbliche, una filiera alternativa a quella cinese. Ma vediamo in dettaglio quali sono le caratteristiche che rendono Tanbreez così interessante.
Tanbreez, il cuore della strategia di Critical Metals
Il progetto Tanbreez, situato nel sud della Groenlandia, è considerato uno dei più grandi giacimenti di terre rare al mondo per potenziale geologico e sviluppo futuro. Si tratta di un deposito ospitato in una particolare formazione magmatica, la kakortokite, che consente un’estrazione potenzialmente più semplice rispetto ad altri contesti geologici. Il sito si trova nelle vicinanze della cittadina di Qaqortoq e circa 35 km di distanza dall’aeroporto internazionale di Narsarsuaq.

A distinguere realmente Tanbreez nel panorama globale delle terre rare non è soltanto la dimensione del giacimento, ma soprattutto la sua composizione. Secondo un rapporto di valutazione del progetto pubblicato nel 2025 ad opera di una società indipendente, circa il 27–28% delle terre rare contenute nel deposito rientra nella categoria delle heavy rare earth elements (HREE), una quota eccezionalmente elevata rispetto agli standard dell’industria. Elementi come diprosio, terbio e ittrio, fondamentali per magneti ad alte prestazioni, sistemi militari e applicazioni tecnologiche avanzate, rappresentano una parte centrale del valore economico del progetto.

A differenza di molti grandi giacimenti occidentali, prevalentemente orientati alle terre rare leggere, Tanbreez si configura come una risorsa HREE-rich di scala significativa, collocandosi tra i pochissimi progetti non cinesi in grado di offrire una fornitura potenzialmente rilevante di questi materiali critici. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dal bassissimo contenuto di uranio e torio, che riduce i rischi ambientali e regolatori e rafforza la credibilità del progetto.

Curiosamente, la natura strategica del progetto in ottica anti-cinese è esplicitata nella relazione tecnica citata: “Tanbreez offre un’alternativa alle fonti di terre rare critiche controllate dalla Cina. Gli Stati Uniti e l’UE sostengono la diversificazione della filiera delle terre rare per ridurre la dipendenza dalla Cina. La Danimarca e gli Stati Uniti hanno fatto pressioni (lobbied, ndr) per impedire l’acquisizione di Tanbreez da parte della Cina.”
L’unico progetto con il semaforo verde
Il progetto Tanbreez si distingue nel panorama minerario groenlandese non solo per le sue caratteristiche geologiche, ma anche per il suo peculiare status regolatorio. Pur essendo la Groenlandia ricca di risorse minerarie, Tanbreez è uno dei soli due siti, su oltre 140 licenze minerarie attive, ad aver ottenuto una licenza di sfruttamento valida fino al 2050. Un dato tutt’altro che scontato, se inserito nel contesto politico locale, segnato negli ultimi anni da una crescente opposizione a nuove attività estrattive, in particolare laddove emergano rischi ambientali o sanitari.
Uno dei nodi centrali del dibattito groenlandese riguarda infatti la frequente associazione tra terre rare e uranio: molti giacimenti di REE comportano la produzione di rifiuti radioattivi, con implicazioni regolatorie e sociali rilevanti. Tanbreez rappresenta un’eccezione significativa a causa dei livelli molto bassi di uranio e torio, elemento che ha contribuito in modo decisivo all’ottenimento della licenza.
In un contesto politico che, dal 2021, ha visto il rafforzamento di posizioni restrittive sull’estrazione di minerali radioattivi, Tanbreez emerge per ora come l’unico progetto compatibile con le sensibilità ambientali locali e, al tempo stesso, strategicamente rilevante per i partner occidentali interessati a diversificare l’approvvigionamento di terre rare critiche.

Una frontiera anche tecnologica
Qualche giorno fa, Critical Metals ha annunciato un’accelerazione significativa delle attività, segnalando il passaggio dalla fase esplorativa a quella di pre-estrazione. Un passaggio reso possibile dall’acquisizione di un laboratorio mobile di analisi che permetterà di ottenere dati geochimici in tempo reale direttamente sul sito. Un investimento relativamente contenuto, circa un milione di dollari, ma con un forte valore simbolico e operativo: il progetto entra in una nuova fase di maturità.
Accanto alla dimensione geopolitica e industriale, il progetto Tanbreez sta assumendo anche un profilo tecnologico sempre più marcato. L’azienda ha avviato la realizzazione di un impianto di stoccaggio a Qaqortoq, con completamento previsto entro la metà del 2026. E a fine gennaio, Critical Metals ha annunciato il dispiegamento presso il sito groenlandese di un sistema di comunicazione autonomo avanzato, progettato per operare in condizioni artiche estreme.
La piattaforma, chiamata Nexus 20, integra una torre di comunicazione autonoma, capacità di scansione ottica a 360 gradi e un’infrastruttura di droni controllati a distanza dall’Australia, destinati a ricognizione geologica, monitoraggio e acquisizione di immagini in tempo reale. Il sistema fornirà inoltre comunicazioni radio ed emergenziali e moduli di supporto logistico e medico per il personale, configurandosi come un vero nodo infrastrutturale più che come un semplice strumento di sicurezza.
L’asse con l’Arabia Saudita
Ma la Groenlandia è soltanto una parte della strategia di Critical Metals. L’altro tassello chiave si trova a migliaia di chilometri di distanza, nel Golfo Persico. L’azienda ha infatti annunciato l’intenzione di costruire una raffineria di terre rare in Arabia Saudita, destinata a processare circa il 25 per cento del materiale grezzo estratto a Tanbreez.
L’operazione, che dovrebbe concretizzarsi attraverso una joint venture con Tariq Abdel Hadi Abdullah Al-Qahtani & Brothers, si inserisce nella più ampia strategia saudita di diversificazione industriale e attrazione di tecnologie critiche. Il minerale raffinato verrebbe poi inviato negli Stati Uniti, dove avverrebbe la fase finale di trasformazione in magneti permanenti destinati in larga parte al comparto della difesa.
Si delinea così una catena del valore volutamente frammentata ma politicamente coerente: estrazione in Groenlandia, raffinazione in un Paese alleato e stabilmente allineato a Washington, produzione finale negli Stati Uniti.
In questo senso, il progetto Tanbreez mostra con particolare chiarezza come l’Artico stia diventando sempre più un vero e proprio nodo industriale e finanziario, in cui risorse, alleanze e sicurezza nazionale si intrecciano. La Groenlandia, ancora una volta, si trova al centro di una partita più grande, che ne ridefinisce rapidamente il ruolo nello scacchiere globale.
Enrico Peschiera