Critical Metals vuole acquisire il 100% di Tanbreez, l’unico progetto approvato di estrazione di terre rare in Groenlandia. Dietro l’operazione, l’ombra sempre più nitida di Washington.
Tanbreez, la scommessa degli USA
Il progetto minerario Tanbreez, situato nell’estremo sud della Groenlandia, a pochi chilometri da Qaqortoq, è tornato in questi giorni al centro della scena per via di una trattativa finanziaria che potrebbe avere dei risvolti geopolitici importanti. Critical Metals, azienda americana detentrice del 92,5% delle azioni del progetto, ha firmato una lettera d’intenti per acquistare tutte le azioni in circolazione di European Lithium, in un accordo da circa 835 milioni di dollari.
L’operazione si articola in due passaggi: il 30 aprile la società ha già chiuso l’acquisizione del 50,5% detenuto da Rimbal Pty. Ltd., azienda australiana di proprietà del fondatore del progetto Greg Barnes, portando la propria quota a 92,5%. La lettera d’intenti da 835 milioni punta ora a rastrellare il residuo 7,5% in mano a European Lithium, per arrivare alla proprietà totale.
Tanbreez è l’unico giacimento di terre rare in Groenlandia con una licenza di sfruttamento attiva fino al 2050. Eccezionalmente ricco di terre rare pesanti, le più critiche e le più difficili da reperire al di fuori della Cina, Tanbreez è un progetto unico nel suo genere, al centro della strategia statunitense di diversificazione delle catene di approvvigionamento di un settore altamente strategico come quello delle terre rare.
Un’acquisizione tecnica con un’enorme valenza strategica
Critical Metals è entrata al Nasdaq nel 2024 attraverso una fusione con European Lithium, che ha lasciato quest’ultima con una quota rilevante nella nuova società. Il residuo 7,5% di Tanbreez era rimasto in mano all’azienda austriaca, insieme a una partecipazione del 34% in Critical Metals stessa. L’acquisizione di European Lithium risolverebbe entrambe le questioni in un colpo solo, consolidando la proprietà totale del giacimento ed eliminando dal registro azionario il principale singolo azionista.

In apparenza, l’operazione potrebbe sembrare una semplice acquisizione finanziaria. Critical Metals ha dichiarato che la piena proprietà di Tanbreez semplificherà il processo decisionale e la strategia di finanziamento del progetto, man mano che questo avanza verso una decisione di sviluppo. Ma ridurre tutto a una questione di governance societaria sarebbe fuorviante. L’architettura complessiva dell’operazione suggerisce qualcosa di più.
L’ombra di Washington
Il dato più rilevante riguarda infatti il possibile coinvolgimento diretto dell’amministrazione Trump. Alla fine dello scorso anno erano emerse notizie secondo cui la Casa Bianca aveva tenuto discussioni attive riguardo a una potenziale partecipazione azionaria in Critical Metals, valutando la conversione di una richiesta di sovvenzione da 50 milioni di dollari nell’ambito del Defense Production Act in una posizione azionaria diretta.
Non si tratta di un dettaglio marginale. Il Defense Production Act è lo strumento con cui Washington orienta la produzione industriale verso obiettivi di sicurezza nazionale. Con questa operazione, il governo federale diventerebbe quindi azionista diretto della società che controlla l’unico giacimento di terre rare pesanti dell’Occidente in fase avanzata di sviluppo.
Come avevamo già documentato, l’amministrazione statunitense aveva esercitato pressioni per impedire la vendita di Tanbreez ai cinesi, e la Export-Import Bank of the United States stava valutando un prestito da 120 milioni di dollari a sostegno del progetto. Il quadro che emerge non è dunque quello di un’azienda privata che opera liberamente sul mercato azionario, ma di un progetto industriale con una regia politica sempre più esplicita.
Del resto è lo stesso CEO di Critical Metals, Tony Sage, a rendere esplicita la natura “geopolitica” del progetto Tanbreez: “La conclusione di questa transazione conferisce a Critical Metals il controllo pressoché totale di uno dei più importanti giacimenti di terre rare del mondo occidentale. Ora ci concentreremo completamente sull’avvio della produzione a Tanbreez e sulla creazione di una catena di approvvigionamento strategica, allineata agli standard occidentali, per le terre rare pesanti.”

“All American”, per davvero
La filiera che si sta costruendo intorno a Tanbreez racconta da sola la natura del progetto: estrazione in Groenlandia, raffinazione in Arabia Saudita, trasformazione finale negli Stati Uniti. Un tassello di quest’ultimo passaggio è già definito e la dice lunga sul coinvolgimento diretto dell’amministrazione. Nell’agosto 2025 Critical Metals ha siglato un accordo decennale con Ucore Rare Metals, che sta sviluppando il proprio impianto di lavorazione ad Alexandria, in Louisiana, con il supporto finanziario congiunto del Dipartimento della Difesa e dello Stato della Louisiana.
Governatore di quello Stato è Jeff Landry, nominato da Trump in dicembre “inviato speciale in Groenlandia” con il mandato esplicito di “fare della Groenlandia una parte degli Stati Uniti”. Non è quindi un caso se il 19 e 20 maggio parteciperà alla conferenza d’affari Future Greenland a Nuuk. Non come ospite ufficiale, come ci ha tenuta a chiarire l’organizzazione, ma come semplice partecipante pagante, “invitandosi da solo“.
In conclusione, che gli Stati Uniti vogliano “il controllo” della Groenlandia lo ha detto Trump molto apertamente, suscitando reazioni di sdegno dagli attoniti alleati europei. Che stiano lavorando, con strumenti molto più discreti, per assicurarsi il controllo delle sue risorse più preziose, è quello che i fatti continuano a confermare.
Enrico Peschiera









