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Italia e Norvegia rafforzano la cooperazione scientifica sull’Artico

Firma del MoU, a sinistra il Direttore del Cnr-Dsstta Francesco Petracchini, a destra il Vice Rettore dell'Università Artica di Norvegia Jorgen Berge. Foto: CNR

Un nuovo Memorandum of Understanding firmato a Tromsø rafforza la cooperazione scientifica tra Italia e Norvegia sui grandi temi artici, dalla ricerca climatica alla governance polare.

L’alleanza per la ricerca polare

La scorsa settima a Tromsø, la “porta dell’Artico” nel cuore della Norvegia settentrionale, l’Italia ha consolidato la propria presenza scientifica nell’Alto Nord attraverso un importante accordo bilaterale ccon la Norvegia. Il 4 febbraio è stato infatti firmato un Memorandum of Understanding (MoU) tra il Dipartimento Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’UiT – The Arctic University of Norway, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione scientifica e istituzionale sui grandi temi artici.

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Firma del MoU, a sinistra il Direttore del Cnr-Dsstta Francesco Petracchini, a destra il Vice Rettore dell’Università Artica di Norvegia Jorgen Berge. In piedi a sinistra l’Inviato speciale italiano per l’Artico del Ministero degli Esteri Agostino Pinna, a destra Foto: CNR

L’accordo è stato sottoscritto dal direttore del Cnr-Dsstta Francesco Petracchini e dal vice rettore dell’Università Artica di Norvegia Jørgen Berge, nel contesto della conferenza internazionale Arctic Frontiers, uno dei principali appuntamenti dedicati al futuro delle regioni polari. Alla firma erano presenti anche l’Inviato speciale italiano per l’Artico del Ministero degli Esteri Agostino Pinna e Bodil Bluhm, Professoressa all’Uit e science project leader del progetto Arctic Ocean 2025.

L’iniziativa nasce su impulso dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, che da tempo lavora per rafforzare il la cooperazione scientifica internazionale e costruire partnership di lungo periodo, in un momento di crescente attenzione geopolitica, ambientale e sociale verso l’Artico.

Cosa prevede il Memorandum

Alla base dell’accordo fra le istituzioni di ricerca italiane e norvegesi vi è una visione comune della scienza come strumento di dialogo e supporto alle decisioni pubbliche. Come ha sottolineato Petracchini, “la ricerca scientifica – soprattutto in contesti complessi e in rapido cambiamento come quelli artici – contribuisce a fornire evidenze solide, competenze multidisciplinari e strumenti utili ad affrontare i cambiamenti climatici, la tutela degli ecosistemi e le ricadute socioeconomiche sulle comunità locali”.

Tra le prime linee di collaborazione previste, non a caso, figurano il contributo congiunto a programmi strategici in fase di definizione, in particolare Arctic Ocean 2050, un programma di ricerca orientato allo sviluppo di actionable knowledge: conoscenze scientifiche operative, pensate per supportare politiche pubbliche efficaci per una gestione sostenibile degli oceani. Un’attenzione specifica sarà dedicata anche alla scientific preparedness, ovvero alla capacità di anticipare e affrontare scenari inattesi e processi non lineari tipici dei sistemi artici.

L’Italia sempre più attiva nell’Alto Nord

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Da sinistra, il Vice Rettore dell’Università Artica di Norvegia Jorgen Berge, la Direttrice del Cnr-Isp Giuliana Panieri e il Direttore del Cnr-Dsstta Francesco Petracchini. Foto: CNR

L’intesa si inserisce inoltre nel percorso che conduce all’Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue, in programma il 3 e 4 marzo 2026 presso la sede centrale del Cnr a Roma. Il Forum rappresenterà una piattaforma chiave di confronto tra scienza, politica e società, contribuendo a dare visibilità al ruolo dell’Italia nella ricerca polare globale. Osservatorio Artico, già presente a Reykjavík lo scorso ottobre con un panel dedicato proprio all’Italia in Artico, parteciperà anche a questo appuntamento che porterà a Roma il forum più importante sulla regione artica.

Per la direttrice del Cnr-Isp Giuliana Panieri, il Memorandum rappresenta “un passo concreto verso una cooperazione rafforzata”, fondata sull’eccellenza scientifica, sulla formazione delle nuove generazioni e su una visione di lungo periodo della ricerca polare. Una prospettiva che guarda già al futuro, anche in vista del 5th International Polar Year, previsto nel biennio 2032–2033, che si annuncia come una nuova grande occasione di cooperazione scientifica internazionale sulle regioni polari e sul loro ruolo negli equilibri climatici globali.

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