Il tribunale norvegese di Nord-Troms e Senja ha bloccato la nave russa Professor Molchanov nel porto di Barentsburg, nell’arcipelago delle Svalbard, su richiesta della compagnia ucraina Naftogaz, che rivendica un risarcimento di 4,22 miliardi di dollari nei confronti della Federazione Russa a seguito degli eventi di Crimea del 2014.
Alta tensione alle Svalbard
Da mercoledì 2 settembre 2026 la nave russa Professor Molchanov non può lasciare il porto di Barentsburg, l’insediamento minerario russo sull’arcipelago norvegese delle Svalbard. Il tribunale distrettuale di Nord-Troms e Senja ne ha infatti disposto il sequestro cautelare su richiesta della società energetica ucraina Naftogaz, che sta tentando di dare esecuzione a una sentenza arbitrale internazionale che le ha riconosciuto, nel 2023, un risarcimento di 4,22 miliardi di dollari per i beni perduti in Crimea dopo l’annessione russa del 2014. La nave, di proprietà di Rosgidromet, il servizio federale di meteorologia e monitoraggio ambientale ed è utilizzata sia per ricerche polari sia per collegamenti regolari merci-passeggeri tra Murmansk e Barentsburg, si trovava nel porto con a bordo un gruppo di scienziati russi quando è scattato il provvedimento.

La sequenza degli eventi è compressa in pochissimi giorni. Il 31 agosto il tribunale di Nord-Troms e Senja accoglie l’istanza di sequestro presentata da Covington, lo studio legale che sta assistendo Neftogaz nella vicenda e che avrebbe seguito i movimenti della nave “per mesi” in previsione del suo arrivo alle Svalbard. Il 1° settembre la Professor Molčanov attracca a Barentsburg con a bordo un gruppo di scienziati russi. Solo la sera del 2 settembre la notizia del sequestro diventa pubblica e il 3 settembre si susseguono le prime reazioni ufficiali russe, insieme all’annuncio dell’avvio di un’azione legale contro il provvedimento.
La Professor Molchanov fu costruita in Finlandia nel 1983. Porta il nome del meteorologo Pavel Molchanov, inventore della prima radiosonda. Ha un dislocamento di 1.753 tonnellate, una lunghezza di circa 71 metri e una larghezza di 12,8 metri, con un’autonomia di navigazione fino a 70 giorni. Può ospitare fino a 80 persone ed è classificata come nave da ricerca, battente bandiera russa. Dal giugno 2025 affianca all’attività scientifica un servizio regolare di collegamento merci-passeggeri tra Murmansk e Barentsburg: nel 2026 erano previste dieci tratte di andata e ritorno, con a bordo scienziati, minatori, familiari, carichi tecnici e generi alimentari. A organizzare questi trasporti è sempre Arktikugol, la longa manus del governo russo sulle Isole Svalbard.
Una questione legale
Sul piano strettamente formale, quello del sequestro della Professor Molchanov è un caso di esecuzione di una sentenza arbitrale commerciale, non una misura statale contro un’altra nazione: il Ministero della giustizia norvegese ha precisato che la questione riguarda esclusivamente Naftogaz e la Russia e non coinvolge il governo di Oslo, aggiungendo che Mosca ha comunque il diritto di chiedere al tribunale distrettuale un riesame del provvedimento.
Naftogaz aveva già ottenuto in passato il sequestro di due immobili di Arktikugol alle Svalbard e sta attivamente rincorrendo beni russi in varie altre giurisdizioni, tra cui Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Finlandia. Da parte russa, il Ministero della giustizia ha più volte ribadito di non riconoscere la giurisdizione del collegio arbitrale dell’Aia, non avendo preso parte al procedimento che nel 2023 ha portato alla condanna e sostenendo che la Crimea è territorio russo in base al referendum del 2014.
Le accuse di Mosca
Il tono delle risposte russe è stato netto fin da subito. La portavoce del ministero degli Esteri, Marija Zacharova, ha definito il sequestro un atto di “vera e propria pirateria”. L’ambasciatore russo a Oslo, Nikolaj Korčunov, ha chiesto “il rilascio immediato della nave” e garanzie di sicurezza per l’equipaggio e i passeggeri, precisando che Mosca intende procedere per vie legali. Dal Forum economico orientale di Vladivostok, il ministro per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente e dell’Artico Aleksej Čekunkov ha confermato che legali di Arktikugol e legali russi, in coordinamento con l’ambasciata russa a Oslo, stanno preparando un ricorso contro quello che ha definito un “arresto illegittimo”, assicurando al contempo che nave ed equipaggio si trovano “in sicurezza”.
Da parte ucraina, l’amministratore delegato facente funzioni di Naftogaz, Sergej Fedorenko, ha dichiarato che la Russia non può sottrarsi alle proprie responsabilità semplicemente rifiutando di rispettare una sentenza arbitrale internazionale, aggiungendo che l’azienda “continuerà a inseguire i beni russi nel mondo fino al pagamento del risarcimento”.
A dare peso politico alla vicenda è intervenuto lo stesso Vladimir Putin, che il 3 settembre, parlando alla sessione plenaria del Forum di Vladivostok, ha definito il sequestro della Professor Molchanov un atto di “terrorismo di Stato”. Il presidente russo ha accostato l’episodio, nello stesso intervento, alle minacce del presidente ucraino Zelenskij sulla sicurezza dei voli nello spazio aereo russo, facendo rientrare entrambi i casi nella stessa categoria.

Un precedente o un caso isolato?
Naftogaz è a caccia di crediti russi da anni e in più giurisdizioni e le Svalbard non fanno eccezione. Fermare l’unica nave che collega la Russia continentale a Barentsburg, con scienziati a bordo, in un arcipelago il cui statuto giuridico risale a un trattato del 1920 pensato per tenere la sovranità norvegese separata da ogni possibile uso ambiguo del territorio apre però a interessanti spunti di riflessione.
Sul fronte accademico-istituzionale russo, la lettura della vicenda si è rapidamente spostata dal piano giudiziario a quello politico; il sequestro della Professor Molchanov segnalerebbe l’apertura, da parte del cosiddetto Occidente, di un vero e proprio nuovo fronte di contenimento nei confronti della Russia nell’Artico. In questa lettura, la Norvegia non sarebbe che uno strumento di questa linea, di cui condividerebbe attivamente gli obiettivi. È una chiave che si aggiunge, senza sovrapporsi del tutto, a quella “tecnica” fornita da Oslo e a quella più “politica” di Putin e che sposta l’attenzione dalla singola controversia commerciale al più ampio terreno della competizione artica.
Resta da vedere quale delle due letture prevarrà nei prossimi mesi: se il sequestro della Professor Molchanov resterà un episodio isolato, risolto per via giudiziaria con un dissequestro o un ricorso accolto, oppure se si trasformerà in un precedente, richiamato ogni volta che una nave russa attraccherà in un porto straniero, rischiando di rimanervi bloccata.
Tommaso Bontempi
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