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Alëša, sentinella della città eroina

Foto di Tommaso Bontempi

Sul colle di Zelënyj Mys, Alëša guarda a ovest da cinquant’anni: la storia militare di Murmansk, raccontata attraverso il monumento che la sovrasta. Seconda puntata del reportage del nostro inviato Tommaso Bontempi.

Il Difensore dell’Artico sovietico

Sul colle di Zelënyj Mys si erge una figura che si vede da quasi tutta la città di Murmansk. È Alëša (pronunciato “Alyosha”, NdA): 35,5 metri di calcestruzzo armato su un piedistallo di sette, cappotto militare, fucile a tracolla, lo sguardo puntato a ovest. Non verso la baia, non verso il porto, ma verso la Valle della Gloria, il luogo dove, nell’estate del 1941, i soldati sovietici bloccarono l’avanzata tedesca sulle rive del fiume Zapadnaja Lica. Inaugurata nel 1974 per il trentesimo anniversario della sconfitta delle forze naziste nell’Artico, la statua è tra le più alte di tutta la Russia.

Le due guerre mondiali

Murmansk nasce dalla guerra. Nel 1915, con i porti del Baltico e del Mar Nero bloccati dalle Potenze centrali, la Russia zarista aveva bisogno di un accesso al mare aperto per ricevere i rifornimenti degli alleati dell’Intesa. La soluzione fu quella di costruire una ferrovia fino alla costa della Penisola di Kola e di fondare un porto sul fiordo che non ghiacciava mai. Nacque così Romanov-na-Murmane, inaugurata nell’ottobre del 1916. Pochi mesi dopo, la rivoluzione del febbraio 1917 la ribattezzò semplicemente Murmansk.

Alëša
La baia di Kola vista dal colle di Zelënyj Mys. È attraverso questo fiordo che, tra il 1941 e il 1945, arrivavano i convogli artici alleati carichi di materiale bellico destinato al fronte sovietico. Foto dell’autore

La storia militare della città cominciò quasi subito. Tra il 1918 e il 1920, nel pieno della Guerra civile russa, Murmansk fu occupata da un corpo di spedizione composto da soldati britannici, francesi e statunitensi, inviato ufficialmente per evitare che i rifornimenti dell’Intesa cadessero in mani tedesche ma di fatto schierato con l’Armata bianca contro i bolscevichi. Le truppe si ritirarono nel 1919 e nel 1920 il potere sovietico fu ristabilito.

Il 22 giugno 1941, il giorno dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica che diede inizio alla Grande guerra patriottica – come è ancora oggi conosciuta in Russia la Seconda guerra mondiale – Murmansk divenne immediatamente un obiettivo strategico di primaria importanza. Hitler voleva il porto: tagliare Murmansk significava chiudere la principale via di rifornimento attraverso cui gli Alleati avrebbero potuto sostenere lo sforzo bellico sovietico.

Volpe d’argento

L’operazione Volpe d’argento (Unternehmen Silberfuchs) fu lanciata il 29 giugno 1941 con l’obiettivo di conquistare la città in poche settimane. Le forze tedesche avanzarono dalla Norvegia occupata verso la Penisola di Kola, ma si scontrarono con una resistenza che non si aspettavano. Sul fiume Zapadnaja Lica, a circa sessanta chilometri da Murmansk, l’Armata Rossa tenne il fronte. I tedeschi non passarono mai. Fu l’unico settore dell’intero fronte orientale in cui le linee sovietiche non cedettero nel corso di quattro anni di guerra.

Alëša
La città fu ricostruita quasi dal nulla dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale: alla fine del conflitto restavano in piedi poco più di una quindicina di edifici. Foto dell’autore

Nel frattempo, la Luftwaffe bombardò Murmansk 792 volte: alla fine del conflitto, della città restavano in piedi poco più di una quindicina di edifici. Eppure, il porto non smise mai di funzionare. Attraverso la baia di Kola arrivavano i “convogli artici”, composti da navi britanniche e statunitensi cariche di carri armati, aerei, carburante e viveri che percorrevano rotte estremamente rischiose sotto gli attacchi costanti di U-Boot e aerei tedeschi. Si stima che tra il 1941 e il 1945 siano transitati per Murmansk (e Arcangelo, sul Mar Bianco) circa quattro milioni di tonnellate di materiale bellico.

Nel maggio 1985, quarant’anni dopo la fine della guerra, Murmansk ricevette il titolo di Città eroina, gorod-geroj in russo. In tutto ne furono insignite solo dodici, tra cui Leningrado, Stalingrado e Mosca. Le prime assegnazioni risalgono al 1945; Murmansk dovette aspettare quattro decenni, in una logica di anniversari scandita dal potere sovietico.

La Guerra Fredda e la storia recente

Finita la guerra, Murmansk fu ricostruita quasi dal nulla e, nel giro di pochi anni, divenne uno dei centri nevralgici della strategia militare sovietica. La Guerra Fredda trasformò la Penisola di Kola in una delle aree più militarizzate del pianeta: sommergibili a propulsione nucleare, basi aeree e installazioni radar disseminate lungo la costa. A venti chilometri da Murmansk fu fondata Severomorsk, città chiusa e sede della Flotta del Nord, la componente navale più potente dell’Unione Sovietica, affacciata sull’Oceano Atlantico e sul fianco settentrionale della NATO. È in questo contesto che nel 1974, sul colle di Zelënyj Mys, fu inaugurato Alëša.

Alëša
Il memoriale ai marinai caduti in tempo di pace. Il complesso monumentale è costruito attorno a un faro in mattoni rossi. Foto dell’autore

Non lontano da Alëša si trova un secondo memoriale che pochi visitatori stranieri notano: il monumento ai marinai caduti in tempo di pace. È dedicato a chi ha perso la vita non in guerra, ma nelle missioni ordinarie – o straordinarie – della Marina militare sovietica e russa. Il nome più pesante che porta è quello del Kursk: il sottomarino nucleare affondato nel Mare di Barents il 12 agosto 2000 con 118 uomini a bordo durante un’esercitazione navale. Il disastro, il ritardo nei soccorsi e il rifiuto iniziale di accettare aiuti stranieri segnarono una delle pagine più dolorose della Russia post-sovietica. Murmansk era la città di molti di quegli uomini. Il lutto fu collettivo e non si è mai del tutto chiuso.

Alëša
La torretta del sottomarino nucleare Kursk, recuperata dal fondo del Mare di Barents e collocata come monumento funebre. L’iscrizione recita: “Ai marinai sommergibilisti caduti in tempo di pace”. Foto dell’autore

C’è una continuità in questa città che va dalla Prima guerra mondiale al disastro del Kursk. Alëša ne è il simbolo più visibile, ma non l’unico. Murmansk ricorda tutto.

Alëša non celebra solo la vittoria: celebra la resistenza di una città portata allo stremo, ridotta in macerie che, però, non si è mai arresa. Il soldato di cemento sul colle è stanco, ma è in piedi. E lo sarà per sempre.

Alëša
Un bambino scende in bici dal colle di Zelënyj Mys, alle spalle di Alëša. La vita quotidiana e la memoria della guerra convivono a Murmansk con una naturalezza che sorprende il visitatore straniero. Foto dell’autore

Tommaso Bontempi

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Sara Verterano
the authorSara Verterano

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