La più grande città oltre il circolo polare artico è anche uno dei nodi logistici più importanti della Russia contemporanea. Un viaggio a Murmansk tra incentivi federali, terminal carboniferi e prelibatezze locali. Dal nostro inviato Tommaso Bontempi.
La capitale dell’Artico russo
Murman era il termine con cui i russi medievali designavano i norvegesi – e, più in generale, i Normanni, gli uomini del Nord –, quasi certamente un prestito dall’antico norreno norðmaðr. Da norðmaðr prese il nome la costa e dalla costa la città: Murmansk, fondata nel 1916 come Romanov-na-Murmane, porto di rifornimento durante la Prima guerra mondiale e ultima città dell’Impero russo.
A 68 gradi nord e quasi trecento chilometri oltre il circolo polare, affacciata su una baia che non ghiaccia mai grazie alla coda tiepida della Corrente del Golfo, Murmansk è la più grande città artica del mondo. Per gli standard dell’Artico è una metropoli: quasi 280mila abitanti, palazzoni sovietici che si arrampicano sui fianchi delle colline e un porto che non dorme mai.
Murmansk è però anche una città che si sta svuotando. Durante l’era sovietica il solo capoluogo arrivò a sfiorare il mezzo milione di abitanti; l’oblast’ nel suo complesso ne contava oltre 1,2 milioni nel 1989. Oggi la regione ne ha meno di 650mila e continua a perderne diverse migliaia ogni anno. È uno spopolamento tra i più drammatici dell’intero circolo polare: decine di migliaia di persone hanno abbandonato la Penisola di Kola negli ultimi trent’anni, attratte dal clima più mite e dagli stipendi ormai comparabili delle regioni centrali della Russia.

Per invertire la rotta, il governo federale ha messo in campo una serie di incentivi. Il più significativo è “l’ipoteca artica” (arktičeskaja ipoteka), introdotta nel 2023 e prorogata fino ad almeno il 2030: si tratta di un mutuo agevolato al 2% annuo riservato a giovani famiglie, insegnanti, medici e alcune categorie professionali che scelgono di acquistare casa nella zona artica. A questi si aggiungono i coefficienti del Nord, maggiorazioni salariali di lunga tradizione sovietica pensate per rendere più appetibile il lavoro nelle regioni polari.
Nonostante le manovre di sostegno, tuttavia, il costo della vita continua a pesare nella direzione opposta: benzina, generi alimentari e servizi costano sensibilmente più che nel resto della Russia e non sempre gli incentivi bastano a colmare il divario.
L’economia
L’economia dell’oblast’ si regge su due pilastri principali: la pesca industriale, attività storica e identitaria della regione, e un’economia estrattiva vera e propria basata su nichel e apatite lavorati nell’entroterra della Penisola di Kola. A questi si aggiunge il porto, strategico su scala nazionale.

Il governatore Andrej Čibis, che ha fatto dello sviluppo portuale il tema centrale del suo mandato, ha puntato tutto sull’hub di trasporto di Murmansk, con l’obiettivo dichiarato di portare la capacità ferroviaria del porto a 110 milioni di tonnellate entro il 2030, facendo della città il porto di punta della Northern Sea Route (NSR).
Il terminal di Lavna, in costruzione sulla sponda occidentale della Baia della Kola, è il cantiere più emblematico di questa ambizione; una struttura pensata appositamente per movimentare carbone verso est. Dal porto di Murmansk partono già oggi, lungo la NSR, petroliere cariche di greggio e bulk carrier con carbone dirette principalmente in Cina.

Questo asse commerciale con l’Oriente si riflette anche sul volto della città. Murmansk sta investendo con decisione sul turismo: una stazione ferroviaria recentemente ristrutturata, un aeroporto in espansione, una nuova flotta di autobus urbani ed extraurbani, edifici ristrutturati almeno in centro. Con il turismo europeo praticamente azzerato dopo il 2022, sono soprattutto i visitatori russi e, sempre più, i turisti cinesi a riempire i ristoranti e gli alberghi della città attratti da una destinazione che, per la Cina, ha smesso di essere remota.
Tradizioni e futuro
La città offre più di quanto la posizione geografica lascerebbe supporre. Ricostruita quasi dal nulla dopo i pesantissimi bombardamenti della Seconda guerra mondiale, conserva nel centro alcuni edifici rappresentativi dell’architettura sovietica del dopoguerra, tra cui la già menzionata stazione ferroviaria. Il museo etnografico, dedicato all’ambiente naturale, alla storia e alle tradizioni locali, anch’esso da poco ristrutturato completamente, è uno dei meglio allestiti della regione.

Sul colle che sovrasta il porto si erge Alëša, il monumentale soldato di cemento che veglia sulla città e sulla baia. Più in basso, ormeggiata lungo la riva, la rompighiaccio nucleare Lenin attende i visitatori. L’impressione complessiva è quella di una città che funziona, più ordinata e vivace di quanto ci si potrebbe aspettare a queste latitudini.

A caratterizzare Murmansk in modo del tutto peculiare rispetto al resto della Russia è anche la cucina. La tradizione gastronomica russa è sostanzialmente uniforme su scala nazionale – zuppe, insalate, pel’meni e bliny – e lascia poco spazio alle specificità locali. Murmansk è un’eccezione. Il Mare di Barents offre merluzzo, salmone e frutti di mare, mentre la cultura lappone porta in tavola la renna, animale simbolo dell’Artico che qui compare sui menù con una continuità insolita per la Russia.
A questi si aggiunge il granchio reale, introdotto dai sovietici nelle acque del fiordo di Murmansk negli anni Sessanta come risorsa economica e diventato nel frattempo una specie invasiva diffusa fino alle Svalbard. La cosiddetta “cucina artica” è ormai un’identità gastronomica a sé, che distingue Murmansk da qualsiasi altra città russa.

Murmansk è tutto questo e ancora di più. Per questa baia che non ghiaccia mai passa la NSR. Da Murmansk, in altre parole, passa il futuro della Russia. La Cina guarda a Murmansk come a un nodo logistico. Il governo federale ci investe miliardi. Il governatore Čibis la promuove come “capitale dell’Artico russo” con un’insistenza che, al netto della retorica, ha una base più che concreta. Che lo spopolamento si inverta o meno, che gli incentivi funzionino o meno, Murmansk è destinata a contare sempre di più, non nonostante la sua posizione, ma proprio grazie a essa.
Tommaso Bontempi









