Mentre si vota per il nuovo parlamento danese, il tema più importante alle urne è ovviamente il futuro della Groenlandia. E per capire che aria tira a Nuuk, abbiamo fatto una chiacchierata con Victor, cresciuto in Danimarca ma di origini inuit, che oggi vive e lavora nella capitale della grande isola artica.
La Groenlandia al centro
Oggi, 24 marzo 2026, la Danimarca si reca alle urne per eleggere il nuovo Parlamento in un clima di tensione senza precedenti. Non è un’elezione come le altre: l’ombra di Donald Trump e le sue mire sulla Groenlandia hanno trasformato il dibattito politico in una questione di sicurezza nazionale e sovranità territoriale.
Mentre i blocchi “rosso” e “blu” si contendono una maggioranza che appare frammentata e incerta, la Groenlandia è diventata l’ago della bilancia. La crisi ha spinto la Danimarca a ripensare la sua difesa, aumentando la spesa militare e persino riaprendo il dibattito sulla deterrenza nucleare.
In questo scenario di incertezza, abbiamo parlato con Victor Rosenkilde Jørgensen, 28 anni, architetto danese di origini groenlandesi che vive e lavora a Nuuk, per capire come si vive questo momento storico dalla prospettiva dell’isola.
Victor, come descriveresti l’atmosfera a Nuuk oggi? Si sente la pressione delle elezioni danesi?
“Sì, assolutamente. Penso che le persone stiano prendendo la situazione in modo molto più serio rispetto al passato. Non è un’elezione regolare; è un momento in cui sono state fatte scelte difficili e tutto sembra essere un po’ al limite. Anche se non posso fare paragoni con i decenni passati, parlando con i miei amici sento che questa stagione elettorale sarà ricordata a lungo per la sua intensità.”

“Il fatto che il partito Siumut sia uscito dalla coalizione di governo qui in Groenlandia proprio ora aggiunge un altro livello di incertezza: Siumut è noto per essere una forza che cambia spesso le carte in tavola, e la loro uscita riflette questo clima di instabilità.”
Vivian Motzfeldt si è appena dimessa da Ministro degli Esteri e ha lasciato Siumut. Come viene percepita questa scelta?
“È una scelta molto interessante. Vivian Motzfeldt è una leader profondamente groenlandese, dotata di una grande intelligenza emotiva. Credo che la sua decisione di correre come indipendente nasca dal fatto di non essere d’accordo con certe negoziazioni del suo ormai ex partito; è una scelta basata sui suoi principi morali e sul diritto che sente di avere nel fare ciò che ritiene giusto.”

“Qui in Groenlandia molte persone non decidono solo sui fatti, ma anche sulla propria morale e sulle sensazioni. È un po’ come quando vai a caccia: devi sentire dove sono gli animali, se il vento è alto o basso, se si trovano sulle montagne o a valle. Lei sembra portare questo modo di sentire groenlandese nella politica moderna.»
L’indipendenza è il “grande tema” della Groenlandia. Eppure, sembra che le minacce americane abbiano cambiato la prospettiva. Cosa ne pensi?
“L’indipendenza è sempre stata il tema fondamentale della nostra politica, ma ogni partito ha la sua definizione di cosa significhi, di quando dovrebbe accadere e di come negoziarla. C’è chi la vorrebbe domani e chi la vuole “ora, ma non proprio ora.”

“Tuttavia, dopo le uscite di Trump, la relazione con Copenhagen si è paradossalmente rafforzata per molti groenlandesi e per diversi partiti. Parlo per quello che vedo a Nuuk: mentre prima c’era una spinta pro-indipendenza molto più netta e immediata, ora si vede la necessità di una collaborazione più stretta tra Danimarca e Groenlandia, piuttosto che di un distacco radicale che avvenga la prossima settimana.”
Victor, tu sei architetto, cresciuto in Danimarca ma con origini di Kalaallit Nunaat. Perché hai scelto di vivere e lavorare a Nuuk?
«Mia madre è nata qui e mia nonna era di Upernavik, nel nord della Groenlandia. Durante gli studi di architettura ho sentito il bisogno di indagare più a fondo le mie radici culturali e ho deciso di venire qui per un tirocinio nello studio dove lavoro tuttora.”
“È stato un modo per tornare a una metà di me stesso che conoscevo meno e per capire cosa significhi essere un vero groenlandese, non solo essere un groenlandese in Danimarca. Ho incontrato parenti che non vedevo da quando ero piccolissimo e ho scoperto un modo di vivere completamente nuovo, in mezzo a una natura bellissima. Sono felice qui.”

Nuuk è una città che sta cambiando molto velocemente. Qual è il valore del tuo lavoro in questo contesto?
“Come architetto, qui senti di poter fare una differenza reale per la società. Uno dei miei principi è creare architettura per chi ne ha davvero bisogno. In una città in trasformazione come Nuuk, hai la possibilità di progettare istituzioni che mancano o edifici essenziali: stiamo realizzando una caserma dei vigili del fuoco per una città che non ne ha una, scuole che sostituiscano quelle chiuse per problemi strutturali o alloggi sociali. È entusiasmante costruire qualcosa che abbia un impatto così diretto e immediato sulla vita delle persone, proprio mentre siamo al centro di questo grande scenario geopolitico.”
Enrico Peschiera