GroenlandiaWindsled 24

Windsled 2026, prosegue l’avventura della slitta a vento

Foto di Antonio Mangia

Dopo l’attesa dei permessi, la squadra si è messa in motoslitta e ha raggiunto il punto in cui lo scorso anno ha lasciato i materiali per assemblare Windsled, la slitta trainata dal vento. Obiettivo: raggiungere la costa est della Groenlandia. Il diario di bordo di Antonio Mangia

22 maggio – Si parte!

Abbiamo ottenuto il permesso! Alle 14:45 del 21 maggio, ci arriva la notizia. E immediatamente cominciano i preparativi per impacchettare il nostro accampamento e raggiungere i 2000 metri d’altitudine. Oggi il sole non perdona, rendendo la neve una specie di granita, senza però brioche o caffè.

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Foto di Antonio Mangia

Verso le 20 raggiungiamo il primo deposito alla base del ghiacciaio, dopo aver caricato le slitte con centinaia di chili di materiali e aver attraversato veri e propri laghi formati dallo fusione della neve. E lì, dopo una cena con “pasta carbonara” liofilizzata (che non ha nulla a che vedere con la carbonara, neanche nei peggiori incubi lovercraftiani… ma presa come un cibo liofilizzato dal sapore indefinito non era neanche male) comincia il viaggio verso il deposito lasciato nel 2025 a 2000 metri d’altitudine.

Una lunga traversata

Dieci ore in moto da neve, con poche fermate per aggiustare il carico e mangiare quantità esagerate di cioccolata. Clotaire viaggia con la testa infilata in una scatola da cui controlla, tramite il georadar, se ci sono crepacci (la via che l’anno scorso, al ritorno in elicottero abbiamo visto dall’elicottero e pianificato é effettivamente perfetta e sicura: non siamo passati sopra un singolo crepaccio). Io e Ramón sulle slitte tra i bagagli, JJ e Bendt a guidare le moto da neve. Viaggio lungo e freddo, ma che regala panorami spettacolari. Arrivati alle otto, cena-colazione con brindisi a whisky, e a dormire!

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Foto di Antonio Mangia

Da domani ci aspetta lavoro intensissimo per preparare la Windsled in tempo per prendere la piccola finestra di vento favorevole che arriverà lunedì, e che ci permetterà di iniziare il viaggio verso est. Il nostro obiettivo è di arrivare alla costa Est e tornare al punto di partenza, mentre raccogliamo dati sulla risposta dei nostri corpi con Patrick, campioni di neve per l’istituto pirenaico di ecologia, e aprire definitivamente e una via d’uscita dalla calotta glaciale in questa area senza bisogno di elicotteri.

23 maggio – Effetto serra

Dopo sole poche ore di sonno, la tenda era diventata rovente all’interno, a causa dell’effetto serra, della mancanza di vento e di un sole implacabile. Ma dovevamo comunque alzarci e dissotterrare il deposito dell’anno precedente, e cercare di ritrovare un corretto ritmo giorno-notte. Quindi, sveglia all’una di pomeriggio, pranzo/colazione, e lavoro fino alle 19/20. Ore di scavo e un rapido controllo dei materiali lasciati lassù per un’estate e un inverno, ci hanno portato fino alla cena, intorno alle 21.

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Foto di Antonio Mangia

24 maggio – Primo giorno al Campo Windsled

Dopo una notte difficile per tutti – vento, altitudine e fatica accumulata – il gruppo si è diviso in due squadre. Ramon, io, Patrick e Clotaire abbiamo iniziato ad assemblare la tenda “locomotiva” del Windsled, mentre JJ e Bendt sono risaliti sulle motoslitte e sono tornati al campo base per recuperare le provviste che non erano entrate sulle slitte nel primo viaggio. Hanno anche riportato al campo base i rifiuti generati durante le spedizioni precedenti.

Per la squadra rimasta al campo, c’erano decine e decine di compiti da svolgere, controllare e ricontrollare. Il vento gelido di circa 15 nodi non rendeva un lavoro già difficile più facile. Ma almeno il sole splende. Dobbiamo cercare di sfruttare il vento favorevole previsto tra domenica e lunedì, quindi tutti stanno spingendo al massimo senza risparmiarsi. Ramon non fa sconti in situazioni come questa, e fa bene.

La missione di JJ e Bendt è stata massacrante: 300 km in motoslitta​​​​​​​​​​​​​​​​, più recuperare la dei materiali in un deposito lasciato in un nunatak (una montagna che spunta dal ghiaccio) nel 2024.

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Foto di Antonio Mangia

27 maggio – Nodi, nodi, nodi, e ancora nodi.

Quattro giorni di vento, nevicate e temperature diurne tra -10 e -20°C (di notte siamo scesi a -32 percepiti) hanno reso il montaggio delle quattro slitte una sfida, soprattutto per le dita: sono state loro le vere protagoniste nella costruzione della struttura dei quattro vagoni della WindSled (la locomotrice, il cargo, la tenda dove si dorme, e la slitta per la motoslitta). Anche quest’anno si sperimenteranno nuove soluzioni, e si raggiungerà un nuovo record di peso: oltre le 3 tonnellate. Fare centinaia di nodi, soprattutto durante la nevicata, è stato… impegnativo. Dovevo cambiare i guanti ogni due ore: stringendo i nodi, la neve penetra nel tessuto, li bagna, e una volta bagnati si congelano – letteralmente.

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Foto di Antonio Mangia

I primi giorni sono stati estremi: abbiamo lavorato continuamente con pause minime, dormendo poche ore a notte, cercando di finire l’essenziale in tempo per sfruttare il vento favorevole. Era un tentativo disperato, e infatti non ci siamo riusciti. Ma questo ci ha fatto avanzare a grande velocità nel montaggio. Oltre ai nodi, abbiamo cominciato a organizzare i materiali, montato e rinforzato i pannelli solari, allestito le tende, e curato infiniti dettagli fondamentali per il funzionamento del sistema. Il vento non sarà favorevole fino al 1° giugno, ma domani proveremo comunque a far muovere la slitta per qualche chilometro, per verificare che tutto funzioni correttamente.

To be continued

Antonio Mangia

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