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Windsled 2026, la furia degli elementi modifica i piani

Foto di Antonio Mangia

La spedizione di Ramon Larramendi e compagni, dopo aver assemblato la Windsled, incontra non poche difficoltà date dalle condizioni meteo. Un cambio di programma è inevitabile, ma la missione continua. Il diario di bordo di Antonio Mangia.

30 maggio

Dopo giorni e giorni di preparazione, vento e ore a spalare neve, la Windsled è finalmente (quasi) pronta. Ma il vento, Anori in groenlandese, non soffia nella direzione giusta. Questo non ci impedisce di fare una prova, anche se con la sola tenda locomotrice, per qualche centinaio di metri. Per farlo dobbiamo orientare la slitta a mano. Con la forza di tutti e sei, l’operazione è presto fatta.

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Foto di Antonio Mangia

Io, Clotaire e Bendt abbiamo posizionato il kite, e quando il resto del team ha dato l’ok, lo abbiamo lanciato. Il kite vola a 250 metri di distanza dalla slitta, il che ci obbliga a comunicare con segnali delle braccia. Una volta alzato il kite, la Windsled è partita. Io e Clotaire abbiamo fatto la solita corsa a perdifiato per saltare sulla slitta in movimento (anche se Ramon ha gestito tanto bene la slitta che si è praticamente fermato per farci salire comodamente) mentre Bendt si occupava delle riprese.

La prova generale è stata un successo! E abbiamo anche potuto testare il traino della slitta con la motoslitta per riportarla vicino all’accampamento. Oggi finiremo gli ultimi dettagli, e forse stanotte, se il vento è d’accordo, partiremo alle 3 di notte. Primo turno di 12 ore: Ramon, io e Patrick.

30 maggio – 3 giugno

La navigazione e questi ultimi giorni sono stati incredibilmente duri. Tre giorni e notti di lotta contro gli elementi: il vento non ci aiuta, ci spinge verso nord mentre noi vogliamo andare a est. Le giornate calde sciolgono la neve, rendendo la slitta, già pesantissima, ancora più pesante, e le notti di bufera che azzerano la visibilità stanno rendendo un progetto già ambizioso ancora più impegnativo.

Negli ultimi tre giorni abbiamo fatto esplodere tre kite e spezzato cavi in grado di reggere migliaia di chili: persino un moschettone di sicurezza da 2800 kg è stato strappato dalla pura potenza del vento!

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Foto di Antonio Mangia

Un kite si è staccato dalla slitta, ha volato per chilometri, e per ritrovarlo io e Ramon siamo usciti nella tormenta con la motoslitta. Con visibilità zero, ci siamo affidati solo al GPS e, miracolosamente, lo abbiamo trovato. È stato impressionante trovarsi nel bianco totale, ma di quel momento non esistono video: non era il momento per distrarsi. La slitta ha qualche problema che non riusciamo a capire, probabilmente legato a uno dei tanti miglioramenti e sperimentazioni

3 giugno

Il turno di notte con JJ, Bendt e Clotaire non è stato più facile del precedente con Ramon, Antonio e Patrick. Un altro kite è quasi andato, e la slitta era così pesante da manovrare che quasi nessuno riusciva a gestirla da solo, con un carico enorme per tutto il team. Il vento continua a lavorare contro di noi, spingendoci sempre più a nord, e la neve è eccezionalmente profonda e umida.

Dopo lunghe riflessioni e discussioni con il team, il capo spedizione Ramon Larramendi ha preso la decisione: la spedizione continuerà, ma senza raggiungere la costa est, un obiettivo che avevamo già conseguito nella spedizione del 2025.

Molti traguardi sono stati raggiunti finora: abbiamo dimostrato la fattibilità dell’utilizzo dell’Hydrocopter per trasportare centinaia di chilogrammi di materiale attraverso il ghiaccio marino instabile; abbiamo aperto un accesso terrestre indipendente e sicuro alla calotta glaciale; e abbiamo provato che è possibile trasportare una motoslitta sul Windsled.

Restano due obiettivi fondamentali: dimostrare che un auto-salvataggio è possibile usando le motoslitte, e trovare una via di discesa verso la costa a giugno, tracciando un percorso sicuro che eviti i laghi e i fiumi creati dalla stagione di scioglimento.

E così la difficile decisione è presa: torniamo al campo base, usando le motoslitte per riportare fuori tutto il materiale, per poi scendere verso la costa. È ancora una sfida enorme, e non vediamo l’ora di affrontarla.

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Foto di Antonio Mangia

Dal 3 al 5 giugno

Un’intera giornata è stata necessaria per smontare l’Inuit Windsled e prepararlo al trasporto via motoslitta. Io e Patrick, seduti in cima a due slitte trainate dalle motoslitte guidate da JJ e con l’assistenza di Bendt, siamo stati i primi a raggiungere il campo base, portando con noi circa una tonnellata di attrezzatura e cibo. La tappa ha richiesto sette ore estenuanti. È stata piuttosto estrema: la neve bagnata rendeva tutto umido… Il mio fondoschiena in particolare era completamente fradicio.

La seconda parte dell’operazione di trasporto del WindSled al campo base è stata ancora meno facile della prima: una delle due motoslitte ha cominciato ad avere problemi perché l’acqua aveva contaminato uno dei serbatoi del carburante, rendendo tutto più lento e difficile. Procedevano con le tende montate sulla slitta, quindi almeno non gelavano, ma dovevano fermarsi ogni dieci minuti per far raffreddare i motori. Quello cbhe a noi aveva richiesto sette ore, a loro ne ha richieste dodici.

390 chilometri, i primi 260 attraverso una bufera di neve, su neve profonda: questo è lo sfondo di questa tappa della spedizione. L’intera operazione avrebbe richiesto poco più di due giorni per essere completata.

Ed è un altro successo: abbiamo dimostrato di essere in grado di condurre un autorescue completo, senza alcun supporto esterno, in alcune delle peggiori condizioni meteorologiche possibili, nel giro di poche ore, grazie alle motoslitte trasportate sull’Inuit Windsled.

To be continued

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