Dodici gradi sopra la norma in aprile, piogge per quasi tre settimane. Il progetto europeo LIQUIDICE documenta un’anomalia che anticipa scenari destinati a diventare la nuova normalità.
Pesce d’Aprile
Non è stato un aprile qualunque alle isole Svalbard. La primavera artica del 2026 si sta rivelando una delle più anomale degli ultimi anni, e a documentarla con dati in tempo reale è il team del progetto europeo LIQUIDICE, coordinato scientificamente dall’Istituto di Scienze Polari del CNR (CNR-ISP), da anni impegnato nel monitoraggio della criosfera artica presso le Svalbard.
Le temperature si sono mantenute sopra lo zero per quasi due settimane consecutive, quando normalmente in questo periodo dell’anno oscillano tra i -10 e i -15 gradi. Le precipitazioni sono cadute sotto forma di pioggia per circa 18 giorni. La neve si è sciolta con settimane di anticipo rispetto alla stagione. E i fiordi, invece di aprirsi alla navigazione primaverile, si sono trovati bloccati da ghiaccio marino compattato dai venti lungo le coste meridionali dell’arcipelago.
Il fenomeno più preoccupante registrato in queste settimane non è la temperatura in sé, ma ciò che la pioggia provoca su un manto nevoso che non è ancora attrezzato per riceverla. I cosiddetti eventi di rain-on-snow (RoS, la pioggia che cade sulla neve), che hanno saturato i primi 15-20 centimetri dello strato basale del manto nevoso, favorendo la formazione di spessi strati di ghiaccio al suolo.
La ricerca bloccata sul campo
“L’ondata di calore ha provocato la formazione e l’attivazione anticipata di torrenti e canali superficiali di acqua di fusione sui ghiacciai e nelle aree costiere attorno a Ny-Ålesund, fenomeni che normalmente si osservano durante l’estate”, spiega Federico Scoto, ricercatore del CNR-ISP e membro del progetto.

Le conseguenze non riguardano solo la criosfera. Gli strati di ghiaccio al suolo compromettono l’accesso alle risorse alimentari per la fauna locale, tra cui soprattutto le renne, che in questo periodo dipendono dalla vegetazione sotto la neve. È uno di quei casi in cui l’anomalia climatica si traduce in impatto ecologico diretto e immediato, visibile, misurabile.
Le condizioni eccezionali hanno avuto ricadute concrete anche sulla logistica della ricerca scientifica. Il team polacco del progetto non è riuscito a raggiungere la stazione di Hornsund e le aree di campionamento. I fiordi erano inaccessibili via mare per il ghiaccio compattato, e la mancanza di neve sufficiente rendeva impossibili anche gli spostamenti via terra. Difficoltà analoghe hanno colpito i team italiani, norvegesi e francesi operativi rispettivamente ad Adventdalen e a Ny-Ålesund.
L’anomalia non si è fermata alla terraferma. In parallelo alle attività di LIQUIDICE, altri team del CNR-ISP hanno monitorato le condizioni della colonna d’acqua all’interno del Kongsfjorden, il fiordo su cui si affaccia Ny-Ålesund. Le acque hanno registrato un importante afflusso di acqua atlantica, con temperature degli strati superficiali che hanno raggiunto valori superiori a 3°C. “Condizioni assolutamente anomale per il periodo primaverile, che normalmente è il più freddo dell’anno con temperature medie di circa 0, -0,5°C”, conclude Francesco Paladini del CNR-ISP.
Leonardo Parigi
Osservatorio Artico © Tutti i diritti riservati









