L’Alleanza Atlantica prova a ricompattarsi nel Grande Nord con un’operazione di coordinamento denominata Arctic Sentry. Un segnale politico oltre che militare.
Sentinella Artica
Dopo un gennaio molto caldo nell’Artico, sia in senso letterale che dal punto di vista geopolitico, un segnale di distensione interno alla NATO arriva con l’annuncio del lancio dell’operazione – definita multi-domain activity – denominata Arctic Sentry.
L’iniziativa, avviata ufficialmente dall’Allied Command Operations, punta a rafforzare la postura dell’Alleanza nell’Artico e nell’Alto Nord attraverso un coordinamento più strutturato delle attività già in corso nella regione. Non si tratta di una nuova missione con truppe dedicate, ma di un “ombrello operativo” che mette a sistema esercitazioni e presenze nazionali sotto un’unica regia strategica.
Cosa prevede Arctic Sentry
Arctic Sentry funzionerà come struttura quadro che integra sotto un comando unificato diverse attività nazionali e multinazionali già pianificate. Tra queste figurano esercitazioni come Arctic Endurance della Danimarca e la serie di manovre Cold Response della Norvegia, eventi che vedono la partecipazione di truppe e mezzi di vari paesi alleati.
La missione sarà guidata dal Joint Force Command (JFC) Norfolk, il comando operativo alleato di più recente formazione, la cui area di responsabilità include dall’inverno scorso l’intera regione artica e dell’Alto Nord. Questo comando, con base negli Stati Uniti, funge da ponte operativo tra Nord America ed Europa, coordinando gli sforzi degli alleati su entrambi i lati dell’Atlantico.

E un primo effetto concreto di questo maggiore coordinamento arriva dalla Svezia, insieme alla Finlandia una new entry nell’Alleanza Atlantica: Il primo ministro Ulf Kristersson ha annunciato oggi che i caccia Gripen svedesi pattuglieranno l’Islanda e la Groenlandia nell’ambito di Arctic Sentry.
Un messaggio politico
Il messaggio politico è chiaro. Dopo settimane in cui l’attenzione mediatica si è concentrata sulle mire espansionistiche di Trump verso la Groenlandia, che ha creato delle vere e proprie fratture nei rapporti transatlantici, Arctic Sentry rappresenta un tentativo di ricompattare l’Alleanza attraverso maggiore coordinamento e interoperabilità. “Arctic Sentry sottolinea l’impegno dell’Alleanza a salvaguardare i propri membri e mantenere la stabilità in una delle aree più strategicamente significative e ambientalmente complesse del mondo”, si legge nel comunicato.
Così, dopo che solo pochi giorni fa a Davos pareva che l’Alleanza Atlantica fosse giunta a un punto di non ritorno dopo le “bordate” del Presidente Trump sulla Groenlandia, sembra giungere un concreto effetto dell’annunciato accordo raggiunto proprio in quella sede fra lo stesso Trump e Mark Rutte, Segretario Generale della NATO.
È proprio il comunicato a esplicitare che Arctic Sentry è una conseguenza di quell’incontro, in cui i leader avrebbero concordato che “la NATO dovrebbe assumersi collettivamente maggiori responsabilità per la difesa della regione, considerando l’attività militare della Russia e il crescente interesse della Cina in quella regione.”
Arctic Sentry pare essere dunque un’operazione concreta di ricucitura politica: un modo per riportare la questione artica dentro il perimetro del dibattito interno all’Alleanza, dopo settimane in cui tale dibattito pareva prossimo a trasformarsi in una vera e propria frattura.
Enrico Peschiera