Indipendente per vocazione, la Svezia punta sulle risorse interne per esorcizzare l’instabilità che viene da Est e da Ovest, rilanciando sull’energia nucleare come fonte di autonomia strategica.
Correnti perigliose
Negli ultimi anni il vento nell’emisfero boreale è cambiato. Il “clima mite” dei tempi dell’eccezionalismo artico ha lasciato il posto a correnti pericolose che soffiano da Est e Ovest, e viceversa. E in un contesto sempre più incerto e competitivo, la Svezia sceglie di dispiegare le vele e dirigere il timone verso l’unico destino che sa navigare, quello dell’autonomia.
È stato così con la neutralità durante la Seconda Guerra Mondiale e con il non allineamento nella Guerra Fredda. Dal 1995 nell’UE, cogliendone i benefici doganali, ma conservando una propria valuta e l’annessa politica monetaria.

Oggi però i venti sono pluridirezionali e le acque pronte ad agitarsi ad ogni tweet estemporaneo da oltre Atlantico o per la scelta europea di scontrarsi con la Russia. Il tutto in un lasso di tempo breve e connotato da evoluzioni pressanti, come mai dall’ultima Guerra.
Trump ha ribaltato il tavolo del commercio e delle relazioni internazionali, l’Europa ha subito, la Cina ha risposto per le rime con schermaglie commerciali che hanno lasciato il segno: la solidità delle catene di approvvigionamento della globalizzazione è a rischio, una vulnerabilità mai così evidente come in questi giorni. Gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz devono ancora abbattersi davvero sull’economia mondiale.
Ed eccoci alla recentissima decisione svedese: ripuntare sul nucleare e sull’uranio domestico. Occorre, a questo punto, inquadrare il tutto ripercorrendo la storia della relazione svedese con l’atomo.
Il Nucleo storico
Già nel 1947 la Svezia iniziò a promuovere la ricerca nucleare a scopo civile, fondando la AB Atomenergi e il centro studi di Studsvik per sviluppare, progettare, edificare e gestire impianti atomici. Così, tra il 1964 e il 1985 lo sforzo culminò con l’edificazione di 5 centrali, per un totale di 13 reattori.

L’incidente del Marzo 1979 di Three Mile Island, negli Stati Uniti, spaventò l’opinione pubblica mondiale, il ché portò Stoccolma a un referendum consultivo (1980) in cui prevalse l’opinione di dismettere l’apparato atomico gradualmente solo se sostituto con altre fonti e tenendo conto della necessità di elettricità per mantenere occupazione e benessere.
Da allora la dismissione degli stabilimenti ha proseguito lasciando attive tre centrali (Forsmark, Oskarshamn, Ringhals), 6 reattori complessivi, capaci di generare quasi il 30% del fabbisogno nazionale.
La svolta avviene il 25 Settembre 2015 con il varo dell’Agenda 2030 ONU per lo Sviluppo Sostenibile e l’introduzione, o meglio la risemantizzazione in chiave ecologica, del concetto di Sostenibilità declinato in governance economica, sociale e ambientale (gli ormai noti parametri ESG).

Nella ventunesima Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, la COP21 di Parigi nel Novembre-Dicembre dello stesso anno, si raggiunge un accordo quadro mirante ad attivare iniziative legislative locali vincolanti per contenere il riscaldamento globale, preferibilmente un grado e mezzo in meno rispetto ai livelli preindustriali.b
L’Unione Europea, capofila del progetto, plaude allo storico risultato di Parigi e accelera sin da subito per conferirne sostanza, culminando il preliminare sforzo programmatico con il Green Deal del 2019, una sequela di proposte per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
La conseguenza pratica fu la Tassonomia europea, un sistema di classificazione delle attività economiche in base alla loro sostenibilità ecologica. Con una modifica del 2022, nell’elenco vennero inserite “le attività sia gasiere che nucleari, che contribuiscano alla transizione verso la neutralità climatica”.
La coalizione di Tidö
Tidöpartierna è un’espressione politica svedese per indicare il patto tra Moderati (M), Cristiano-Democratici (KD), e Liberali (L), con l’appoggio esterno dei Democratici Svedesi (SD); ciò costituisce la base parlamentare dell’attuale governo Kristersson, in piedi dal 2022, di indubbia collocazione nelle famiglie politiche di Centro-Destra.
Fulcro dell’Alleanza è il cosiddetto Accordo di Tidö, dal nome dell’omonimo castello del XVII secolo, sede delle negoziazioni partitiche, focalizzatesi sulla legislazione penale, l’immigrazione e l’energia.

L’intesa presenta sette progetti di cooperazione coordinati da un gabinetto interno composto dai leader dei quattro partiti. (assistenza sanitaria, crimine, migrazione e integrazione, scuola, politica economica, media & cultura e infine, clima ed energia). L’impostazione energetica è il punto di nostro interesse; di seguito si riportano gli obbiettivi programmatici in tal senso:
- Migliorare le condizioni per le fonti programmabili e prive di combustibili fossili (valutazione del possibile riavvio dei reattori Ringhals 1 e 2 e di altri impianti; pianificazione di potenza nucleare aggiuntiva da parte di Vattenfall, attore energetico statale principe; rafforzamento del ruolo dell’operatore di sistema Svenska Kraftnät – rete di trasmissione – e dell’attività di programmazione dell’Agenzia dell’Energia Svedese; progettazione su un’occorrenza prevista di almeno 300 TWh entro il 2045);
- Rendere più efficienti strumenti e incentivi (garanzie statali di credito; riforma della governance energetica; nuova legge quadro per il nucleare);
- Semplificare la normativa autorizzativa e ambientale (innovazione dell’iter burocratico; riduzione numero di autorità coinvolte; corsie preferenziali per ulteriori centrali; maggiore prevedibilità per le imprese);
- Investire in nuove tecnologie (sviluppo di SMR, i reattori modulari piccoli);
- Migliori clausole per la cogenerazione idroelettrica (pausa nei controlli verdi), eolica (eliminazione dei sussidi occulti alla connessione offshore), e solare (revisione obbligo di permesso edilizio).
Un accordo rinnovabile?
La collaborazione segna una svolta storica per i Democratici Svedesi, divenuti centrali nell’agone elettorale svedese, ormai secondo partito col 20%, dietro a Socialdemocratici.
Compagine anti-migratoria, “assimilazionista”, ed euroscettica, ha spostato molto a Destra l’orientamento della Maggioranza. Ma le esigenze energetiche svedesi hanno dei caratteri strutturali che conferirebbero continuità rispetto alle attuali scelte anche in futuri esecutivi di differente colore.
La situazione attuale evidenzia che la domanda nazionale di elettricità è doppia rispetto a quella generata e che la rete elettrica nazionale è datata: ampie parti si stanno avvicinando alla fine del loro ciclo di vita tecnico e devono essere sostituite. Inoltre, il sistema di trasmissione non copre in modo uniforme il territorio, con conseguenti sperequazioni di prezzo.

Inoltre, anche l’orientamento degli obbiettivi climatici si sta dirigendo verso esiti bipartisan, sempre più condivisi anche a livello europeo: l’apertura verso il nucleare è giustificata dal fatto che un Green Deal basato esclusivamente sulle rinnovabili non è attualmente pratico a causa dell’intermittenza e della scarsa capacità di accumulazione di tali tecnologie. Lo sviluppo sostenibile ha bisogno di scelte energetiche a loro volta sostenibili, per via delle ricadute economiche e sociali: si passa, così, da un obbiettivo di 100% di energia rinnovabile al 100% di energia libera da fonti fossili
Poiché lo sviluppo richiede energia a basso costo, il nucleare risulta ideale: non emette gas serra (come le rinnovabili), è stabile, affidabile e slegato dalla meteorologia (come le fossili) ed è una tecnologia che giova di ottant’anni di esistenza ed esperienza.
Inoltre, la sicurezza energetica è favorita dal fatto che la Svezia ha giacimenti di uranio e che, storicamente, ai discendenti degli Svear non piacciono le dipendenze esterne, tanto da diminuire con costanza dal 1970 la quota di fonti fossili esterne, come riporta l’Agenzia Svedese dell’Energia.
Conclusioni
Il rilancio del nucleare in Svezia si pone come soluzione per assicurare un flusso costante di elettricità a prezzi concorrenziali e per affiancare l’apporto di tecnologie più acerbe, mitigando l’inaffidabilità delle rinnovabili. Questa strategia mira a porre le basi per una supply chain energetica “Made in Sweden” e a garantire una transizione energetico-climatica meno impattante sul tessuto economico-industriale
Insomma, si sceglie di puntare su una fonte che non è semplicemente di transizione, perché il mix ideale contemplerebbe una certa ridondanza delle sorgenti, cioè la capacità di sopperire alle carenze di una con l’apporto di altre.
Dunque, la visione energetica del Governo è da considerarsi come inserita in un solco ben definito e di lungo periodo, mentre il discrimine tra le forze parlamentari sarà sul trade-off considerato accettabile tra ecologismo ed industria, dato che l’estrazione mineraria e la manifattura industriale significano ineluttabilmente inquinamento e alterazione degli ecosistemi (fauna, flora e morfologia).
Posta la cornice europea e politico-nazionale della questione, in due futuri articoli andremo a sviscerarla seguendo il canovaccio dell’analisi PESTEL (o PESTLE), utilizzata nelle determinazioni di investimento, soprattutto quelle all’estero, al fine di individuare i fattori esterni (Politic, Economic, Social, Technological, Legal e Environmental) che influenzano le prestazioni e il processo decisionale di un’organizzazione.
Dato che il fattore Politic è appena stato affrontato, nel prossimo contributo sarà la volta di Legal e Environmental, cioè le variazioni nella legislazione e nella governance autorizzativa ed ambientale nel settore.
Marco Leone