L’Europa chiude i rubinetti, Mosca apre nuove rotte: il GNL artico diventa snodo strategico tra sanzioni, Asia e sicurezza marittima nel Grande Nord.
Chi riscalda l’Europa
Lo scorso 26 gennaio, con il voto contrario di Ungheria e Slovacchia e l’astensione della Bulgaria, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato formalmente un regolamento che prevede il graduale abbandono delle importazioni russe di gas da gasdotto e di gas naturale liquefatto (GNL) nell’UE. Come si legge sul portale ufficiale del Consiglio europeo – “negli ultimi anni, a seguito dell’invasione ingiustificata e non provocata dell’Ucraina e dell’uso dell’energia come arma da parte della Russia, l’Unione europea ha ridotto considerevolmente la sua dipendenza dai combustibili fossili russi”.

Infatti, le importazioni dalla Russia sono scese da oltre 150 miliardi di metri cubi nel 2021 a meno di 52 miliardi di m³ nel 2024. Oltre che una contrazione generale del consumo di gas nell’UE, a favorire un simile allontanamento dal mercato energetico russo è stato l’aumento delle importazioni da altri partner commerciali. Nel 2024, in particolare, la Norvegia ha fornito il 33,4% di tutte le importazioni di gas all’Unione europea, configurandosi come suo principale fornitore. Nello stesso anno, invece, con quasi il 45% delle importazioni totali di GNL gli Stati Uniti sono stati il principale fornitore di gas naturale liquefatto dell’UE.
Dunque a partire dal 2022, anno segnato dall’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, la strategia di diversificazione delle importazioni energetiche, finalizzata a emancipare l’UE dai mercati russi in condizioni di sicurezza, sostenibilità e accessibilità economica, ha compiuto progressi significativi. Proprio in questa traiettoria si inserisce l’approvazione definitiva del regolamento del 26 gennaio, che dispone il divieto di importazione di GNL russo a partire dall’inizio del 2027, affiancato dal divieto di importare gas via gasdotto dal 30 settembre del medesimo anno.
La Russia rilancia nell’Artico
Eppure questo scenario di stop e divieti non sembra aver rallentato la strategia energetica russa, che proprio di recente ha anzi subito una notevole accelerata grazie alla consegna e all’entrata in servizio della Aleksej Kosygin, prima metaniera rompighiaccio di costruzione interamente russa.
La nuova metaniera, con una capacità di circa 172.000 metri cubi di GNL e certificazione ice class Arc7, ha attraversato la Northern Sea Route in un viaggio pensato anche come prova decisiva di operatività in condizioni di ghiaccio. Una circostanza che, in un contesto segnato da sanzioni e crescente isolamento, acquisisce un forte valore simbolico. Dimostrare di poter garantire trasporti regolari lungo la rotta artica diventa infatti un tassello strategico dell’obiettivo di Mosca: irrobustire il proprio ruolo di grande fornitore energetico verso l’Asia, puntando soprattutto su quei Paesi disposti ad acquistare GNL russo nonostante il quadro restrittivo dovuto alle sanzioni.
Ma se da un lato la Aleksej Kosygin riflette la capacità della Russia di rendere operative complesse unità di trasporto marittimo artico – nonostante le restrizioni occidentali e in virtù di nuove direttrici di cooperazione, in primis con la Cina di Xi Jinping – dall’altro provoca ricadute sempre più rilevanti per la sicurezza della navigazione artica.
Pericoli per la navigazione
La Norvegia, in particolare, manifesta una crescente inquietudine rispetto a questo secondo aspetto. Maggiori volumi di GNL russo provenienti dall’Artico implicano inevitabilmente un aumento dei transiti lungo le sue coste. A preoccupare Oslo è soprattutto il modus operandi associato a tali passaggi, talvolta connotato da pratiche riconducibili alla “shadow fleet”. Le flotte ombra sono reti di navi usate per trasportare soprattutto petrolio e gas di origine sanzionata, riducendone la tracciabilità e aggirando controlli commerciali, assicurativi e di compliance.
Il loro manuale operativo, che combina diverse pratiche, prevede ad esempio la disattivazione, per periodi di tempo più o meno lunghi, dei cosiddetti transponder. Questi sistemi di identificazione automatica vengono utilizzati per fornire informazioni sulle navi presenti nelle immediate vicinanze così da evitare collisioni fra le unità in navigazione e consentire alle autorità marittime di monitorare i movimenti delle navi.
Nel momento in cui il trasporto di GNL russo si appoggia a circuiti “shadow”, la minore tracciabilità si accompagna a un incremento dei rischi: ambientali, in ecosistemi già particolarmente vulnerabili, e di sicurezza, in un quadrante di crescente rilevanza strategica. Ecco perché le preoccupazioni norvegesi non riguardano tanto la singola metaniera, ma i suoi possibili legami con la flotta ombra e i conseguenti rischi ambientali, infrastrutturali, di sicurezza marittima, nonché la possibilità che i traffici resi possibili dalla sua navigazione contribuiscano concretamente a finanziare lo sforzo bellico russo.
Un promemoria utile a ricordare che le questioni energetiche travalicano spesso la dimensione economica, essendo in grado di ridisegnare le dipendenze e incidere sulla sicurezza degli Stati.
Virgilia De Cicco