High NorthItalia

High North26, primi giorni di navigazione. Sempre più a Nord

Foto © Osservatorio Artico

Tra le tracce dei ghiacciai lungo la costa norvegese e le prime immersioni della sonda CTD, la Missione High North 26 entra nel vivo nel paesaggio silenzioso dell’Artico, dove il sole non tramonta mai.

Oltre 70°Nord 

Meteo: da nuvoloso a soleggiato, miglioramento a fine giornata

La morfologia della costa Norvegese ci ha lasciato un messaggio molto chiaro: i ghiacciai sono l’essenza di questo posto, anche se non sempre si vedono. Sono apprezzabili le loro orme e si percepisce la storia che hanno lasciato. Se c’è una cosa di cui sarò per sempre infinitamente grata dell’aver intrapreso il mio percorso universitario, in particolar modo nel Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio”, è stato il fatto che mi ha insegnato a osservare. Ma la strada è ancora molto lunga.

Potrebbe essere un concetto astratto per qualcuno che non ha mai avuto un assaggio della materia, ma spero di riuscire a trasmettere le mie sensazioni di questo atto incredibile come hanno fatto (e tutt’ora fanno) i miei docenti con me. In particolar modo, una frase è rimasta nella mia memoria: “Dovete imparare la differenza tra guardare e osservare. È lì che sta la capacità del geologo”. Quando “guardi” un paesaggio lo apprezzi, lo ammiri, ma manca la capacità di comprenderlo e coglierne i dettagli. Cogliere l’importanza di ogni linea, differenza di colore e materiale che vedi all’orizzonte. Manca la capacità di comprenderne l’importanza di analizzarlo da lontano e da vicino; di creare un disegno rappresentativo che sia in grado di raccontare la storia di quel posto, senza bisogno di troppe altre parole. Perché la Terra ci parla, bisogna solo imparare il suo linguaggio. 

I ghiacci, per ora, hanno solo sussurrato. Le loro impronte ci lasciano un primo benvenuto verso l’alto Artico.

High North26
Foto © Osservatorio Artico

Ascoltare il mare, con metodo: l’inizio delle attività

Durante la giornata si sono distribuite le prime attività: alle 6 del mattino è stata utilizzata per la prima volta dall’inizio della campagna la sonda  “CTD”, strumento volto allo studio di conduttività, temperatura e densità delle acque in cui è posizionato, in questo caso per l’analisi di tali parametri a profondità di 2020 metri.

Successivamente, i veri protagonisti sono stati i “mooring”, in questo caso proprietà di STO-NATO CMRE di La Spezia per programma ACO26, sia nell’operazione di recupero che deploy (rilascio). Procedure lunghe, dove l’arte marinaresca si rivela assolutamente centrale, abbracciando le esigenze scientifiche. La giornata è stata scandita da metri e metri di cime, catene e boe di spinta che sono stati usati per mettere in sicurezza la strumentazione e conferire stabilità alla struttura. In conclusione, sono state rilasciate le zavorre, per arrivare alle profondità di fondale desiderate.

Pillola del giorno: “Dulcis in fundo”

Da mesi mi domando come mai, dopo giornate dove le ore sono alternanze di nuvole pioggia e vento, il cielo di mezzanotte riesca puntualmente a regalare un gioco di colori senza eguali. È un “fenomeno”, termine forse non totalmente appropriato, che definirei caratteristico dell’Artico. Ho deciso per ora di godermi il panorama di fine giornata, senza pormi ulteriori domande. L’Artico ci regala la libertà di guardare l’orizzonte con lo stesso stupore di quando eravamo bambini.

High North26
Foto © Osservatorio Artico

Elena Ciavarelli

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Autore

  • Sono una studentessa del corso triennale di Scienze Geologiche presso l’Università Statale di Milano. La mia passione per l’Artico nasce dalla natura e dallo studio delle lingue scandinave

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