Il nuovo aeroporto di Qaqortoq cambia il volto della Groenlandia meridionale e dà inizio a una nuova era per lo sviluppo e il turismo dell’isola.
Qaqortoq, una nuova era
Il 16 aprile 2026 rimarrà impresso nella storia della Groenlandia come il giorno in cui l’estremo Sud dell’isola ha finalmente spezzato il suo isolamento geografico. Con l’atterraggio del primo volo commerciale sulla nuova pista di Qaqortoq, la quarta città più grande del Paese con soli tremila abitanti, si è ufficialmente inaugurata un’infrastruttura definita cruciale per il futuro dell’isola più grande del mondo.

A bordo del volo inaugurale proveniente dalla capitale Nuuk – il cui aeroporto è già stato oggetto di un importante ampliamento inaugurato nel 2024 – erano presenti le massime autorità, tra cui il Primo Ministro Jens-Frederik Nielsen e il neo-ministro degli Esteri (e già premier) Mute Egede, a testimonianza dell’importanza strategica dell’infrastruttura, che aprirà le porte della regione meridionale dell’isola al turismo internazionale. Ma non solo: il collegamento rappresenta un salto di qualità nel collegamento interno, attualmente ristretto a lunghe navigazioni in traghetto o pericolosi voli in elicottero per raggiungere la zona di Qaqortoq.
Un nuovo hub per il Sud della Groenlandia
L’aeroporto di Qaqortoq, situato in una posizione spettacolare tra i fiordi, vanta una pista di 1.500 metri in grado di accogliere velivoli turboelica come i Dash-8 Q200 e Q400. Si tratta di velivoli di medie dimensioni, in grado di trasportare circa quaranta passeggeri. Questa nuova struttura sostituisce di fatto Narsarsuaq come principale punto di accesso alla regione, riducendo drasticamente i tempi di viaggio: il volo da Nuuk dura ora circa 75 minuti, eliminando la necessità di lunghi e costosi spostamenti in elicottero o battello.

A regime, Air Greenland prevede di servire la rotta con circa due voli giornalieri tutto l’anno, che saliranno fino a 17 rotazioni settimanali durante l’estate. Non solo: l’aeroporto avrà collegamenti stagionali diretti dall’Islanda gestiti da Icelandair, con quattro voli settimanali previsti tra Keflavík e Qaqortoq.
Una regione mozzafiato
Grazie a un clima più mite, la regione di Qaqortoq è un mosaico di pascoli verdi, allevamenti di pecore e una natura selvaggia che contrasta con l’immagine stereotipata di un’isola solo di ghiaccio. Il sud è la culla della storia norrena, con il sito UNESCO di Kujataa che testimonia oltre mille anni di tradizioni agricole iniziate dai coloni di Erik il Rosso.

Grazie al nuovo scalo, luoghi iconici come il fiordo di Tasermiut, spesso soprannominato la “Patagonia della Groenlandia” per le sue vette verticali, diventeranno ora accessibili con una facilità senza precedenti. “Con l’apertura dell’aeroporto di Qaqortoq, compiamo un passo importante nello sviluppo della Groenlandia meridionale. Non vediamo l’ora di vedere come queste nuove opportunità si tradurranno in una crescita tangibile”, ha affermato Jens Lauridsen, CEO di Greenland Airports.
Prossima tappa Ilulissat
Mentre il sud festeggia, il cuore pulsante del turismo groenlandese a nord, Ilulissat, sta vivendo una trasformazione ancora più radicale e, per certi versi, controversa. Costruito grazie ai finanziamenti dell’Unione europea, l’aeroporto di Ilulissat è stato inaugurato nel 1984, poco a nord della città. In precedenza, i viaggi aerei erano possibili solo in elicottero per brevi distanze. L’apertura dell’aeroporto, con la sua modesta pista adatta a piccoli aeroplani, ha reso possibile il collegamento da Ilulissat alla capitale, Nuuk, situata a poco più di 800 chilometri a sud.
Ma nel prossimo autunno l’aeroporto di Ilulissat inaugurerà una nuova pista, molto più lunga. Se l’aeroporto di Qaqortoq si ferma a 1.500 metri, quello di Ilulissat punta a una pista di 2.200 metri per permettere l’atterraggio di grandi jet internazionali.
Fra progresso e regresso
Questa espansione non è priva di costi ambientali e sociali. Un bel racconto dell’esperta Mia Bennett sul blog Cryopolitics descrive come la tundra, un tempo ricca di muschi e fiori, sia stata letteralmente “polverizzata” dai lavori di scavo e dalle esplosioni necessarie per livellare il terreno roccioso. Il paesaggio di rocce millenarie e viste incontaminate sulla Disko Bay sta lasciando il posto a cemento e acciaio.
C’è poi il rischio che questi aeroporti perdano la loro funzione di centri di aggregazione sociale. Storicamente, i piccoli scali groenlandesi sono luoghi fondamentali dove i residenti si incontrano spesso e che fungono da vero collegamento con il resto del mondo. Con l’arrivo dei grandi flussi, si stanno rapidamente trasformando in “non-luoghi”: spazi transitori e standardizzati, dominati da duty-free.

In conclusione, l’apertura di nuovi aeroporti in Groenlandia è forse uno dei più chiari esempi del momento storico controverso che sta attraversando la grande isola artica: infrastrutture vitali per lo sviluppo delle comunità locali, ma che al tempo stesso aprono la via a dinamiche di overtourism in luoghi che sono ancora largamente impreparati a gestire masse improvvise di visitatori. Con il rischio che l’anima dei remoti villaggi di Kalaallit Nunaat venga travolta da una modernità troppo invadente.
Enrico Peschiera









