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High North 26, le voci della spedizione: parola al personale sanitario

Foto © Osservatorio Artico

Le voci del personale di bordo di Nave Alliance aiutano a capire cosa significa affrontare una spedizione scientifica nelle condizioni estreme dell’Artico. Iniziamo con il personale sanitario di bordo, che si prende cura della salute dei partecipanti a High North 26.

Voci da High North

Per sfruttare al meglio la nostra permanenza su Nave Alliance, pubblicheremo una serie di brevi interviste dedicate all’equipaggio per fornire una finestra verso quella che è l’organizzazione, la vita e i ruoli che permettono il funzionamento della nave e delle spedizioni scientifiche in ambiente Artico come High North 26. Oggi abbiamo intervistato l’infermiere di bordo e il medico di bordo, Michela Del Nigro e Cosimo Di Dio

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Cosimo Di Dio e Michela Del Nigro a bordo di Nave Alliance. Foto © Osservatorio Artico

Computer in mano, scendo le scale verso l’infermeria. Dopo essermi preparata alcune domande, presa da una curiosità senza fine verso ogni aspetto della spedizione, busso alla porta dell’infermeria. Il Capo 2 classe Del Nigro e il Tenente di Vascello Di Dio mi accolgono sorridenti. Inizio con la prima domanda:

Come vengono fatti i preparativi per la spedizione, in merito a strumentazione sanitaria, dispositivi e farmaci?

Del Nigro: “c’è una pubblicazione della Marina Militare che fornisce una linea guida su quali farmaci devono essere imbarcati, a livello sanitario. Disponiamo di farmaci di primo soccorso che sono considerati “standard” ma anche di stecco bende per l’immobilizzazione di arti in caso ad esempio di fratture e strumentazione medica come l’ECG. Dallo scorso anno abbiamo anche il supporto 24/7 della Telemedicina tramite un computer di bordo che ci fornisce un collegamento diretto con il Policlinico di Roma.”

Di Dio: “Un’ulteriore peculiarità dell’Unità è quella di poter trattare persone in uno stato di congelamento più o meno avanzato, motivo per cui disponiamo di una stanza adibita ad “ospedale di bordo” – oltre che all’infermeria, luogo dell’intervista – in cui è presente una vasca per intervenire in questo tipo di circostanze. In linea di massima le provviste vedono come pilastri organizzativi la durata del periodo di operatività della nave e le esigenze dell’equipaggio, anche dettato dal numero di persone presenti a bordo.” 

L’attenzione verso il paziente non è solo di natura “organica”: sicuramente le condizioni di navigazione isolate e remote, dove non c’è un “abituale” alternarsi di notte e giorno, evidenziano l’importanza del benessere psichico. Un altro punto fondamentale è la gestione delle emergenze, che vedono l’obbiettivo primario di stabilizzare il paziente a bordo, per eventualmente procedere al soccorso con elicottero: A bordo è presente una barella sollevabile con verricello, essenziale proprio per rispondere a questo tipo di casi gravi.

A quali emergenze può esporre l’ambiente nave e quello artico?

“Il contesto nave è insidioso, particolare”, risponde l’infermiera di bordo. Sicuramente l’aspetto traumatologico è protagonista.  Possono essere comuni le fratture; ma anche ferite da taglio e schiacciamento di parti del corpo. 

In merito invece all’ambiente artico, “l’esposizione a rischi può essere fornita dalle operazioni di messa a mare o recupero di strumenti, ad esempio” prosegue Cosimo Di Dio, “inoltre è bene fare una distinzione in merito ai pericoli dettati dalle basse temperature: l’assideramento è una condizione generalizzata, dove la temperatura interna del corpo scende sotto i 35 gradi. Il congelamento invece vede un interesse a livello delle parti periferiche; quali punta del naso, orecchie, dita delle mani: in tali condizioni il nostro corpo ‘concentra’ il sangue nelle zone più centrali.” 

“Abbiamo anche il ruolo di formare continuamente il personale imbarcato”. In particolar modo, “vengono effettuate a cadenza settimanale delle conferenze, come previsto da una pubblicazione della Marina, che hanno particolari tematiche su argomenti di primario interesse come l’igiene a bordo, i rischi batteriologici, ma anche l’alimentazione”.

La testimonianza di Michela e Cosimo evidenzia la grande preparazione necessaria per rispondere a tutte le esigenze e circostanze che possono verificarsi nell’ambiente nave, oltre che nel Grande Nord. Formazione, Sicurezza e Organizzazione sono tre parole chiave per il Personale Sanitario della Marina Militare.

Elena Ciavarelli

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Autore

  • Sono una studentessa del corso triennale di Scienze Geologiche presso l’Università Statale di Milano. La mia passione per l’Artico nasce dalla natura e dallo studio delle lingue scandinave

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