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FRAMTours, obiettivo su Tromsø

Dopo la prima parte di intervista, riprendiamo la chiacchierata con Cristian Costa, fondatore e coordinatore di FRAMTours, il nuovo partner di Osservatorio Artico.

“Porta” norvegese all’Artico, Tromsø vive un momento di grande attenzione internazionale. Come hai visto modificarsi la città in questi anni?

“È inutile negarlo: Tromsø nel corso dei secoli è riuscita a mantenere intatta la sua leadership tra le città artiche che possono avere un valore, sia simbolico che pratico, a livello internazionale. Dopo la corsa all’Artico nei primi del Novecento e l’essere base di partenza per le Svalbard per la maggioranza delle spedizioni artiche, di ieri e di oggi, questa città potrebbe quasi arenarsi e lasciarsi cullare dalle onde ed invece ha scelto di essere quel barlume di luce nel cambiamento globale. 

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Dal punto di vista turistico, soprattutto invernale, Tromsø è la città dove l’intero mondo vuole andare. Ma da un punto di vista geopolitico, è forse la chiave di volta negli studi scientifici sui cambiamenti ambientali. Il fatto di avere un filo diretto tra la UiT e l’UniSvalbard (rispettivamente le università di Tromsø e Longyerbyen/Ny Ålesund) vuol dire tanto.

Sul piano mass mediatico, grazie ad Arctic Frontiers la città acquista, anno dopo anno, sempre più valore e importanza sulle scelte e la presentazione dei piani di sviluppo e gestione dell’ambiente (soprattutto artico). Anche dal punto di vista militare Tromsø è estremamente importante, perché, essendo base NATO, la città è considerata un’infrastruttura particolarmente strategica data la sua vicinanza alla penisola russa di Kola, sede della potente flotta settentrionale di Mosca.

Ed è per questo che Tromsø è stata di recente luogo di addestramento per le forze alleate. La scorsa estate diversi sottomarini da attacco rapido, classe Seawolf, specializzati nella raccolta di informazioni, hanno navigato nella zona artica inviando un chiaro segnale alla Russia sulla presenza NATO nella regione

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Per questi due motivi, la città si sta ampliando sempre di più non mi stupirebbe affatto se nei prossimi anni decidessero di tenere qui uno dei tanti summit internazionali sul clima e l’ambiente.

Dalle coste norvegesi alle isole Svalbard, le comunità che abitano da sempre queste aree stanno cavalcando o subendo il cambiamento in atto, da un punto di vista economico, sociale e ambientale?

Fortunatamente alle Svalbard non sono mai esistite comunità indigene e quindi il problema non si pone, mentre invece il problema nel nord della Scandinavia, il problema c’è. Ed è tangibile. La popolazione Sami, che dall’ultima era glaciale a oggi ha sempre vissuto questi luoghi con i loro allevamenti di renne, forse sta patendo più di altri ciò che sta avvenendo.

I Sami hanno trovato un proprio punto d’equilibrio tra l’essere attrattiva turistica e allevatori di renne. In questo modo sono andati a smarrire la loro parte più caratteristica, più autentica, diventando un fenomeno turistico. Ma questo è da un lato un bene, perché si pone attenzione sulle loro battaglie ambientali (vorrei ricordare che tra i Sami di Norvegia e Svezia c’è un aspro conflitto in corso nei confronti della LKAB, la società proprietaria della più grossa miniera di ferra d’Europa e che, volendo ampliarla, porterebbe via ai Sami grandi fette di pascoli per le loro renne).

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Va comunque precisato che la Norvegia è una nazione fortemente contraddittoria: produce petrolio, ma promuove il green; aumenta gli allevamenti di salmone, ma continua a cacciare balene; la polizia non va in giro armata ed è molto socievole, ma possiede uno degli armamenti militari più sofisticati al mondo. Infine, dice che bisogna adoperarsi per salvare l’Artico, ma è la Norvegia il primo Paese a non prendere seriamente in considerazione il problema.

Da fotografo e da antropologo non posso che dire una cosa: una fotografia è bella perché è fatta di migliaia di piccoli dettagli, ognuno di essi perfetto; così come una popolazione funziona bene se a livello micro si è capito come agire per ottenere un ottimo risultato a livello macro.

Quello che vedo io, vivendo questa città da un punto di vista sociale ed economico, è che nessuno ha la minima idea da dove poter partire. O meglio, le idee ci sono, ma sono sparse e senza nessuna guida che possa trainarle.  Per esempio, non ho visto né sentito nessuna delle autorità cittadine promuovere un turismo più sostenibile fra le aziende del territorio.

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Così come non ho ancora percepito la volontà di voler essere ad ogni costo questo cambiamento. La spiegazione che mi sono dato è che probabilmente, Tromsø, è ancora troppo “giovane” per capire come poter agire, e non ha ancora le possibilità per alzare la testa e far sentire le proprie ragioni.

La riconversione professionale di molte parti della società credi possa portare un beneficio al territorio o si rischiano di perdere conoscenze specifiche?

Ritengo che ognuno di noi possa portare un know how del proprio background, sia professionale che personale, nella riconversione della propria identità sul piano sociale. Moltissimi Sami, un tempo allevatori di renne, oggi sono importanti architetti in città o personaggi di rilievo del panorama artistico della città.

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Se tutto ciò possa portare beneficio o meno e troppo presto per dirlo. Sicuramente bisognerà aspettare almeno una dozzina d’anni prima di poter dire qualcosa a riguardo. Quello a cui io assisto quotidianamente è che il fatto di avere in città persone che arrivano da oltre 90 Paesi del mondo, è un’importantissima opportunità di sviluppo della città e dell’intera regione e questo, in parte, si vede giorno per giorno. Ad ogni modo quello che si può già accennare a dire è che, come già ribadito più volte, l’informazione corretta è essenziale. 

Come pensi che cambierà una città come Tromsø nel prossimo futuro?

Onestamente non ne ho idea. Un po’ ho paura e un po’ sono curioso di scoprirlo. Quello che è certo è che la città di Tromsø acquisterà sempre di più rilevanza internazionale sul piano sociale, turistico ed economico, e questo andrà a modificare inesorabilmente il suo volto, nel bene e nel male.

Oggi è ancora una città estremamente sicura dove i bambini possono giocare in strada senza il timore che possano essere investiti da un’auto, così come si può tranquillamente dormire con la porta aperta senza paura che dei malviventi entrino in casa a rubare.

Io mi auguro che da qui ai prossimi 10 anni questa città possa migliorarsi sotto ogni punto di vista, ma al tempo stesso mi piacerebbe potesse continuare a mantenere questo suo aspetto di innocenza e purezza che, ormai quasi dieci anni fa, mi ha fatto innamorare di lei”.

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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