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Ottanta metri sotto il ghiaccio. Luciano Sapienza e il miracolo di Glacier Girl

Intervista a Luciano Sapienza, fotografo americano che nel 1992 ha documentato il recupero di un velivolo della Seconda Guerra Mondiale sepolto a ottanta metri sotto il ghiaccio della Groenlandia.

Lo squadrone perduto 

La Groenlandia non è solo una gigantesca isola, ma un vero e proprio archivio congelato dove il tempo si stratifica sotto il ghiaccio. La memoria climatica del mondo risiede proprio qui, cristallizzata dal gelo. Ed è proprio nel ghiaccio, infatti, che gli scienziati cercano le risposte alle evoluzioni climatiche, analizzando la composizione dell’aria e dell’acqua di migliaia di anni fa. In questo deserto bianco, però, non si nascondono soltanto le particelle che ci raccontano la storia del Pianeta. A volte si possono ritrovare, sigillati in una morsa di ghiaccio, i resti del passaggio umano.

Nel luglio del 1942, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, la calotta polare groenlandese divenne il teatro di un evento che sarebbe passato alla leggenda come il “Lost Squadron“, lo Squadrone Perduto. Sei caccia P-38 Lightning e due bombardieri B-17, diretti verso il fronte europeo, furono costretti da una tempesta e dalla carenza di carburante a un atterraggio d’emergenza. Miracolosamente, tutti gli equipaggi sopravvissero, ma i loro velivoli furono abbandonati al destino dell’Artico.

Luciano Sapienza
Un Lockheed P-38F-1-LO Lightning, soprannominato “Glacier Girl”, all’interno di una caverna di ghiaccio scavata termicamente a 82 metri di profondità sotto la calotta glaciale della Groenlandia, durante le operazioni di recupero dello Squadrone Perduto della Seconda Guerra Mondiale. Lo scavo ha richiesto circa una settimana per fondere il pozzo verticale, un’ulteriore settimana per aprire parzialmente la caverna e una terza settimana di fusione continua prima della documentazione fotografica completa, avvenuta il 14 giugno 1992.
Luogo: Groenlandia sudorientale (65°18′00″N, 40°04′00″W).
Data: 14 giugno 1992.
Fotografia di Luciano Sapienza.

Per decenni, il silenzio è stato l’unico compagno di quegli aerei. Mentre il mondo andava avanti, la neve cadeva incessantemente: gli aerei furono progressivamente sepolti dall’accumulo annuale di neve e dalla successiva compressione in ghiaccio glaciale.

Quello che i piloti avevano lasciato in superficie finì per raggiungere una profondità impressionante attraverso questo processo di accumulo: circa 268 piedi – ovvero 82 metri, l’altezza di un palazzo di ventidue piani – nel 1992. Quando già negli anni ’80 si decise di tornare a cercarli, lo squadrone era diventato un insieme di “fantasmi di metallo” prigionieri del ghiaccio.

Luciano Sapienza, più di un fotografo 

A dare un volto e un’anima a questo recupero impossibile è stato Luciano Sapienza, fotogiornalista americano che incarna perfettamente lo spirito di avventura degli esploratori di un tempo. Un ragazzo di 73 anni, di chiare origini italiane – più precisamente della Sicilia dove sogna di andare a vivere nel borgo di nascita di suo nonno – Sapienza è l’uomo che ha fotografato l’incredibile cattedrale di ghiaccio scavata per liberare uno di quei P-38 Lightning sepolti negli abissi di ghiaccio quarant’anni prima, soprannominato “Glacier Girl”, la Ragazza del Ghiacciaio.

Luciano Sapienza
Luciano Sapienza posa accanto alla cabina di pilotaggio del P-38 Lightning “Glacier Girl” all’interno di una caverna di ghiaccio sotterranea sulla calotta glaciale della Groenlandia, il 14 giugno 1992.
Foto © Dave Kaufman – utilizzata con permesso

Luciano Sapienza è un fotogiornalista di fama internazionale, la cui firma è apparsa su testate prestigiose come National Geographic e LIFE Magazine. La sua carriera lo ha portato dai fitti grovigli della giungla del Borneo fino ai deserti di ghiaccio della Groenlandia; e se la sua intenzione è quella di stabilirsi a vivere in Sicilia, sembra tutt’altro che intenzionato a ritirarsi da nuove avventure ed è sempre in cerca di storie da raccontare, storie simili a quella di Glacier Girl.

Sapienza è infatti anche co-fondatore della Fallen American Veterans Foundation, un’organizzazione votata proprio al recupero dei resti dei militari americani dispersi in battaglia dalla Seconda Guerra Mondiale, che ha delle missioni attive proprio in Groenlandia e progetta di effettuarne una addirittura in Antartide.

Alla ricerca di Glacier Girl

Nel 1992 la Greenland Expedition Society, nata per finanziare e organizzare la ricerca e il recupero dei velivoli, scelse Luciano come fotografo ufficiale per le ultime tre missioni di recupero del Glacier Girl, sepolto a 82 metri di profondità sotto la calotta glaciale della Groenlandia. Ma il suo ruolo andò ben oltre la fotografia, partecipando a una serie di missioni rischiose e ai limiti dell’adattamento umano. L’impresa fu un successo e Glacier Girl fu estratto dal ghiaccio e restaurato completamente al punto da permettergli di volare di nuovo.

Uno dei due travi di coda del P-38 Lightning Glacier Girl, inclusa la sezione del radiatore, viene trasportato via dal sito di scavo sulla calotta glaciale della Groenlandia, il 5 luglio 1992, in preparazione per la spedizione negli Stati Uniti al termine delle operazioni di recupero. Da sinistra a destra: Bart Wilder, Tom Estes e Sam Knaub aiutano a spostare la struttura dell’aereo recuperata, mentre WeeGee Smith manovra la pala meccanica utilizzata per spostare il componente sul ghiaccio.
Foto © 1992–2026 Luciano Sapienza

Poche settimane fa, la fotografia “Glacier Girl” di Lou Sapienza è stata premiata con il Grand Prize all’Epics of Exploration Photo Contest dell’Explorers Club di New York. Lo scatto immortala il velivolo, come fosse la vittima di una scena del crimine, all’interno della grotta di ghiaccio in cui era intrappolato. Un’immagine di grandissimo impatto riscoperta a quasi trentacinque anni da quando è stata scattata.

Come ha dichiarato Sapienza ritirando il premio, “sono fortunato a essere stato scelto dalla Greenland Expedition Society per documentare le loro spedizioni del 1989, 1990 e 1992. Questa fotografia riflette quasi un decennio di straordinaria pazienza, perseveranza, rischio e innovazione da parte di molte persone che hanno lavorato in uno degli ambienti più inospitali della Terra. All’epoca, nessuno era mai riuscito a localizzare e recuperare un aereo da tali profondità all’interno della calotta glaciale e, ancora oggi, pochi sforzi si sono avvicinati alla portata di ciò che quel team ha realizzato.”

Abbiamo parlato con lui di questa epopea e della sua incredibile carriera di fotografo d’avventura.

Luciano, come nasce la sua partecipazione a questa impresa? 

“È successo tutto in modo quasi accidentale. Nel 1989 ero nel mio studio e alla TV passarono un servizio della CNN che annunciava la partenza di un gruppo di esploratori americani per recuperare la “Lost Squadron”. In quel momento ho capito che dovevo essere lì. E che poteva rivelarsi l’occasione di una vita.

Dopo settimane di preparazione della pista sulla calotta glaciale della Groenlandia, il primo di quattro voli di trasporto pesante del 109° Airlift Wing della Guardia Nazionale Aerea di New York consegna circa 27 tonnellate di attrezzature e rifornimenti al sito del Lost Squadron, il 21 maggio 1990. La pilota Tanya [cognome in attesa di conferma] scende dal Lockheed C-130 Hercules dotato di sci dopo la consegna del carico a supporto della costruzione di due pozzi verticali di fusione: uno utilizzando un sistema di scarico di silos per cereali modificato, impiegato dal gruppo Pizzagalli sopra un P-38 Lightning sepolto, e il secondo utilizzando il sistema di fusione termica Gopher posizionato sopra il B-17 Flying Fortress Big Stoop. Questo ha segnato l’inizio di operazioni di scavo pesante e prolungate sul ghiaccio.
Foto © 1990–2026 Luciano Sapienza

C’erano altri ventuno fotografi in competizione per quel posto, tutti con portfolio eccellenti, ma scelsero me perché avevo scritto la lettera migliore. Nel giro di pochi giorni dovevo partire per la Groenlandia, dove non ero mai stato e non avevo alcuna preparazione. Mi dissero solo: “Portati i vestiti che usi per sciare”. Peccato che io non avessi mai sciato in vita mia!

Arrivai a Kulusuk e da lì fummo trasportati sul ghiaccio. Non stavamo solo cercando aerei; stavamo letteralmente scavando nel tempo. La Groenlandia è in realtà un enorme cratere: il ghiaccio è così pesante, spesso fino a 4000 piedi (circa 1200 metri, ndr), che spinge la roccia sottostante al di sotto del livello del mare.”

Luciano Sapienza
Durante il volo inaugurale da Kulusuk al sito di recupero sulla calotta glaciale della Groenlandia, i membri della spedizione Gil Lund (capo spedizione) e Don Brooks scaricarono la grande caldaia che avrebbe alimentato la prima unità sperimentale di fusione termica Gopher. La caldaia era necessaria per riscaldare l’acqua utilizzata nelle prime fasi di sviluppo del sistema di fusione termica, che in seguito si sarebbe evoluto nelle più avanzate unità Super Gopher utilizzate per penetrare il ghiaccio e localizzare gli aerei della Lost Squadron sepolti.
Foto © 1989–2026 Luciano Sapienza

Prima dello scavo vero e proprio, c’è stata una fase di ricerca tecnologica quasi “chirurgica”. Come avete fatto a essere certi che l’aereo fosse esattamente lì sotto, prima di calarvi per 83 metri? 

“Localizzare lo squadrone non è stato affatto immediato. Abbiamo lavorato con l’Università d’Islanda usando primitivi sistemi radar a penetrazione del ghiaccio per confermare le posizioni. Ma la prova definitiva arrivò con un metodo ingegnoso: il team ideò una sonda ad acqua calda costruita con un’idropulitrice, 90 metri di tubo e un tubo di ferro di tre metri con un ugello.

Dopo numerosi tentativi, riuscimmo a recuperare una sezione di pochi centimetri di un tubo del motore di un B-17. Fu quella la conferma definitiva: l’aereo era lì, a 83 metri sotto di noi. La mia missione a quel punto era chiara: fotografare l’aereo che sarebbe poi diventato noto come ‘Glacier Girl’ come se fosse la vittima di una scena del crimine, documentando ogni dettaglio prima che venisse smontato e riportato in superficie.”

Luciano Sapienza
Per accelerare l’allargamento del sistema di accesso verticale per l’estrazione tramite elicottero e per evitare la necessità di sciogliere un quarto foro – operazione che avrebbe richiesto circa un’ulteriore settimana – è stato sciolto un terzo foro adiacente, separato da un ponte di neve. Mentre il Super Gopher scioglieva il terzo foro, il membro della spedizione Sam Knaub, assicurato con un’imbracatura di sicurezza da arrampicata, ha contemporaneamente rimosso con la pala il ponte di neve che separava il terzo foro di fusione dal pozzo principale. Rimuovendo il ponte di neve durante il processo di fusione, le due aperture sono state collegate in un tempo pressoché identico a quello necessario per sciogliere il terzo foro, allungando di fatto i pozzi collegati e riducendo di quasi una settimana il tempo necessario per creare un’apertura sufficientemente ampia per l’estrazione. Questo metodo ha permesso la rimozione della grande sezione centrale di Glacier Girl. Crediti: © 1992–2026 Luciano Sapienza

La realizzazione dello scatto “Glacier Girl” è stata un’impresa tecnica e fisica estrema. Ci descrive quelle dodici ore passate “nel buco”? 

“Per raggiungere l’aereo abbiamo dovuto fondere un pozzo verticale di 83 metri di altezza e largo appena un metro e venti, dritto nel ghiaccio solido. La discesa è stata lenta e claustrofobica: eravamo in tre, sospesi a un unico argano a catena, circondati da cavi elettrici, tubi per l’alta pressione e casse di attrezzatura fotografica.

Una volta giunti a 22 piani di profondità, ci siamo ritrovati in una caverna scavata in una settimana di lavoro incessante da parte del team. La pioggia di fusione non smetteva mai di cadere. L’aria era satura di vapori chimici, lubrificanti e olio motore del 1942, atomizzati dal calore.

Il ghiacciaio scricchiolava con una forza esplosiva, un suono che ti ferma il battito perché sai che, se il soffitto cede, è finita. Ho dovuto usare un treppiede posizionando le gambe su superfici irregolari e scivolose. Pochi giorni prima, un blocco di ghiaccio da sei tonnellate era caduto esattamente dove avevo messo quel treppiede.

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Gordon Scott scende lungo il pozzo di accesso verticale scavato termicamente durante le operazioni di recupero del velivolo Lockheed P-38F-1-LO Lightning dello Squadrone Perduto della Seconda Guerra Mondiale. Il pozzo consentiva un accesso controllato alle aree di scavo sotto la calotta glaciale della Groenlandia ed era supportato da sistemi di sollevamento, catene di sospensione e cavi elettrici visibili all’interno della struttura.
Luogo: Calotta glaciale della Groenlandia sud-orientale.
Data: 10 giugno 1992.
Foto di Luciano Sapienza.

Dopo aver posizionato strategicamente i miei colleghi per dare un’idea delle dimensioni, ho finalmente scattato quest’immagine con un obiettivo Leica grandangolo da 21 mm per immortalare l’aereo, le dimensioni della caverna e la fenditura che iniziava ad aprirsi al di sotto di esso. Quando siamo risaliti a mezzanotte, respirare l’aria pura dell’Artico è stato un sollievo, anche se ho continuato a sentire il sapore dell’olio motore nei polmoni per due giorni.”

La Groenlandia le ha riservato momenti ancora più pericolosi, in cui ha davvero rischiato la vita per un soffio. C’è un momento in particolare che ricorda distintamente?

“L’Artico non ti concede mai una seconda possibilità e il pericolo non è solo sotto il ghiaccio, ma anche sopra, dove le condizioni ambientali e climatiche possono alterare i sensi. Durante una delle spedizioni, ci trovavamo sull’ice cap groenlandese e un velivolo DC-3 stava tentando un decollo su una pista improvvisata sulla neve.

Luciano Sapienza
In vista di una tempesta in arrivo sulla calotta glaciale della Groenlandia, Richard Taylor trasporta una borsa contenente una copertura arancione per l’ala del Douglas DC-3, utilizzata per proteggerla dall’accumulo di ghiaccio e per facilitare la rimozione della neve, il 5 giugno 1992. La copertura, ripiegata e appesa alla spalla, creava una silhouette che ricordava quella di un tradizionale Babbo Natale durante le attività di preparazione alla tempesta. Il nome della foto, infatti, è “Santa”.
Foto © 1992–2026 Luciano Sapienza

A causa di difficoltà con gli sci appena montati, l’aereo ha virato improvvisamente verso la mia posizione. Sono stato costretto a tuffarmi a faccia in giù nella neve mentre lo sci e l’elica passavano a circa un metro da me e l’ala mi passava sopra. È un momento che si è congelato nella mia memoria. In quegli istanti non hai tempo per la paura, ma capisci che sulla calotta sei sempre a un solo passo dal diventare parte del ghiacciaio stesso, un altro segreto sepolto sotto la neve.”

Il suo legame con la Groenlandia è proseguito ben oltre Glacier Girl, portandola a guidare missioni anche per il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e a fondare un’organizzazione per la ricerca dei veterani americani dispersi. Ci racconta qualche dettaglio? 

“In totale sono stato in Groenlandia sette volte, dividendo il mio impegno tra le spedizioni per “Glacier Girl” e le tre missioni che ho guidato tra il 2010 e il 2013 per il Dipartimento della Difesa. Il cuore di questa ricerca è una tragedia dai contorni epici avvenuta nel 1942 a poca distanza dal sito di Glacier Girl. 

La sequenza degli eventi vide innanzitutto lo schianto sulla calotta, dovuto a una bufera, di un C-53 Skytrooper con cinque uomini a bordo; seguì la perdita di un B-17 Flying Fortress durante le operazioni di ricerca; infine, la scomparsa di un biplano J2F-4 Duck della Guardia Costiera durante i tentativi di salvataggio, dopo che era riuscito a recuperare con successo due sopravvissuti.

Luciano Sapienza
David Kaufman si china su un piteraq sulla calotta glaciale della Groenlandia, il 15 maggio 1992, mentre nuvole lenticolari si formano sopra di lui durante le operazioni di recupero del Lockheed P-38 Lightning Glacier Girl. La particolare formazione nuvolosa e la neve portata dal vento indicavano le forti condizioni di vento che la squadra della spedizione stava affrontando sul campo. Foto di Luciano A. Sapienza

Oggi sappiamo, grazie all’uso di radar a penetrazione del ghiaccio e tecnologie di telerilevamento, che i resti di quelle storie sono ancora lì. Abbiamo localizzato due siti: uno dei velivoli si trova sepolto per accumulo a circa 10 metri di profondità, mentre l’altro è a ben 120 metri sotto la superficie.

Per portare avanti questa missione ho co-fondato la Fallen American Veterans Foundation, una non-profit che si occupa di finanziare privatamente queste ricerche estreme. È importante precisare che, sebbene Glacier Girl sia stata recuperata, non sono ancora stati recuperati resti umani dagli altri siti in Groenlandia; il lavoro attuale rimane di natura investigativa e preparatoria. Questa storia è anche raccontata nel bestseller Frozen in Time di Mitchell Zuckoff, che racconta le indagini e le spedizioni per localizzare e recuperare gli otto militari statunitensi dispersi.

Finora, la fondazione ha gestito un dossier investigativo che coinvolge più di 100 militari americani dispersi tra la Seconda Guerra Mondiale, la Corea e il Vietnam. Ogni volta che portiamo avanti queste ricerche, siano nel ghiaccio o in mezzo alla giungla, lo facciamo con una consapevolezza: stiamo onorando la memoria di chi non è mai tornato, per chiudere finalmente un capitolo sospeso della storia.

La Fondazione ora sta cercando collaborazioni accademiche e private per completare il recupero di quei due equipaggi della Seconda Guerra Mondiale, da posizioni già individuate all’interno della calotta glaciale della Groenlandia. La ricerca continua.

Enrico Peschiera

Osservatorio Artico © Tutti i diritti riservati

Osservatorio Artico ringrazia Luciano Sapienza per aver concesso questa intervista e l’uso delle sue fotografie, corredate dalle accurate didascalie da lui redatte.

Chi fosse interessato può contattare Luciano tramite il suo profilo LinkedIn.

Di seguito sono riportate ulteriori fotografie inviate da Sapienza, che non sono state inserite nel testo per fluidità di lettura. Grazie per l’attenzione.

Un aereo Douglas DC-3 equipaggiato con sci, di proprietà del membro della spedizione Don Brooks, effettua il suo primo volo verso la calotta glaciale della Groenlandia durante la spedizione di recupero della Squadra Perduta del 1989, dopo due giorni di installazione degli sci. Brooks riferì che l’aereo era stato precedentemente utilizzato per il trasporto truppe durante la Seconda Guerra Mondiale, anche in operazioni legate allo sbarco in Normandia. La fotografia fu scattata da un aereo Cessna che accompagnava il volo inaugurale lungo la costa sud-orientale della Groenlandia.
Crediti: Luciano Sapienza
I membri della spedizione si riuniscono dopo il riuscito recupero di un tratto di tubo dell’olio motore dal B-17 Flying Fortress Big Stoop sepolto, durante le operazioni di campionamento del terreno a una profondità di circa 82 metri (268 piedi) sotto la calotta glaciale della Groenlandia, il 26 luglio 1989. Il tubo recuperato ha fornito una verifica fisica dell’identità del velivolo e ha confermato che la Greenland Expedition Society aveva localizzato correttamente il sito dello Squadrone Perduto. Questa prova ha permesso il rinnovo del permesso di recupero prima della sua scadenza. Da sinistra: Gil Lund, Don Brooks, Richard Taylor, Neil Estes (che tiene in mano il campione di carota recuperato con il tubo dell’olio visibile), Norman Vaughan, Pat Epps e Gordon Scott.
Fotografia © 1989–2026 Luciano Sapienza
Don Brooks (a sinistra) e Brandon Cotton issano la bandiera americana al campo base del Lost Squadron sulla calotta glaciale della Groenlandia, il 22 luglio 1989, poco dopo l’allestimento del sito della spedizione. Una squadra radar era stata dispiegata in anticipo per localizzare il B-17 Flying Fortress sepolto, il bersaglio radar più grande e distinguibile dagli altri velivoli del Lost Squadron, consentendo al DC-3 di trasportare personale e attrezzature in una posizione vicina al sito confermato. Gli obiettivi della missione includevano la verifica dell’esatta posizione del velivolo, il recupero di prove fisiche necessarie per mantenere valido il permesso di recupero detenuto dalla Greenland Expedition Society e la conduzione di test sul campo del primo prototipo del sistema di fusione termica Gopher. Il momento era informale, avvenuto durante la transizione dalle operazioni del campo base al lavoro sul campo vero e proprio.
Fotografia © 1989–2026 Luciano Sapienza
Vista verso sud-ovest del campo base del Lost Squadron, informalmente noto come “Gopherville”, sulla calotta glaciale della Groenlandia, in direzione dell’area di ricerca del Grumman Duck J2F-4, situata a circa 50 chilometri dal sito principale di recupero del B-17, 30 maggio 1990. Nell’immagine sono visibili il pozzo di Pizzagalli sulla destra, la pista di atterraggio sulla neve che si estende diagonalmente nella parte inferiore dell’immagine e il pozzo Gopher della Greenland Expedition Society (GES) posizionato adiacente alla pista. La vista illustra sia la disposizione del campo base operativo sia la separazione geografica tra gli aerei bersaglio all’interno dell’area di recupero del Lost Squadron.
Fotografia © 1990–2026 Luciano Sapienza
Per poter rinnovare il permesso di recupero prima della sua scadenza, i capi spedizione Richard Taylor, Pat Epps e Neil Estes hanno installato un dispositivo di carotaggio sul relitto del B-17 Flying Fortress Big Stoop. L’obiettivo era recuperare un frammento fisico del velivolo, fornendo la prova inconfutabile che la Greenland Expedition Society avesse correttamente localizzato il sito dello Squadrone Perduto. Il recupero di materiale aeronautico in profondità ha confermato la posizione del velivolo sotto il ghiaccio e ha permesso di proseguire con le operazioni di recupero.
Fotografia di Luciano Sapienza
Doug Epps, pilota e membro della spedizione della Greenland Expedition Society, è ritratto accanto al Douglas DC-3 equipaggiato con sci dopo un’ispezione degli accumuli di ghiaccio che avrebbero potuto danneggiare il velivolo sulla calotta glaciale groenlandese, il 5 giugno 1990, durante le operazioni della Lost Squadron. Le operazioni di volo furono temporaneamente sospese fino allo scioglimento delle formazioni di ghiaccio dalle superfici dell’aereo. Le temperature estremamente rigide avrebbero potuto impedire l’avviamento dei motori a causa dell’ispessimento dell’olio motore dovuto all’aumento della temperatura. L’aereo supportò il trasporto di personale e attrezzature tra i punti di raccolta e il campo base in condizioni climatiche rigide, tipiche delle operazioni di inizio stagione.
Fotografia © 1990–2026 Luciano Sapienza
Sezioni di un muro di contenimento vengono calate in posizione durante la costruzione del pozzo superiore sopra un aereo P-38 Lightning del Lost Squadron sepolto, il 12 giugno 1990, sulla calotta glaciale della Groenlandia. Angelo Pizzagalli, visibile con il berretto fluorescente, dirigeva le operazioni con i membri del suo team di 14 persone mentre la struttura di contenimento veniva assemblata per stabilizzare il pozzo superiore, mentre il sistema di scavo Pizzagalli, uno scaricatore di silos per cereali modificato, operava al di sotto per rimuovere neve e ghiaccio compattati. Questo sistema lavorava in parallelo con il sistema di fusione termica Gopher posizionato a circa 91 metri di distanza sopra il B-17 Flying Fortress Big Stoop, segnando un importante passo avanti nelle operazioni di scavo multipozzo prolungate.
Fotografia © 1990–2026 Luciano Sapienza
Uno dei due motori Allison V-1710 V-12 del P-38 Lightning Glacier Girl viene spostato in un’area di stoccaggio in superficie sulla calotta glaciale della Groenlandia, il 5 luglio 1992, dopo essere stato rimosso dal sito di scavo.
Bob Cardin stabilizza il motore su una pala caricatrice originariamente consegnata sul ghiaccio nel 1990 da un aereo da trasporto C-130, poi sepolta sotto due stagioni di neve. La pala caricatrice è stata successivamente localizzata utilizzando un radar a penetrazione del ghiaccio e recuperata da circa 9 metri di profondità nel sito del B-17 Big Stoop. John Fugerty (a sinistra) e Tony Pope osservano durante il posizionamento del motore recuperato per il trasporto.
Fotografia © 1992–2026 Luciano Sapienza
Sezione anteriore del Lockheed P-38F-1-LO Lightning “Glacier Girl” dopo il recupero sulla superficie della calotta glaciale groenlandese durante le operazioni dello Squadrone Perduto durante la Seconda Guerra Mondiale. La struttura dell’aereo si è conservata in modo eccezionale dopo decenni trascorsi nel ghiaccio, con l’apertura del cannone e le feritoie per le mitragliatrici chiaramente visibili sotto un leggero strato protettivo di WD-40 applicato alle superfici metalliche esposte.
Data: 12 luglio 1992.
Fotografia di Luciano Sapienza.
Sam Knaub, veterano dei Ranger dell’esercito americano, ispeziona munizioni calibro .50 recuperate dal carico bellico completo del Lockheed P-38F-1-LO Lightning “Glacier Girl” durante le operazioni di recupero dello Squadrone Perduto. L’aereo conservava il suo armamento originale, comprese le munizioni per mitragliatrice calibro .50 e i proiettili per cannone da 20 mm, preservati all’interno della calotta glaciale della Groenlandia. Le munizioni includevano proiettili perforanti, a palla e traccianti/incendiari, tipici dell’armamento dei caccia della Seconda Guerra Mondiale.
Data: 3 luglio 1992.
Fotografia di Luciano Sapienza.
Bob Cardin si ripara da una bufera di neve con venti a 80 km/h sulla calotta glaciale della Groenlandia, il 16 maggio 1992, durante le operazioni di recupero del Lockheed P-38 Lightning “Glacier Girl”. La violenta tempesta ha spazzato la calotta glaciale con neve e vento fortissimo, rispecchiando le condizioni estreme affrontate dalla spedizione sul campo.
Foto di Luciano A. Sapienza
I membri del team di recupero Lost Squadron si sono riuniti attorno all’unità di fusione termica nota come “Super Gopher”, utilizzata per creare pozzi di accesso verticali attraverso la calotta glaciale della Groenlandia. Le versioni sperimentali precedenti, utilizzate durante le campagne di esplorazione del 1989 e del 1990, erano chiamate “The Gopher”. Il sistema faceva circolare una soluzione antigelo riscaldata attraverso serpentine interne per sciogliere il ghiaccio a una velocità media di circa 30 centimetri all’ora. Questa fotografia è stata scattata con l’ausilio di diversi flash prima dell’impiego dell’unità. Le persone identificate (al centro in primo piano, con il berretto Berghaus), in senso orario: Jorn Skyrud, Robert “Wee Gee” Smith, Neil Estes, Roy Shoffner, Tom Estes, Don Brooks, Bob Cardin, Jim Haney, Buzz Kaplan, Tony Pope, John Fugerty, Norman Vaughan, Gordon Scott e Dave Kaufman.
Data: 23 maggio 1992.
Fotografia di Luciano Sapienza.

Autore

  • Enrico Peschiera

    Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati. Genovese e genoano.

Enrico Peschiera
Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati. Genovese e genoano.

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