Da processo ecologico a crisi climatica: gli incendi alle alte latitudini richiedono nuove strategie di prevenzione, informazione e risposta. Ecco come accrescere consapevolezza e resilienza di chi vive in Artico, trasferendo conoscenza e informazione per rispondere ai loro bisogni.
Un equilbrio che si altera sempre più
Storicamente gli incendi boschivi hanno contribuito a mantenere l’equilibrio ecologico delle regioni Artiche, regolando il ricambio forestale, il ciclo dei nutrienti e la diversità degli habitat. Negli ultimi anni, tuttavia, il rapido riscaldamento globale, le stagioni degli incendi più lunghe e le siccità più frequenti hanno iniziato ad alterare questo equilibrio. Le aree bruciate si stanno espandendo, l’intensità degli incendi sta aumentando e gli anni con incendi estremi stanno diventando più comuni.
Quello che un tempo era un processo ecologico essenziale sta ora emergendo come una delle principali preoccupazioni socio-ambientali, rimodellando i paesaggi e colpendo le comunità che da essi dipendono.
Nel 2018, incendi boschivi insolitamente estesi in Svezia hanno richiesto l’intervento internazionale di vigili del fuoco. L’anno successivo, incendi di grandi dimensioni hanno devastato in modo simile Siberia, Alaska e Groenlandia.
Più di recente, nel 2023, il Canada ha vissuto la stagione degli incendi più distruttiva mai registrata, con oltre 18 milioni di ettari bruciati e migliaia di residenti costretti a evacuare, tra cui 20.000 da Yellowknife, mentre le fiamme avanzavano verso la città. Quella stessa estate, incendi diffusi in Siberia hanno spinto a dichiarare lo stato di emergenza e causato vittime tra i civili.
Nel complesso, questi eventi segnalano un cambiamento fondamentale nei regimi di incendi alle alte latitudini, verso una maggiore scala e intensità.
Il fattore dell’isolamento
L’isolamento geografico e gli stili di vita nell’Artico creano sfide e rischi unici associati agli incendi boschivi. La separazione fisica di persone, luoghi e territori gioca un ruolo centrale nel determinare il rischio di incendi boschivi, gli impatti e la capacità di risposta.
Sebbene spesso percepita come scarsamente popolato, l’Artico ospita circa quattro milioni di persone, con altri 9,1 milioni che vivono nella zona sub-artica. Circa 500.000 di queste sono popolazioni indigene, rappresentate in modo sproporzionato nelle aree rurali e difficili da raggiungere; ad esempio, in Canada circa il 60% delle popolazioni indigene vive al di fuori dei principali centri abitati, rispetto al 27% della popolazione non indigena. Mentre la maggior parte dei residenti dell’Artico, circa il 74%, vive in insediamenti con più di 5.000 abitanti, la maggior parte degli insediamenti artici è di piccole dimensioni e si trova lontano dai centri abitati più grandi.
L’accessibilità varia a seconda della regione, dall’Artico europeo relativamente ben collegato e dalla Siberia occidentale agli insediamenti meno accessibili in Alaska, Canada settentrionale e Siberia orientale e settentrionale.
Nelle regioni ad alta latitudine, le comunità spesso dipendono da sistemi di trasporto, comunicazione e risposta alle emergenze limitati, con un accesso che spesso è stagionale o dipendente dalle condizioni meteorologiche.
Sfide e rischi unici
Insieme, queste condizioni creano sfide uniche associate agli incendi boschivi, producendo profili di rischio che differiscono notevolmente da quelli delle regioni più accessibili. Una delle conseguenze più immediate dell’isolamento geografico è la ridotta capacità di risposta agli incendi boschivi. Nelle regioni ad alta latitudine, le lunghe distanze, la scarsa rete stradale e la dipendenza dal trasporto aereo o marittimo stagionale possono ritardare significativamente l’arrivo del personale e delle attrezzature antincendio, consentendo agli incendi di diffondersi e intensificarsi prima che sia possibile spegnerli.
Gli stili di vita artici interagiscono con l’isolamento geografico amplificando ulteriormente i rischi associati agli incendi boschivi, facendo si che gli impatti si estendono oltre le perdite materiali immediate e includono minacce alla sicurezza alimentare, alla continuità culturale e al benessere della comunità. Molti residenti nelle regioni ad alta latitudine dipendono strettamente dai paesaggi circostanti per poter vivere con mezzi di sussistenza basati sulla natura (caccia, pesca, pastorizia, cattura e silvicoltura su piccola scala).
Gli incendi boschivi possono interrompere queste attività alterando gli habitat, danneggiando infrastrutture come campi di caccia e aree di pascolo e influenzando l’abbondanza e i modelli di migrazione di specie chiave. La mobilità stagionale e il tempo prolungato trascorso all’aperto durante la stagione degli incendi possono aumentare l’esposizione al fumo degli incendi boschivi, mentre i danni agli ecosistemi centrali per le pratiche culturali possono avere conseguenze sociali e psicologiche di lunga durata. I rischi per la salute pubblica associati agli incendi boschivi sono anche essi fortemente influenzati dall’isolamento geografico e dalle condizioni di vita nell’Artico.
Un circolo vizioso
Le conseguenze degli incendi in artico a causa dell’isolamento geografico e stili di vita risultano avere un impatto anche maggiore di quello che gli incendi solitamente hanno.
Gli incendi boschivi nelle regioni ad alta latitudine degradano la qualità dell’habitat, alterano le rotte migratorie e riducono la disponibilità di foraggio per le principali specie di cui si nutrono, come caribù, alci, uccelli acquatici e pesci, riducendo al contempo l’accesso a bacche, piante medicinali e altri alimenti di importanza culturale.
Queste pressioni complesse minacciano non solo la sicurezza alimentare, ma anche la salute pubblica, la continuità culturale e i sistemi di conoscenza intergenerazionale, con un profondo impatto sulle dimensioni sociali, psicologiche e infrastrutturali. Gli impatti economici stanno diventando sempre più visibili, poiché le comunità stanno subendo una riduzione dei pascoli, una ridotta disponibilità di alimenti tradizionali e perdite legate al turismo e ai mezzi di sussistenza basati sulla natura.
In alcune regioni, la ricorrenza di incendi gravi sembra influenzare le decisioni migratorie e il cambiamento demografico, poiché i residenti più giovani valutano la sostenibilità della permanenza in ambienti a rischio di incendi.
Un’immagine satellitare mostra gli enormi incendi del 2023 in Québec, Canada.
Allo stesso tempo, anche le azioni di prevenzione e le capacità di risposta sono più complesse.
In molti insediamenti isolati, misure di prevenzione come la gestione del combustibile, la combustione controllata e il mantenimento di spazi difendibili sono difficili da implementare in modo coerente a causa di finanziamenti, manodopera e capacità tecniche limitate. Anche il rilevamento degli incendi e l’allerta precoce sono interessati, poiché la scarsa sorveglianza a terra, la ridondanza limitata nelle osservazioni satellitari e le lacune nelle infrastrutture delle telecomunicazioni possono ritardare sia l’identificazione degli incendi sia la tempestiva diffusione degli avvisi alle comunità.
L’esigenza di un approccio più inclusivo
La risposta efficiente a queste debolezze che caratterizzano la questione degli incendi in Artico deve passare da un cambio di prospettiva e approccio. La percezione del rischio da parte della società determina, in larga misura, le risposte delle persone in situazioni di emergenza. Allo stesso tempo, un maggiore coinvolgimento di individui e comunità può avere un forte impatto sull’entità e sulla qualità delle azioni di prevenzione.
Pertanto, è importante costruire una cultura della gestione degli incendi e coinvolgere più persone del luogo nello sviluppo di strategie per prevenire incendi catastrofici. E’ importante cercare di superare la cultura dell’emergenza, attraverso un flusso informativo continuo e localmente rilevante, adattato al livello e alle esigenze degli utenti finali. Questo livello variando notevolmente, passando dai professionisti agli enti di governo locale fino al grande pubblico. Attualmente, la catena informativa rivolta a soggetti non professionali, come singoli utenti finali, comunità locali e comuni, è particolarmente carente.
Nel maggio 2023, gli incendi boschivi nell’Alberta settentrionale, in Canada, hanno avuto un impatto significativo sulla qualità dell’aria, poiché un denso fumo ha avvolto aree del Canada e degli Stati Uniti. Il 17 maggio 2023, giorno in cui è stata scattata questa fotografia, l’indice di qualità dell’aria del governo canadese misurava 10+, il punteggio peggiore possibile.
Per un sistema di Gestione Integrata degli Incendi (IFM) efficiente nelle condizioni artiche, è fondamentale raggiungere questi gruppi/soggetti/attori trascurati, oltre agli utenti professionali e semi-professionali. È importante dare loro la possibilità/gli strumenti per svolgere un ruolo più attivo. In questo anche rispondendo alla forte richiesta di un maggiore coinvolgimento nel processo IFM che da loro viene. Questo approccio ha anche il vantaggio di introdurre, nel flusso comunicativo, conoscenze ed esperienze sui bisogni reali, e anche sviluppare le soluzioni sulla base delle reali condizioni e possibilità di risposta.
Un contributo dai ricercatori italiani: il servizio INFRA
La forte richiesta di affiancare i servizi di emergenza preposti alla gestione del territorio e degli incendi, è emersa durante una attività che ricercatori del CNR hanno portato avanti all’interno di un progetto Europeo, Arctic PASSION, con l’obiettivo di sviluppare un servizio per gli incendi. In questo lavoro affiancati e supportati dagli esperti della CAE, una ditta che da oltre 45 anni progetta, realizza e gestisce sistemi e tecnologie per il monitoraggio e l’allertamento multirischio, in stretta connessione con la protezione civile, ARPA e altri soggetti preposti alla gestione del territorio.
Le diverse debolezze identificate, interconnesse tra loro, che questo servizio dovrebbe affrontare sono:
una scarsa consapevolezza della ricchezza di informazioni e servizi già disponibili da parte di utenti finali, comunità e municipalità;
una scarsa attenzione alle esigenze dei non esperti da parte dei servizi già implementati, tipicamente progettati per utenti esperti;
una forte richiesta da parte degli enti/comunità locali di un maggiore coinvolgimento nel processo di Gestione Integrata degli Incendi;
la preoccupazione che le conoscenze, gli approcci e le migliori pratiche indigene nella gestione del territorio e della vegetazione siano scarsamente utilizzate durante le fasi di riduzione del rischio.
Per fornire la migliore risposta possibile alle problematiche sopra elencate ed essere in grado di servire contemporaneamente esperti e non esperti, è stato adottato un approccio di implementazione multilivello. Al servizio sviluppato è stato dato il nome di INFRA – Integrated Fire Risk Management.
Come funziona INFRA
Al livello zero, INFRA semplifica l’accesso a informazioni e prodotti pertinenti sugli incendi boschivi e fornisce pochi semplici strumenti che consentono a un utente finale non esperto di acquisire una buona comprensione personale di ciò che sta accadendo. Una maggiore consapevolezza può essere molto utile per consentire un’azione più appropriata a livello individuale e, a livello collettivo, comprendere appieno i messaggi e le istruzioni dei responsabili della gestione delle emergenze e rispondere rapidamente alle loro richieste.
A un livello più elevato di implementazione e utilizzo di INFRA, il personale autorizzato può trasformare, integrare e diffondere tali informazioni, concentrandosi su scala locale. Messaggi personalizzati possono essere preparati e distribuiti agli utenti finali attraverso canali come telefonate, messaggi di testo, social media, ecc. Offrire tale possibilità a livello di comunità e/o comuni può aumentare la possibilità di rispondere meglio con messaggi personalizzati a specifiche esigenze e condizioni locali, e anche di includere le conoscenze locali nel flusso di informazioni. Al secondo livello sono consentiti calcoli di parametri con una risoluzione più elevata, e INFRA può anche contribuire a migliorare le informazioni a disposizione e non solo a trasformare e distribuire quelle fornite da altri servizi.
Un esempio di come l’implementazione del livello zero dell’INFRA può aiutare a monitorare lo stato degli incendi boschivi attorno a un sito di interesse
Un aspetto importante di INFRA è legato all’impatto della consapevolezza generale sugli incendi boschivi che può essere realizzata con un utilizzo regolare. La possibilità di preparare e inviare quotidianamente (o con qualsiasi altra frequenza temporale) messaggi personalizzati offre uno strumento molto potente sia per coinvolgere meglio le comunità locali/i comuni/gli utenti finali nella fase di prevenzione, sia per introdurre nel flusso di informazioni esperienze e conoscenze delle popolazioni indigene sugli incendi boschivi e sulla gestione del territorio.
L’informazione e partecipazione importanti non solo in Artico
Costruire nei confronti del rischio incendi (ma in fondo il discorso potrebbe essere analogo per ogni ambito) una maggiore consapevolezza del rischio, e promuovere una coscienza che superi il discorso emergenziale per considerare il rischio come esso è, sempre presente e sempre da prevenire, è qualcosa che ha valore non solo in Artico.
In Italia, la strutturazione dei servizi di gestione e emergenza è solida e il coinvolgimento di realtà locali è elemento essenziale della strategia gestione del rischio. Da questo punto di vista, i paesi della fascia mediterranea sono molto avanzati con i loro sistemi di protezione civile. Sistemi analoghi solo recentemente si stanno radicando nei paesi del Nord Europa, mentre in Nord America stanno muovendo solo i primi passi.
Ma se sul fronte normativo e dei servi siamo avanzati e molto, siamo invece molto indietro sul discorso di informazione e in qualche modo coinvolgimento dei cittadini. Per quel che riguarda gli incendi non vi è nulla di paragonabile ai sistemi di informazionie pubblica che ci sono in Canada e negli Stati Uniti.
In Canada il Canadian Wildland Fire Inforation System (CWFIS) oppure il Canadian Interagency Forest Fire Center (CIFFC) permettono in modo libero ai cittadini di avere accesso a buona parte delle informazioni che i servizi anticendio utilizzano giornalmente e possono rendersi conto di quel che accade Negli Stati Uniti diverse agenzie offrono servizi e informazioni sul web, a volte a scala nazionale a volte a scala statale.
A questo panorama di servizi pubblici in continua evoluzione in chiave di maggiore integrazione e connessione, da aggiungere tutti i servizi privati secondo quella cultura americana che si affida molto alla iniziativa privata. In Italia una ricerca approfondita fatta ad oggi riporta un solo sito privato e null’altro di significativo. Nulla da istituzioni pubbliche. Bisogna fare affidamento sul servizio europeo EFFIS gestito dal centro ricerca della EU di che si trova a Ispra (VA), oppure il servizio globale GWIS sempre gestito dallo stesso centro.
Ecco allora che un nostro prossimo obiettivo sarò quello di far si che INFRA fornisca informazioni e servizi non solo per le regioni artiche, ma anche sul Mediterraneo e l’Italia, in questo sfruttando le capacità previsionali meteo che sono disponibili al CNR. Ai link e riferimenti già forniti trovate informazioni sugli strumenti disponibili per attivare al meglio il servizio INFRA con il massimo delle sue potenzialità. Sperabilmente entro il 2026.
Dirigente di ricerca presso l’Istituto di Scienze Polari (ISP) del CNR di Bologna, attivo nelle attività polari dal 1986 tra Antartide e Artico, negli ultimi anni ha promosso piattaforme osservative multidisciplinari e sviluppato tecniche e strumentazioni innovative per lo studio dell’atmosfera e della neve in ambienti polari.
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