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Il coraggio di fermarsi: una tempesta spezza il sogno di The Last Line

Roberto Ragazzi, Simone Talamo e Andrea Tiberi sono stati costretti a chiamare i soccorsi dopo una notte di bufera sui ghiacciai islandesi. La spedizione The Last Line si è chiusa con un’evacuazione, ma anche con una lezione di umiltà e rispetto per la Natura.

La natura che pone dei limiti

Quando la Natura decide che è il momento di fermarsi, bisogna saperla ascoltare. E questa è una lezione che Roberto Ragazzi, Simone Talamo e Andrea Tiberi hanno dovuto imparare quando lo scorso 13 marzo, dopo una notte in balia di una tempesta di venti sopra ai 100 km orari, hanno preso la decisione di chiamare i soccorsi per essere evacuati.

Si è conclusa così The Last Line, la spedizione che ha visto i tre italiani tentare di attraversare in autonomia i ghiacciai islandesi Hofsjokull e Langjokull, partita il giorno prima. Partita, tra l’altro, in condizioni ottimali: “Prima di arrivare sotto il ghiacciaio avevamo già fatto 10 km in questa valle” – ci ha raccontato Roberto, che abbiamo sentito una volta tornato in Italia.

“Non mi era mai capitato prima di partire con una giornata così bella. Noi siamo partiti con una giornata da incorniciare. Meglio di così non si poteva immaginare. La temperatura non era nemmeno particolarmente bassa, c’era un sole bellissimo e con la visione in lontananza del ghiacciaio che avremmo dovuto affrontare. Proprio una cosa idilliaca”.

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Roberto Ragazzi all’inizio della spedizione.

Venti violenti

Il vento ha cominciato ad alzarsi quando i tre hanno iniziato ad attaccare la salita che li avrebbe portati a raggiungere il plateau del ghiacciaio, ma la situazione era ancora gestibile, e le previsioni davano peggioramenti solo in tarda serata. Invece già quando i tre hanno scavallato la salita sono stati investiti da un vento incredibile. Secondo Ragazzi, già questo è stato strano: i venti islandesi sono venti particolari, chiamati “catabatici”, che hanno una natura ciclica e che per questioni di pressione e gravità quando incontrano le pendenze dei rilievi terrestri – o glaciali, in questo caso – accelerano e diventano particolarmente violenti, per poi diminuire una volta superata la pendenza.

Così però non è stato, e Roberto, Andrea e Simone hanno dovuto tentare di montare la tenda mentre erano in balia della violenza di vento, ghiaccio e neve. E così i tre, dopo poche ore dalla partenza, si sono ritrovati nella tenda, con i paletti spezzati dalla forza del vento, ad aiutarla a reggere la forza di quei venti così impetuosi con il proprio peso, turnandosi ogni poche ore per uscire nella bufera e cercare di rimuovere parte della neve che, nel frattempo, si stava continuando ad accumulare sulla tenda e che li stava piano piano schiacciando. E quasi a nulla è servito, a detta di Ragazzi, il piccolo muro di contenimento che avevano cercato di imbastire per aiutare a contrastare il vento, scavato nella neve e supportato da due delle pulke con cui i tre stavano trasportando il proprio materiale per la spedizione.

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Andrea Tiberi durante la notte di bufera

Venti anomali, sostiene Ragazzi, che in Islanda c’era già stato sei volte per precedenti spedizioni, e aveva già dovuto affrontare una serie di condizioni meteorologiche avverse, ma mai di tale portata. “Tutta colpa dei cambiamenti climatici” – racconta Roberto – “li stiamo sempre di più toccando con mano. E sempre di più ci rifiutiamo di fare qualcosa per cercare di proteggere il nostro pianeta”.

Le operazioni di soccorso

Dopo circa 11 ore, verso le 6 del mattino di venerdì 13, quando la realtà della loro situazione è divenuta palese, Ragazzi ha preso la decisione di chiamare i soccorsi e attivare la catena per l’evacuazione. La macchina dei soccorsi islandesi si è attivata immediatamente con un imponente dispiegamento di mezzi: un gatto delle nevi, due motoslitte e diverse super jeep hanno affrontato il maltempo per raggiungere il campo.

Simone Talamo racconta la sfortunata dinamica della spedizione The Last Line.

Gli esploratori sono stati raggiunti intorno alle 14, ma il recupero si è protratto per molte ore a causa delle condizioni meteo e di alcune difficoltà tecniche ai mezzi. Solo intorno alla mezzanotte il team è arrivato all’ospedale di Selfoss per i controlli medici. I tre se la sono cavata con una lieve ipotermia, alcune bruciature da freddo e dolori alle estremità, rimaste esposte per molte ore alle temperature estreme.

Nonostante l’esito sfortunato della spedizione, la raccolta fondi legata al progetto charity “From Ice for Life” per la realizzazione di un impianto di pompaggio dell’acqua alimentato da energia fotovoltaica presso la sorgente di Rulege, nella Missione di Bugenyuzi, in Burundi, rimane attiva, mentre nulla da fare per il progetto di “CollembolICE” in collaborazione con l’Università di Siena.

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L’arrivo all’ospedale dei tre alpinisti, che ringraziano i soccorritori.

“La Natura è più forte di noi”

Adesso, che è passato qualche giorno dalla fine della spedizione, rimane un po’ la delusione, ci racconta Roberto. “Rimane un po’ il dispiacere della cosa, però poi bisogna entrare nel razionale e capire che quegli ambienti lì ti possono riservare eventi di questo tipo, e che fa tutto parte del gioco. Io non vado a fare queste cose per fare l’eroe ma vado per tornare a casa. La decisione di chiamare i soccorsi è nata così, molto serenamente e razionalmente, e sono contento di aver fatto questa scelta perché poi il tempo non è migliorato, sto ancora monitorando la situazione e tutti i giorni c’è stato vento, fino anche a 160 km/h. Quindi in ogni caso non avremmo portato a casa la spedizione”.

E conclude con un pensiero importante, il messaggio che questa esperienza ha lasciato ai tre italiani e che Roberto ci ha tenuto a condividere con tutti noi.

“Dobbiamo essere consapevoli che la Natura è più forte di noi, non siamo noi più forti della Natura e per questo dobbiamo rispettarla. Questa esperienza ci ricorda una cosa fondamentale: con la Natura non si scherza. È meravigliosa, ma anche potente e imprevedibile e va sempre rispettata. A volte i sogni devono fare i conti con la sua forza e in certe situazioni il vero coraggio non è andare avanti a tutti i costi, ma avere il buonsenso di fermarsi”.

Giulia Prior

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Autore

  • giulia prior

    Ho conseguito una Laurea Magistrale in Security Intelligence and Strategic Studies presso l'Università di Glasgow dopo una triennale concentrata sul diritto internazionale ed europeo. Mi appassionano tematiche legate ai diritti umani, alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza internazionale.

Giulia Prior
the authorGiulia Prior
Ho conseguito una Laurea Magistrale in Security Intelligence and Strategic Studies presso l'Università di Glasgow dopo una triennale concentrata sul diritto internazionale ed europeo. Mi appassionano tematiche legate ai diritti umani, alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza internazionale.

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