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Via Querinissima, un cammino da Venezia all’Artico sulle orme di Pietro Querini

Dal naufragio di Pietro Querini alle Lofoten nel 1431 a un itinerario culturale che collega il Mediterraneo al Circolo Polare Artico: Via Querinissima ha ottenuto la certificazione del Consiglio d’Europa.

Il naufragio della Querina

Il 25 aprile 1431 una cocca veneziana lasciava il porto di Candia, l’odierna Iraklion, sull’isola di Creta, con a bordo sessantotto uomini di diverse nazionalità, ottocento barili di Malvasia e un carico misto di olio, uva passa, cotone, spezie e altre mercanzie. Si chiamava Querina, apparteneva a Pietro Querini, patrizio veneziano nato attorno al 1402 e signore dei feudi cretesi di Castel di Temisi e Dafnes, ed era diretta nelle Fiandre. Non vi sarebbe arrivata mai. Ma quel viaggio, andato storto nel modo più spettacolare possibile, avrebbe consegnato all’Europa uno dei primi racconti in volgare italiano di una comunità artica vista da vicino, e oggi dà il nome a un itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa.

La rotta si complicò subito. Costeggiata l’Africa settentrionale e superato lo stretto di Gibilterra, il 2 giugno la nave toccò uno scoglio sulla secca di San Pietro, al largo della costa atlantica spagnola, e la Querina dovette fermarsi a Cadice per riparazioni. Ripartì solo il 14 luglio. I venti contrari la spinsero poi fino alle Canarie, dove restò a lungo prima di raggiungere Lisbona il 29 agosto, dove furono necessari altri interventi sullo scafo e nuovi rifornimenti. Riprese il mare il 14 settembre e toccò Muros il 26 ottobre, con una deviazione devota al santuario di Santiago de Compostela.

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Mappa dell’itineratio compiuto dalla spedizione di Pietro Querini © Associazione Via Querinissima

Il 5 novembre, doppiato Capo Finisterre, una tempesta la gettò verso le isole Scilly e, poi, sempre più a nord. Il timone cedette, la vela si squarciò, l’albero fu tagliato per alleggerire lo scafo. Il 17 dicembre l’equipaggio abbandonò la nave su due imbarcazioni: ventuno uomini presero posto sullo schifo, la più piccola, e scomparvero senza lasciare traccia; i restanti quarantasette salirono sulla fusta insieme a Querini, convinti di trovarsi a poche centinaia di miglia dall’Irlanda mentre in realtà la deriva li aveva già portati molto più a nord. Nelle settimane successive più della metà di loro morì di freddo, oppure dopo aver bevuto acqua di mare per placare la sete.

Il 4 gennaio 1432 avvistarono terra. Il 6 sbarcarono in sedici su Sandøya, uno scoglio disabitato delle Lofoten meridionali, oltre il Circolo Polare, dove si ripararono fra i resti della scialuppa nutrendosi di neve, lumache e patelle. Undici giorni dopo il servitore di Querini trovò una capanna abbandonata e i primi segni di presenza umana. All’inizio di febbraio un pescatore, arrivato sull’isolotto con i due figli per controllare il bestiame, si accorse dei naufraghi e li portò a Røst, un villaggio di pescatori poco più in là.

Il salvataggio e la “scoperta” dello stoccafisso

È qui che la vicenda smette di essere una cronaca di naufragio e diventa qualcos’altro. I superstiti rimasero a Røst un centinaio di giorni, distribuiti fra le famiglie dell’isola e trattati come membri della comunità. Fu lì che Querini vide per la prima volta lo stoccafisso, il merluzzo essiccato al vento e al sole senza uso di sale, che di quella economia era il cardine.

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Ripartirono il 14 maggio 1432 su una nave diretta a Bergen, portando con sé sessanta stoccafissi donati dai loro ospiti. Il 29 maggio erano a Trondheim, dove resero omaggio alle reliquie di Sant’Olav; poi attraversarono la Svezia, si fermarono a Vadstena, al monastero di Santa Brigida, e furono accolti al castello di Stegeborg dal connazionale Zuan Franco. A Lödöse, snodo fluviale mercantile nei pressi dell’attuale Göteborg, il gruppo si divise: Cristoforo Fioravanti e Nicolò di Michiel si imbarcarono per Rostock e rientrarono a Venezia il 12 ottobre 1432, mentre Querini prese la nave per l’Inghilterra, sbarcò a King’s Lynn il 22 settembre e proseguì per Cambridge e Londra ospite di mercanti veneziani. Rivide la laguna solo il 25 gennaio 1433, dopo aver attraversato Fiandre, Germania e Svizzera.

Le due relazioni che ne nacquero, una di Querini e una dei suoi ufficiali Fioravanti e di Michiel, dettata al fiorentino Antonio di Corrado de’ Cardini, erano destinate alle autorità della Repubblica e servivano anzitutto a giustificare la perdita di uomini e carico. Sono conservate in copia manoscritta alla Biblioteca Apostolica Vaticana e alla Biblioteca Nazionale Marciana, e furono pubblicate da Giovanni Battista Ramusio nelle Navigationi et viaggi del 1559.

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Foto: © Associazione Via Querinissima

Da qui discende anche la tradizione che lega Querini all’arrivo dello stoccafisso in Veneto. Il pesce essiccato circolava già da secoli nel Nord Europa e la discendenza diretta del bacalà alla vicentina dal naufragio del 1431 resta indimostrabile, ma è precisamente questo intreccio di documento e leggenda ad aver tenuto viva la storia per sei secoli.

Dal gemellaggio all’itinerario europeo

Il filo moderno riparte da Sandrigo, in provincia di Vicenza, gemellata con Røst e sede della Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina. Nel 2012, per il venticinquesimo anniversario della Confraternita, un gruppo guidato dall’allora presidente Luciano Righi e dallo chef Antonio Chemello rifece il viaggio di ritorno di Querini a bordo di una Fiat 500, attraversando undici Paesi. Da quella spedizione nacque il comitato che avrebbe dato origine, nel giugno 2022 a Venezia, all’associazione internazionale Via Querinissima, il cui nome fonde Querini e Serenissima.

Presieduta da Roberto Ciambetti e con la Regione del Veneto come capofila, l’associazione riunisce oggi soggetti di dieci Paesi, dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale alla contea norvegese del Nordland, dal comune di Røst alla Heraklion Development Agency di Creta, fino alla svedese Västra Götaland e al comune di Cadice. Il 13 maggio 2026 è stata infine assegnata alla Via Querinissima la certificazione di Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa per cinque anni. La consegna del diploma è prevista all’Advisory Forum di Erevan, dal 22 al 25 settembre.

È l’unico itinerario certificato che tiene insieme il Mediterraneo e l’Artico lungo una rotta mercantile medievale, e uno dei pochi a svilupparsi tanto per mare quanto per terra. Nella pratica significa cammini locali, musei, festival come i Querinissima Days a fine settembre, un accordo di cooperazione con il cammino di Sant’Olav e una rete di scuole e università.

Enrico Peschiera

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Autore

  • Enrico Peschiera

    Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati. Genovese e genoano.

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