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Nuove rompighiaccio made in Finland per gli Stati Uniti

Washington rilancia la propria presenza artica affidandosi al know-how finlandese e canadese per colmare un ritardo strutturale sulle rompighiaccio.

Il patto di ghiaccio

Per anni, gli Stati Uniti hanno osservato le trasformazioni dell’Artico con una flotta rompighiaccio largamente insufficiente rispetto alle proprie ambizioni strategiche. Ma un cambio di passo, in questo senso, era stato avviato già sotto l’amministrazione Biden con il famoso ICE Pact con Canada e Finlandia, per sopperire alle mancanze della propria industria navale.

rompighiaccio ice pact
L’ex presidente Joe Biden posa per una foto con il presidente finlandese Alexander Stubb, a sinistra, e il primo ministro canadese Justin Trudeau dopo una riunione del Consiglio Nord Atlantico, il 10 luglio 2024.

E adesso arrivano i primi segnali concreti di una cooperazione industriale che promette di ribaltare le sorti degli Stati Uniti in fatto di navigazione fra i ghiacci: la U.S. Coast Guard ha annunciato il completamento dell’assegnazione dei contratti per 11 Arctic Security Cutters (ASC), dando piena attuazione alla direttiva presidenziale di espansione accelerata delle capacità polari americane.

Una flotta in affanno

Lo squilibrio statunitense nel settore dei rompighiaccio è ben noto, come abbiamo già avuto modo di raccontare. Attualmente la Guardia Costiera dispone di una sola unità pesante operativa, la USCGC Polar Star, entrata in servizio nel 1976 e più volte sottoposta a estensioni di vita operativa. Accanto ad essa opera la USCGC Healy, rompighiaccio medio con forte vocazione scientifica, che negli ultimi anni ha subito anche gravi incidenti tecnici, e lo Storis (ex Aiviq), un rompighiaccio commerciale progettato originariamente per operazioni offshore nell’Artico e acquistato come soluzione tampone.

Il divario rispetto alla Russia – che schiera oltre quaranta rompighiaccio, incluse otto navi operative a propulsione nucleare – resta ampio. Anche la Cina, pur non essendo una nazione artica, ha già messo in mare due navi rompighiaccio per esplorazioni scientifiche e pianifica unità più avanzate.

In questo contesto si inseriscono due programmi distinti ma complementari: i Polar Security Cutter (PSC), rompighiaccio pesanti destinati a operare tutto l’anno nei ghiacci più estremi, e gli Arctic Security Cutter (ASC), unità di classe media pensate per garantire presenza stagionale, pattugliamento e controllo delle rotte durante i mesi navigabili.

Gli undici Arctic Security Cutters

L’annuncio della U.S. Coast Guard segna un punto di svolta, almeno per la costruzione delle navi di classe media. Con l’assegnazione dell’ultimo contratto – per la costruzione di fino a cinque nuove unità – si completa il pacchetto iniziale di 11 Arctic Security Cutters voluto dall’amministrazione. Il programma entra ora formalmente nella fase esecutiva.

Gli ASC costituiranno la spina dorsale della presenza americana nell’Artico nei prossimi anni. Non sono rompighiaccio pesanti in grado di operare stabilmente nei ghiacci pluriennali più spessi, ma piattaforme più agili e più rapide da costruire, con capacità sufficienti a garantire controllo delle frontiere marittime dell’Alaska, sicurezza delle rotte commerciali, protezione delle risorse energetiche e minerarie e risposta a eventuali crisi regionali.

L’imprescindibile know-how finlandese

Il primo passo concreto è arrivato a fine dicembre, quando la Guardia Costiera ha annunciato l’assegnazione di due contratti per la costruzione di fino a sei Arctic Security Cutters.

I contratti sono stati attribuiti a Rauma Marine Constructions (RMC), in Finlandia, e a Bollinger Shipyards, in Louisiana. L’accordo con RMC prevede fino a due unità costruite in Finlandia, con consegna della prima nel 2028. Quello con Bollinger include fino a quattro unità da costruire negli Stati Uniti, con prima consegna prevista nel 2029.

Il piano è stato presentato come una soluzione ibrida: sfruttare immediatamente il know-how finlandese nella costruzione di rompighiaccio, coordinando nel lungo periodo un trasferimento di competenze e capacità produttive sul territorio americano. Una strategia che risponde tanto all’urgenza operativa quanto alle sensibilità politiche legate all’industri nazionale.

Davie, il colosso canadese

L’ultimo contratto annunciato l’11 febbraio – per la costruzione di fino a cinque ulteriori unità – consolida l’architettura industriale già delineata. Tra gli attori coinvolti figura Davie Defense, Inc., braccio statunitense del gruppo canadese Davie, che costruirà due unità presso l’Helsinki Shipyard e tre negli Stati Uniti.

Davie Defense rompighiaccio

La presenza del cantiere di Helsinki non è un dettaglio marginale. Il sito finlandese, oggi controllato dal gruppo canadese Davie, rappresenta uno dei poli mondiali per la progettazione e costruzione di rompighiaccio. La sua integrazione nei programmi americani riflette una dimensione transatlantica sempre più marcata nella filiera occidentale dei rompighiaccio.

Sovranità, industria e competizione

La combinazione tra Finlandia, Canada e Stati Uniti evidenzia un dato politico rilevante: Washington riconosce implicitamente di aver perso terreno nel settore rompighiaccio e sceglie un approccio pragmatico. Invece di attendere esclusivamente la maturazione della capacità industriale domestica, accelera attraverso partnership mirate con alleati che vantano decenni di esperienza operativa.

La Finlandia, storicamente leader mondiale nella progettazione di rompighiaccio, diventa così un nodo centrale nella ricostruzione della capacità americana di operare in Artico. Il Canada, attraverso Davie, rafforza la propria integrazione nella filiera nordamericana ed euro-atlantica.

Davie Defense American rompighiaccio
Rendering del nuovo sito in Texas di Davie Defense, controllata americana del Gruppo Davie (Canada)

Questo pragmatismo, che si traduce in una politica industriale tutt’altro che “autarchica” almeno su questo specifico settore, cozza apertamente con la postura del Presidente Trump che lo scorso mese pareva aver letteralmente sconvolto gli equilibri politici transatlantici.

Da un lato quindi, Trump fa sentire la voce grossa con gli alleati arrivando apertamente a minacciare l’annessione della Groenlandia, parte dell’alleato Regno di Danimarca. Dall’altro, l’effettiva politica industriale dell’Amministrazione americana fa capire quanto gli Stati Uniti abbiano bisogno dei propri alleati, Finlandia e Canada su tutti, per dominare lo scenario artico.

Enrico Peschiera

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Enrico Peschiera
Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati. Genovese e genoano.

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