Nel luglio 2023 un fiume atmosferico ha innescato quasi 200 slushflows sull’isola di Disko, Groenlandia. Un evento estremo che mostra come pioggia e fusione rapida stiano accelerando i cambiamenti geomorfologici artici.
Il caso di Disko Island nell’Artico che si riscalda
Nel luglio 2023, l’isola di Disko, nella Groenlandia centro-occidentale, è stata teatro di un importante evento geomorfologico. Quasi duecento rapidi movimenti di massa, in gran parte colate di neve e detriti (noti come slushflows), si sono innescati nel giro di poche ore. A scatenarli non è stato un lento processo stagionale, ma un singolo evento meteorologico estremo, ovvero l’arrivo di quelli che vengono chiamati atmospheric rivers, un “fiume atmosferico” carico di aria calda e umida.
Uno studio recentemente pubblicato su “Earth Surface Processes and Landforms” da un gruppo internazionale di ricercatori documenta in dettaglio questo episodio, mostrando come la combinazione tra piogge intense, fusione accelerata del manto nevoso e condizioni geomorfologiche favorevoli possa produrre effetti rapidi e profondi sul paesaggio artico.
Cosa sono i fiumi atmosferici e perché contano nell’Artico
I fiumi atmosferici sono aree relativamente lunghe e strette che si trovano nell’atmosfera, simili a fiumi nel cielo, che trasportano grandi quantità di vapore acqueo dai tropici verso i poli. Sebbene possano variare notevolmente in termini di dimensioni e forza, trasportano mediamente una quantità di vapore acqueo approssimativamente equivalente alla portata media dell’acqua alla foce del fiume Mississippi negli Stati Uniti d’America. I fiumi atmosferici eccezionalmente forti possono poi trasportare fino a 15 volte tale quantità.

Quando raggiungono la terraferma spesso rilasciano questo vapore acqueo sotto forma di pioggia o neve. Quelli che ne contengono maggiori quantità e sono spinti dai venti più forti possono addirittura causare precipitazioni estreme e inondazioni, spesso stazionando su bacini idrografici già di per sé vulnerabili alle inondazioni. Questi eventi possono arrivare fino ad interrompere i trasporti, provocare smottamenti e causare danni catastrofici alla vita e alle proprietà private.
Negli ultimi decenni, diversi studi hanno evidenziato un aumento della frequenza e dell’intensità dei fiumi atmosferici che raggiungono l’Artico e la Groenlandia occidentale. Questo fenomeno è collegato al riscaldamento globale e all’amplificazione artica, ovvero il fatto che l’Artico si stia riscaldando a una velocità circa quattro volte superiore alla media globale. Aria più calda significa anche maggiore capacità di trattenere vapore acqueo, e quindi precipitazioni potenzialmente più estreme.
L’evento del luglio 2023 sull’isola di Disko (Qeqertarsuaq)
Tra il 6 e il 7 luglio 2023, un intenso fiume atmosferico ha colpito l’isola di Disko, una vasta area montuosa di oltre 8.500 km² affacciata sulla Baia di Baffin. In sole 18 ore, alcune zone dell’isola hanno registrato fino a 115 mm di precipitazione cumulata, un valore che in certi settori equivale a oltre il 20% della precipitazione media annua.
Le temperature, insolitamente elevate anche in quota, hanno fatto sì che la precipitazione cadesse in gran parte sotto forma di pioggia, persino a quote prossime agli 800–900 metri di altezza. Questo ha innescato una rapida fusione della neve ancora presente all’inizio dell’estate, saturando il manto nevoso di acqua liquida. In tali condizioni, la neve tende a perdere coesione e può iniziare a scorrere lungo i pendii, trasformandosi in una colata altamente fluida e distruttiva.

L’effetto di tutto questo è un fenomeno chiamato appunto slushflows, dei movimenti di massa costituiti da neve fortemente satura d’acqua, spesso mescolata a sedimenti e detrito. A differenza delle classiche frane o colate detritiche, possono attivarsi anche su pendii molto dolci, con inclinazioni inferiori ai 10–15 gradi, e seguono spesso canali di drenaggio preesistenti. Nel caso di Disko, i ricercatori hanno mappato 194 eventi distinti utilizzando immagini satellitari Sentinel-2 prima e dopo l’evento meteorologico.
Le colate sono state classificate in base alla loro dimensione e all’impatto geomorfologico: da eventi minori difficilmente visibili nelle immagini satellitari, fino a colate estese in grado di rimodellare interi settori di versante. Il risultato finale ha mostrato come la maggiore concentrazione di eventi si sia verificata nella parte meridionale dell’isola, in prossimità di ghiacciai e calotte glaciali. Qui, l’abbondanza di neve e acqua di fusione ha fornito le condizioni ideali per lo sviluppo di colate di grandi dimensioni.
Un paesaggio che cambia in poche ore
Le osservazioni sul campo, condotte poche settimane dopo l’evento, mostrano con chiarezza l’impatto geomorfologico delle slushflows. In alcune aree proglaciali, come davanti al ghiacciaio Chamberlin, le colate hanno inciso morene frontali, trasportato grandi volumi di sedimento e depositato spessori di detrito superiori al metro, spesso sopra masse di neve ancora presenti. Questi processi, che in condizioni normali richiederebbero anni o decenni, si sono concentrati in un arco temporale estremamente breve. Il risultato è un rapido rimodellamento del paesaggio, con implicazioni dirette per l’evoluzione dei sistemi fluviali, la stabilità dei versanti e la dinamica delle aree proglaciali.

Oltre agli effetti naturali, l’evento del luglio 2023 ha avuto conseguenze concrete sulle infrastrutture locali. Diversi ponti sono stati distrutti o gravemente danneggiati, corsi d’acqua hanno cambiato assetto e alcune strutture in costruzione, come i piloni di una seggiovia nei pressi di Qeqertarsuaq, sono state compromesse. In Groenlandia, dove le infrastrutture sono poche ma strategiche e spesso concentrate in aree costiere o vallive, eventi di questo tipo rappresentano un rischio crescente. La bassa densità di popolazione non elimina la vulnerabilità, ma al contrario rende più complessa la gestione delle emergenze e la pianificazione preventiva.
Un segnale del futuro?
Gli autori dello studio sottolineano che l’evento di Disko non può essere considerato un’anomalia isolata. Analisi climatiche mostrano che quasi tutti gli eventi di precipitazione estrema registrati nella regione negli ultimi anni sono associati a fiumi atmosferici. In un clima che continua a scaldarsi, è inoltre plausibile attendersi un aumento di eventi di pioggia liquida su neve, soprattutto nelle stagioni di transizione.
Questo implica una maggiore probabilità di movimenti di massa rapidi, spesso difficili da prevedere e monitorare, specialmente in aree remote. La ricerca suggerisce quindi la necessità di rafforzare i sistemi di osservazione, combinando dati satellitari, stazioni meteorologiche e rilievi sul campo, per costruire inventari di eventi passati e identificare soglie di innesco utili alla valutazione del rischio. Il caso delle colate di fango sull’isola di Disko mostra come, nell’Artico contemporaneo, il clima possa agire come un acceleratore di processi geomorfologici.
Un singolo evento meteorologico estremo è stato sufficiente a modificare il paesaggio, danneggiare infrastrutture e fornire un’anticipazione concreta di ciò che potrebbe diventare più frequente in futuro. L’obiettivo per il futuro è capire che questi fenomeni non sono solo una questione accademica, ma sono fondamentali per leggere nei segni del territorio artico le traiettorie del cambiamento climatico globale, e prepararsi alle sue conseguenze, anche dove per lungo tempo si è pensato che la natura fosse immutabile e lenta.
Pietro Boniciolli