Cent’anni fa un dirigibile italiano concludeva su una spiaggia sperduta dell’Alaska la prima trasvolata del Polo Nord. Oggi lo studioso piemontese Matteo Leddi è in viaggio per ritrovare quel luogo.
Teller, Alaska
La destinazione, in realtà, doveva essere un’altra. Quando la mattina del 14 maggio 1926, dopo quaranta ore di volo dal Polo Nord, il dirigibile Norge comparve sui cieli dell’Alaska, ad attenderlo c’era un campo di accoglienza allestito a Nome, con uomini e attrezzature per l’ormeggio. Ma il maltempo rese la città irraggiungibile, e Umberto Nobile fu costretto a dirottare un centinaio di chilometri più a nord, verso Teller, un minuscolo villaggio di pescatori e cacciatori inuit, dove almeno le condizioni permettevano una discesa sicura. Alle 7:30 il Norge toccò terra.
Non c’era nessuno ad attenderlo. Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, nella miniserie pubblicata su queste pagine, un atterraggio richiedeva normalmente decine di uomini a tenere le corde, ma a Teller c’era solo una manciata di abitanti che non avevano mai visto nulla di simile. Ma senza che nessuno glielo spiegasse, capirono al volo che bisognava afferrare quelle funi.
Il dirigibile si posò sul manto nevoso riportando danni strutturali seri, ma senza nessun ferito. Fu sgonfiato e smontato lì, su quella spiaggia in capo al mondo. Da Roma a Teller erano stati 13.000 chilometri e 170 ore di volo. La prima traversata aerea del Polo si chiudeva così, in un anonimo villaggio dell’Alaska occidentale. E di lì a poco sarebbero esplose anche le prime frizioni tra Nobile e Amundsen, che portarono all’epilogo, due anni più tardi, del Dirigibile Italia.

Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia. Teller, invece, tornò al suo silenzio e alle sue distese candide. Oggi è un villaggio Inupiat che vive di caccia e pesca con poco più di duecento abitanti. Ma è proprio qui che, cento anni dopo, qualcuno ha deciso di tornare per rendere omaggio all’impresa del Norge.
Uno studioso fuori dagli schemi
In questi giorni Matteo Leddi, studioso di storia militare e vicedirettore del Museo Storico Giuseppe Beccari di Voghera, è partito per l’Alaska. Un viaggio “storico-documentativo”, così lo definisce lui stesso, che lo porterà tra Nome e Teller, sulle tracce di quell’atterraggio di un secolo fa.
Classe 1995, vogherese di nascita, Leddi è un grande appassionato di storia, ma è tutt’altro che un semplice studioso. La sua passione lo ha portato, negli anni, a dedicarsi non soltanto all’approfondimento e alla ricerca, ma anche alla divulgazione e all’impegno nel creare una memoria storica condivisa su eventi di particolare importanza. Nel 2019, a dimostrazione dell’impegno concreto di Leddi, ha ricevuto dal governo brasiliano la Medalha Marechal Mascarenhas de Moraes per i suoi studi sulla partecipazione brasiliana alla Seconda guerra mondiale e per il contributo al rafforzamento delle relazioni culturali tra Italia e Brasile.
L’Italia e l’Artico, una lunga storia
L’interesse per l’Artico nasce nel 2015, quando Leddi diventa socio del Museo del Mare di Tortona e ha modo di studiare il corredo personale dell’Ammiraglio Pietro Achille Cavalli Molinelli, nativo di Sale (Alessandria), medico di bordo della spedizione della Stella Polare del 1899-1900 guidata dal Duca degli Abruzzi. È un dettaglio che vale la pena ricordare: il Piemonte ha un legame profondo, se pur poco celebrato, con la grande epopea italiana delle esplorazioni polari, e quel corredo conservato a Tortona ne è una delle testimonianze materiali più concrete.
Da quella scoperta Leddi ha costruito un proprio percorso di studio personale. Nel 2022 ha visitato le Svalbard, fermandosi a Longyearbyen e nella Baia del Re a Ny-Ålesund, i luoghi della spedizione del Norge del 1926 e di quella, più tragica, dell’Italia del 1928, anch’essa guidata da Nobile, oggi sede della base CNR “Dirigibile Italia”. Adesso, a chiusura ideale del cerchio, l’Alaska.
Un viaggio “last minute”
Andare a Teller non è banale. Il villaggio conta poche decine di abitanti, è raggiungibile da Nome solo via pista quando il tempo lo consente, e Nome stessa è accessibile unicamente per via aerea da Anchorage. La finestra meteorologica è strettissima e nessuna agenzia organizza pacchetti per quella zona. “Sono anni che cerco di organizzare questo viaggio“, confessa Leddi, “ma le condizioni tecniche e climatiche risultano essere di estremo impedimento per programmi a lungo termine, costringendomi ad un’organizzazione last minute“. Del resto, anche Umberto Nobile decise di atterrare a Teller “last-minute”.

L’obiettivo è duplice. Da un lato, una documentazione fotografica e archivistica dei luoghi della trasvolata. Dall’altro, costruire un patrimonio divulgativo da restituire al ritorno. Un modo per riportare a casa un’epopea che partì dal Piemonte ottocentesco con Cavalli Molinelli e arrivò fino ai cieli del Polo Nord con Umberto Nobile.
Un’epopea che continua idealmente nel viaggio di un giovane che, con uno zaino, una macchina fotografica e una passione testarda, riporta in vita le storie dei grandi protagonisti delle esplorazioni polari, a un secolo di distanza.
Buon viaggio Matteo!
Enrico Peschiera
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