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Rompighiaccio USA, dai contratti ai cantieri

I cantieri Helsinki Shipyard

La Guardia Costiera statunitense ha reso definitivi i contratti per i primi sei rompighiaccio “medi”, gli Arctic Security Cutter. Bollinger e Davie, intanto, hanno già iniziato a tagliare le lamiere.

Scatto in avanti

A pochi mesi dagli annunci che avevamo raccontato lo scorso febbraio, il programma di ricostruzione della flotta rompighiaccio statunitense compie un altro passo concreto. Il 2 luglio il Department of Homeland Security ha finalizzato due contratti per un valore complessivo di 3,3 miliardi di dollari, destinati alla costruzione dei primi sei Arctic Security Cutter (ASC), le unità di classe media che formeranno la spina dorsale della presenza americana nell’Artico. A Bollinger Shipyards, in Louisiana, vanno 2,2 miliardi per quattro navi; alla finlandese Rauma Marine Constructions 1,1 miliardi per due.

I due erano stati assegnati in forma preliminare già a fine dicembre 2025, e la firma di questi giorni ne fissa i termini definitivi, sbloccando la produzione vera e propria. Si completa così la finalizzazione dell’intero pacchetto da undici ASC voluto dall’amministrazione americana, un percorso già avviato sotto Biden e confermato da Trump. La quota restante, cinque unità più grandi e più capaci, era già stata affidata in via definitiva a maggio a Davie Defense, braccio statunitense del gruppo canadese, per 3,5 miliardi di dollari. Sommando le due tranche, Washington investe circa 6,8 miliardi nella sola componente “media” della nuova flotta. Il piano infatti prevede di mettere in cantiere, oltre a queste unità, anche una classe di rompighiaccio “pesanti” denominata Polar Security Cutter.

Il dato più significativo, però, riguarda i cantieri. In concomitanza con l’annuncio, il presidente di Bollinger Ben Bordelon ha rivelato che il suo cantiere aveva iniziato a tagliare l’acciaio della prima nave già ad aprile, mesi prima della firma, sfruttando i margini offerti dal contratto preliminare. Una scelta che Bordelon ha ricondotto a una precisa indicazione della Casa Bianca. Anche i lavori sul versante Davie sono partiti in Finlandia nella tarda primavera presso lo stabilimento di Helsinki Shipyard. Il programma, insomma, è ormai entrato pienamente nella sua fase esecutiva.

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Render del Polar Security Cutter. Fonte: Bollinger Shipyards

Le navi

I sei ASC di Bollinger e Rauma saranno rompighiaccio di Polar Class 4, basati sul design Multi-Purpose Icebreaker sviluppato dalla canadese Seaspan con una carena progettata dalla finlandese Aker Arctic, da poco diventata Railotech, e già scelto per la Guardia Costiera canadese. Si tratta di unità da circa novemila tonnellate, capaci di rompere ghiaccio spesso attorno al metro, con un’autonomia di dodicimila miglia nautiche e un equipaggio di 85 persone. Le cinque navi di Davie adottano invece un design differente e uno standard superiore, la Polar Class 3, che consente di operare in condizioni di ghiaccio più impegnative, e la loro consegna è distribuita lungo un arco più lungo, fino al 2035.

Rauma dovrebbe invece consegnare la prima unità nel 2028 e Bollinger nel 2029, con l’intero gruppo dei sei completato entro la fine del 2031.

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Render dell’Arctic Security Cutter. Fonte: Rauma Marine Constructions

Il prezzo della fretta

L’operazione ha un costo unitario tutt’altro che trascurabile. Le navi Bollinger e Rauma si attestano attorno ai 550 milioni di dollari ciascuna, quelle Davie, più capaci, sui 700 milioni. Sono cifre elevate anche nel confronto internazionale. Il nuovo rompighiaccio di Polar Class 4 ordinato dalla Svezia a HD Hyundai vale circa 349 milioni, mentre la nave da ricerca polare di prossima generazione della Corea del Sud si aggira sui 220 milioni. Il divario si spiega con i sistemi militari di bordo, gli elevati standard e i requisiti di produzione nazionale che gravano sul programma americano, ma resta comunque una misura del prezzo che gli Stati Uniti sono disposti a pagare pur di ricostruire in fretta la propria capacità di controllo delle acque polari.

Base in Alaska

Sul fronte operativo, la Guardia Costiera ha già deciso dove collocare le prime navi. Le prime due unità avranno base a Kodiak, la terza a Seward, non appena le infrastrutture saranno pronte. È un cambiamento non da poco per una flotta finora concentrata a Seattle, a oltre millecinquecento miglia dalle aree artiche di operazione, dove restano la storica Polar Star e la Healy, mentre lo Storis viene assegnato a Juneau. Con l’arrivo degli ASC la presenza americana si avvicinerà sensibilmente alle acque che deve sorvegliare.

Resta sullo sfondo la dinamica che avevamo già messo a fuoco nelle precedenti analisi. Per accelerare, Washington si affida al cosiddetto modello finlandese, per cui quattro dei primi sei scafi saranno costruiti in Finlandia in attesa che il know-how e la capacità produttiva si trasferiscano progressivamente sui cantieri americani, nel quadro della cooperazione trilaterale con Helsinki e Ottawa, il cosiddetto ICE Pact.

Un pragmatismo dettato dall’urgenza, in un contesto in cui la Russia schiera oltre quaranta rompighiaccio, otto dei quali a propulsione nucleare, e la Cina accresce sempre più la propria presenza artica. Con i primi scafi ormai in costruzione, il programma di riammodernamento della flotta polare statunitense esce dalla fase degli annunci ed entra in quella, ben più concreta, dei cantieri.

Enrico Peschiera

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Autore

  • Enrico Peschiera

    Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati. Genovese e genoano.

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