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I limiti della rete elettrica sovietica

Il cedimento di diversi tralicci dell’alta tensione a causa del maltempo ha causato estesi blackout a Murmansk e Severomorsk, sede della Flotta del Nord.

Blackout a Murmansk

La notte polare si è conclusa da un paio di settimane ma Murmansk è rimasta al buio ancora per un po’. Dal 23 gennaio scorso, vaste aree della Capitale dell’Artico e della vicina Severomorsk sono rimaste infatti senza elettricità, riscaldamento e acqua calda, a seguito del crollo di diversi tralicci dell’alta tensione. E le riparazioni temporanee che avevano ripristinato la corrente sembrano non reggere abbastanza, con veri e propri blackout che hanno lasciato gli abitanti del porto artico russo a combattere con le rigide temperature, inferiori anche ai -20°, fino a pochi giorni fa.

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Il porto di Murmansk

Forti nevicate, accompagnate da violente raffiche di vento, hanno investito la Penisola di Kola: il carico di neve umida e la pressione delle correnti gelide hanno causato il cedimento di diversi piloni della rete elettrica gestita da Rosseti, il colosso statale dell’energia. Le torri di trasmissione collassate, eredità dell’era sovietica, risalirebbero in gran parte agli anni Sessanta; avrebbero quindi ormai ampiamente superato il ciclo di vita tecnico di questo tipo di strutture, stimato in circa 40 anni.

Secondo le comunicazioni diffuse il 26 gennaio dal governatore Andrej Čibis, l’erogazione di corrente sarebbe stata ristabilita per circa l’80% delle utenze colpite. La gestione di una crisi infrastrutturale in un territorio così vasto e tanto ostile a livello climatico, tuttavia, complica di molto l’individuazione e la riparazione dei guasti lungo tutta la linea. La gravità dell’incidente ha portato all’attivazione dei meccanismi di controllo interni: il Comitato investigativo locale – si tratta del principale organo inquirente federale, competente per le indagini su reati gravi e negligenze che compromettono la sicurezza pubblica – ha infatti aperto un fascicolo per accertare le responsabilità sulla manutenzione della rete.

In città, lo spegnimento dei semafori ha paralizzato il traffico causando diversi incidenti, mentre il blocco dei filobus ha lasciato a piedi centinaia di pendolari. Il fermo delle pompe del teleriscaldamento, infine, ha costretto molti appartamenti al freddo. E i problemi non si sono fermati al capoluogo.

La Flotta del Nord resta al buio

L’interruzione dell’elettricità ha infatti coinvolto anche Severomorsk, situata a circa 25 chilometri a nord-est di Murmansk. Questa città chiusa ospita il quartier generale della Flotta del Nord, la più pesantemente armata e strategicamente rilevante della Marina militare russa. È verosimile che l’operatività delle installazioni militari non abbia subito interruzioni significative, data la probabile presenza di una rete di generatori più che abbondante.

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Veduta di Severomorsk

Il “fronte interno” è stato però pienamente investito dal blackout: i quartieri residenziali dove vivono le famiglie degli ufficiali e dei marinai, gli equipaggi a riposo e il personale di supporto sono dovuti rimanere, come a Murmansk, al buio e al freddo. Mentre Mosca investe, quindi, ingenti capitali nella propria macchina militare nell’Artico, la sua più importante base navale resta in balia dei capricci del meteo e di una rete infrastrutturale obsoleta e vulnerabile.

Una situazione che si scontra con le promesse e i recenti piani di sviluppo regionali. Soltanto lo scorso anno, infatti, il governo dell’Oblast’ di Murmansk e la succursale nordoccidentale del colosso energetico avevano annunciato lo stanziamento di 2,5 miliardi di rubli (circa 28 milioni di euro) proprio al fine di ammodernare la rete della Penisola di Kola.

Murmansk non è un porto qualunque. È il capolinea occidentale della Northern Sea Route, e quello che davvero ha fatto questo blackout è stato svelare una discrepanza pericolosa tra gli obiettivi dichiarati a livello governativo e lo stato effettivo degli impianti critici. Non è possibile proporsi al mondo come hub logistico affidabile, capace di gestire traffici intercontinentali, se l’infrastruttura più basilare rischia il collasso di fronte a una prevedibile tempesta invernale. La credibilità dell’Artico russo passa anche dalla capacità di portare la sua rete elettrica nel ventunesimo secolo.

Tommaso Bontempi

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Tommaso Bontempi
Dottore in Relazioni Internazionali Comparate, laureato presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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