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Voci da Nuuk: “USA, sappiamo meglio di voi cos’è la libertà”

Foto di Victor Rosenkilde Jørgensen

Nel pomeriggio dell’inaugurazione del nuovo consolato americano nel centro di Nuuk, cinquecento residenti sono scesi in strada per protestare contro la crescente presenza degli Stati Uniti in Groenlandia: il racconto in prima persona di chi c’era.

Nuuk risponde al nuovo consolato statunitense

Giovedì pomeriggio l’ambasciatore statunitense in Danimarca Ken Howery ha inaugurato il nuovo consolato americano nel centro di Nuuk, con un ricevimento riservato a ospiti invitati dal mondo dell’imprenditoria, della diplomazia e della politica groenlandese. Pur essendo stati spediti circa 300 inviti, alla cerimonia si sono presentate soltanto un centinaio di persone.

Quello stesso pomeriggio, circa cinquecento residenti di Nuuk si sono radunati per le strade per manifestare contro la crescente presenza americana in Groenlandia. La protesta arrivava al termine di una settimana segnata non solo dal trasferimento del consolato in centro città, ma anche dalla visita dell’inviato statunitense Jeff Landry durante la convention Future Greenland, tenutasi dal 19 al 20 maggio.

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La conferenza Future Greenland si è svolta nel centro culturale Katuaq a Nuuk. Nella foto, l’andirivieni di partecipanti e curiosi davanti al centro, la scorsa settimana. Foto di Victor Rosenkilde Jørgensen

Una voce da Nuuk

Da residente a Nuuk, ho preso parte alla manifestazione e ho seguito le tensioni nei giorni che hanno preceduto questo culmine di striscioni, emozioni, voci accese e discorsi sulla libertà. Mentre Future Greenland si svolgeva al centro culturale Katuaq, martedì 19 e mercoledì 20 maggio, è apparso chiaro che quest’edizione sarebbe stata diversa dalle precedenti: dal lunedì mattina fino a tarda sera del martedì la polizia ha presidiato senza sosta il centro culturale, con pattuglie motorizzate che giravano per il centro mentre imprenditori di spicco e politici riempivano le strade della capitale groenlandese.

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La Polizia di Nuuk presidia il centro culturale Katuaq nei giorni d ella conferenza Future Greenland, il 19 maggio 2026. Foto di Victor Rosenkilde Jørgensen

La sede precedente del consolato si trovava fuori città, in una palazzina a due piani affittata dall’Arctic Command danese. Quando Howery ha concluso la sua inaugurazione davanti a circa cento invitati, all’esterno del Katuaq si erano radunati i cinquecento abitanti di Nuuk per marciare fino al nuovo consolato americano, in una manifestazione pacifica guidata dall’organizzatore della protesta Aqqalukkuluk Fontain, un comune cittadino.

Bandiere, cartelli e slogan per le vie del centro

“Grazie a tutti di essere venuti”, ha detto Aqqalukkuluk al megafono, illustrando alle centinaia di partecipanti il percorso della marcia. La maggior parte è arrivata con la bandiera groenlandese, l’Erfalasorput, ma alcuni hanno portato anche striscioni stampati su misura: “La Groenlandia riconosce un cavallo di Troia [MAGA] quando lo sente e lo vede”, recitava uno di essi.

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Aqqalukkuluk Fontain (in primo piano di spalle) dà il benvenuto ai partecipanti alla manifestazione fuori dal Katuaq. Foto di Victor Rosenkilde Jørgensen

Un altro cartello diceva semplicemente “USA ASU“, che in kalaallisut significa “USA, basta“. Diversi striscioni accostavano i nomi di politici americani a insulti, e c’era persino un poster con la foto del presidente Donald Trump accanto al defunto Jeffrey Epstein, accusato di reati sessuali, con la didascalia “YES NATO, NO PEDO“. Mentre il corteo scendeva lungo Imaneq verso il consolato statunitense, fra le bandiere e i volti dipinti comparivano slogan, alcuni più ambigui di altri.

Il discorso, i cori e una conclusione pacifica

Arrivati davanti al consolato, le tapparelle erano completamente abbassate. Aqqalukkuluk ha preso il megafono e si è fatto avanti, tenendo un discorso prima in Kalaallisut poi in inglese: “Amiamo pescare, cacciare, navigare…”, ha detto, citando la Costituzione degli Stati Uniti, “ed è piuttosto buffo, in un certo senso, perché credo che noi groenlandesi sappiamo qualcosina in più sulla libertà di quanto ne sappiate voi americani“, ha proseguito, recitando direttamente dalla Costituzione statunitense in riferimento ai recenti tentativi degli Stati Uniti di mettere sotto pressione l’indipendenza groenlandese.

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Foto di Victor Rosenkilde Jørgensen

Prima del discorso, i partecipanti avevano organizzato due minuti simbolici dando le spalle al nuovo consolato. Quando Aqqalukkuluk ha terminato, la folla ha esultato e ha intonato cori: “No significa no!” e “USA, andate a casa!“. Una vivace anziana, la più rumorosa del suo gruppo, ha concluso quest’ultimo coro aggiungendo “e andate a quel paese!“; cosa che l’ha poi fatta ridere di sé, e la risata si è propagata a tutta la folla.

Pur con leggerezza, si capiva che intendeva ogni singola parola. Dopo un’ora e mezza di manifestazione intensa, fatta di voci accese, emozioni, striscioni, discorsi e qualche insulto, la protesta si è conclusa pacificamente nell’unico modo che noi Kalaallit conosciamo: individuando amici e parenti tra la folla, abbracciandosi, stringendosi la mano e scambiando due chiacchiere, prima di tornare a casa, perlopiù in silenzio.

L’autore

Victor Rosenkilde Jørgensen, 28 anni, è un architetto di origini danesi e groenlandesi che vive e lavora a Nuuk. Sua madre è nata in Groenlandia e sua nonna era di Upernavik. Cresciuto in Danimarca, dopo gli studi di architettura ha scelto di trasferirsi nella capitale dell’isola per riscoprire le proprie radici culturali, e qui esercita oggi la professione, contribuendo a progettare edifici essenziali per una città in rapida trasformazione. Fotografo (di talento, ndr) per passione, Osservatorio Artico lo aveva già intervistato in occasione delle elezioni danesi dello scorso marzo e da allora è nata una collaborazione per la quale lo ringraziamo sentitamente.

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Autore

  • nuuk

    28 anni, danese di origini groenlandesi, è architetto. Dopo gli studi ha scelto di trasferirsi a Nuuk, dove vive e lavora.

Victor Rosenkilde Jørgensen
28 anni, danese di origini groenlandesi, è architetto. Dopo gli studi ha scelto di trasferirsi a Nuuk, dove vive e lavora.

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