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Groenlandia, due Americhe a confronto

Foto © Osservatorio Artico

All’Arctic Circle Polar Dialogue di Roma sono emerse due Americhe inconciliabili: una che guarda alla Groenlandia come asset strategico da acquisire, e un’altra che richiama ai principi di sovranità e cooperazione internazionale. Nel mezzo, un’isola sempre meno periferica e sempre più centrale, dove ambizioni geopolitiche, risorse naturali e interessi economici si intrecciano ridefinendo gli equilibri dell’Artico.

Due Americhe a confronto

Lo scorso 3 e 4 marzo 2026, Roma ha ospitato l’Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue, un evento che ha riunito figure politiche, diplomatiche, accademiche e della società civile chiamate a confrontarsi sul presente e sul futuro dell’Artico. Un appuntamento inedito per la capitale italiana, che si è trasformato per due giorni in un osservatorio privilegiato su una delle fratture geopolitiche più spinose del momento: le ambizioni di Washington sulla Groenlandia.

La plenaria “The New American Arctic” del 4 marzo moderata dall’ex Prima Ministra islandese e Presidente del Polar Dialogue Katrín Jakobsdóttir, ha messo sul palco due figure agli antipodi della politica artica americana: Thomas E. Dans, Presidente della U.S. Arctic Research Commission, e l’Ambasciatore David Balton, Senior Fellow dell’Arctic Initiative alla Harvard Kennedy School.

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Foto © Osservatorio Artico

Chi è Thomas Dans

Nominato Commissario nel 2021 durante il primo mandato del Presidente Trump, a dicembre 2025 Thomas E. Dans ha assunto la carica di Presidente della Commissione per la Ricerca Artica degli Stati Uniti d’America, sempre dietro “trumpiana nomina”. Non senza polemiche: per la prima volta il ruolo, tradizionalmente affidato a scienziati o diplomatici di carriera, è stato assegnato a un finanziere e attivista politico.

Dans è un venture capitalist e fondatore di American Daybreak, organizzazione non profit che si propone di rafforzare i legami tra Stati Uniti e Groenlandia. Suo nonno e omonimo, Emanuel Dans, era un marinaio mercantile statunitense che partecipò alla “Murmansk Run” per portare aiuto ai sovietici durante la Seconda Guerra Mondiale, prestò servizio nella difesa della Groenlandia da parte degli Stati Uniti e, dopo la guerra, contribuì alla fondazione della base aerea di Thule.

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Thomas Dans. Foto © Osservatorio Artico

Un lapsus che dice molto

Durante la plenaria, Jakobsdóttir gli ha posto la domanda che molti nel pubblico attendevano: “Il governo della Groenlandia ha ribadito più volte l’apertura al commercio e alla collaborazione in materia di attività estrattive e non solo. Perché gli Stati Uniti insistono nel volerla?“.

La risposta di Dans ha svelato, involontariamente, più di quanto intendesse. Nel motivare l’interesse statunitense per ragioni di sicurezza nazionale, ha citato la necessità di un rapporto più stretto con… La Russia, correggendosi immediatamente: “…with Russia… I mean with Greenland”. Un lapsus
singolare, che non è sfuggito alla platea.

La moderatrice ha quindi incalzato: “Il Presidente Trump è stato chiaro riguardo il suo interesse nel possedere la Groenlandia, il che è ben diverso dal voler lavorare con essa”. Dans è rimasto fedele alla linea ufficiale, insistendo sul valore strategico dell’isola come estensione del Nord America e sottolineandone le riserve di minerali critici – terre rare, zinco, uranio – essenziali per l’industria tecnologica e la transizione energetica globale.

Da tempi non sospetti

Non era la prima volta che Dans si spingeva oltre la retorica della cooperazione. Quando l’emittente statale danese DR News a marzo 2025 chiese a Dans quanto tempo ci sarebbe voluto prima che Trump raggiungesse un accordo con la Groenlandia, lui rispose “Penso che accadrà molto presto“. A quel tempo nel ruolo di uomo d’affari e direttore di American Daybreak, Dans si trovava a Nuuk in visita a Jørgen Boassen, un muratore groenlandese sostenitore del Presidente Trump che ha ripetutamente insultato pubblicamente i politici groenlandesi.

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Donald Trump Jr. e Charlie Kirk in Groenlandia nel gennaio 2025. Nell’occasione incontrarono anche Jørgen Boassen

Già allora gli era stata posta la questione: se il Presidente Trump vuole acquisire la Groenlandia e il popolo groenlandese vuole l’indipendenza, questo significa che vogliano la stessa cosa? Lui rispose che “l’indipendenza è una questione pratica“, perché un’isola tre volte più grande del Texas non può essere difesa dai suoi soli, 56.000 cittadini “per quanto coraggiosi”.

La voce della diplomazia di lungo corso

A Dans si è contrapposto David Balton, figura di tutt’altro profilo. Per oltre trent’anni Balton ha plasmato la politica statunitense in materia di oceani e regioni polari presso il Dipartimento di Stato, ricoprendo il ruolo di Vice Assistente Segretario per gli Oceani e la Pesca, presiedendo le negoziazioni del Consiglio Artico durante la presidenza americana (2015-2017) e guidando i colloqui che portarono all’accordo sulla pesca nell’Oceano Artico Centrale del 2018. Già Direttore esecutivo dell’Arctic Executive Steering Committee sotto la presidenza Biden, è oggi Senior Fellow presso l’Arctic Initiative del Belfer Center alla Harvard Kennedy School.

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Thomas Dans (sx) e David Balton (dx).

Il suo intervento si è decisamente contrapposto alla linea ufficiale dell’amministrazione: “Queste specie di transazioni immobiliari non appartengono alla sensibilità moderna, che ha abbracciato princìpi come il rispetto della sovranità nazionale, dell’integrità territoriale, l’inviolabilità dei confini e l’autodeterminazione dei popoli. Princìpi non sempre rispettati, ma quando ciò accade, le persone protestano.”

“Il popolo della Groenlandia è stato chiaro riguardo al fatto di non voler diventare parte degli Stati Uniti, e per me la questione finisce qui: non mi bevo la motivazione sulla sicurezza.” Una presa di posizione netta, che ha guadagnato un’attenzione diversa quando Jakobsdóttir ha ricordato che tra il pubblico era presente l’allora Ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt, che solo il giorno prima aveva ribadito dal palco l’indisponibilità a cedere sovranità su Kalaallit Nunaat. Il pubblico l’ha applaudita, lasciando Dans in imbarazzo.

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Vivian Motzfeldt mentre assiste al dibattito dalla platea della sala congressi del CNR. Foto di Giulia Secci

Le dimissioni di Motzfeldt

Nella plenaria del 3 marzo era stata proprio Motzfeldt a dettare il tono con una chiarezza che non ammetteva ambiguità: “La Groenlandia non è in vendita, ma siamo aperti a cooperare e commerciare con chiunque rispetti le nostre regole, le nostre leggi e condivida i nostri stessi valori.” Parole già pronunciate in precedenti circostanze, ripetute come un mantra diplomatico nel clima reso rovente dalle dichiarazioni dell’Amministrazione Trump. All’inizio del 2026 Motzfeldt aveva gestito in prima persona le pressioni provenienti da Washington, incontrando insieme al Ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen il vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio alla Casa Bianca.

Solo una decina di giorni dopo il Forum romano, però, la sua posizione istituzionale è mutata radicalmente. Il partito socialdemocratico Siumut (“Avanti”), di cui Motzfeldt era stata leader nel 2025, ha abbandonato la coalizione di governo nel Naalakkersuisut – l’esecutivo autonomo di Nuuk – in disaccordo sulla campagna elettorale in vista delle elezioni che si sarebbero tenute in Danimarca il 25 marzo 2026. Motzfeldt ha lasciato il partito e la carica governativa, dichiarando di non condividerela scelta del partito di autoescludersi dall’esercizio di influenza politica.

La Groenlandia non è in vendita, ma la sua acqua sì

Dietro il dibattito sulla sovranità politica si muove però una rete di interessi economici che vale la pena esaminare con attenzione, anche perché riguarda da vicino alcune delle figure che il Forum di Roma ha messo in scena. L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton ha indicato nel miliardario Ronald Lauder, erede della fondatrice dell’impero cosmetico Estée Lauder e stretto amico di Trump, il principale ispiratore dell’idea di acquistare la Groenlandia. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano danese Politiken, Lauder ha nel frattempo acquisito quote in diverse aziende groenlandesi attraverso Greenland Development Partners, un consorzio di investitori registrato nel Delaware.

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Vivian Motzfeldt interviene al Polar Dialogue di Roma. Foto © Osservatorio Artico

Tra i suoi interlocutori locali figura Jørgen Wæver Johansen, ex ministro e presidente del partito Siumut a Nuuk, che insieme all’imprenditore Svend Hardenberg ha fondato la Greenland Invest e la Greenland Water Bank. Quest’ultima imbottiglia l’acqua della sorgente di Lyngmark a Qeqertarsuaq, sull’isola di Disko, vendendola localmente con il marchio Imivik. Hardenberg e Wæver Johansen hanno ceduto parte delle loro quote proprio a Lauder e al suo consorzio.

Il nodo del conflitto d’interessi sta nel fatto che Jørgen Wæver Johansen è il marito di Vivian Motzfeldt. Il Registro Centrale delle Imprese Danesi conferma che Motzfeldt ha fatto parte del consiglio di amministrazione della Greenland Water Bank fino al 2018. Da ottobre 2025 il Greenland Investment Group ha una nuova amministratrice delegata, Josette Sheeran, Sottosegretaria di Stato degli Stati Uniti per la Segretaria di Stato Condoleezza Rice, ed ex Direttrice Esecutiva del World Food Programme. Da luglio 2025 Sheeran presiede anche la Greenland Water Bank.

Una matassa di interessi

Che interessi commerciali e potere politico siano così strettamente intrecciati in una piccola società come quella groenlandese è difficilmente evitabile. Ma in questo caso la posta in gioco eccede di gran lunga i confini locali e assume il carattere di un investimento strategico. L’acqua dolce è una risorsa vitale ed esauribile: solo il 3% delle acque terrestri è dolce, e circa l’8% di questa esigua percentuale è contenuta nella calotta glaciale della Groenlandia, la seconda al mondo per estensione dopo quella antartica.

In una fase così delicata dei rapporti fra Groenlandia, Stati Uniti e Danimarca la distinzione tra opportunità economica e ingerenza esterna è fondamentale, soprattutto su una risorsa primaria come l’acqua dolce. Ma il Forum di Roma, con le sue tensioni esplicite e i suoi non detti, ha mostrato quanto quella distinzione sia già oggi difficile da tracciare. La Groenlandia sarà centrale in questa fitta rete di interessi: al suo governo e al suo popolo il compito di districarne la matassa.

Giulia Secci

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Autore

  • Giulia Secci ha completato il Master in Sviluppo Sostenibile, Geopolitica delle Risorse e Studi Artici della SIOI. È intervenuta come relatrice nel Diploma di Studi Polari dell'Università Complutense di Madrid. Nella sua sua tesi magistrale ha analizzato la politica artica della Repubblica Popolare Cinese.

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the authorGiulia Secci
Giulia Secci ha completato il Master in Sviluppo Sostenibile, Geopolitica delle Risorse e Studi Artici della SIOI. È intervenuta come relatrice nel Diploma di Studi Polari dell'Università Complutense di Madrid. Nella sua sua tesi magistrale ha analizzato la politica artica della Repubblica Popolare Cinese.

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