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Un punto sulla linea. Un anno sul Mare del Nord con Dorthe Nors

Dalla punta settentrionale della Danimarca fino alle coste dei Paesi Bassi, ragionando sulla geografia, sull’empatia dei luoghi e sulla Groenlandia, insieme all’autrice del libro “Una linea nel mondo”.

La geografia è tutto

“Per entrare in un punto della linea, creare un’apertura, guardare e imprimere un segno, ci vuole un essere umano. L’anno che viene toccherà a me affondarvi dolcemente la lama della scrittura”.

Dorthe Nors, celebre autrice danese, ci accoglie così, tra gli inizi del suo ultimo libro pubblicato in Italia da Iperborea, “Una linea nel mondo. Un anno sul Mare del Nord“. Una lunga riflessione interiore nel tempo, che si estende lungo i mille chilometri che separano la punta estrema dello Jutland settentrionale, a Skagen, e Den Helder, nei Paesi Bassi. Mille chilometri di mare, che Nors conosce da sempre.

Nata e cresciuta a Herning, ha sempre lavorato nell’ambito della letteratura. Prima come traduttrice, e poi come autrice. Tradotta in tutto il mondo, ha scritto romanzi e raccolte di racconti, e nel 2013 è stata la prima autrice danese ad apparire con un proprio racconto sul The New Yorker. Nors ha lavorato a lungo con gli Stati Uniti, elaborando forti legami con Boston, New York, Los Angeles. E Minneapolis. “Sembra che Donald Trump stia toccando punti a me sempre più cari”, racconta prima di salire sul palco del festival “I Boreali“, a Milano, l’evento organizzato da Iperborea.

Quando la incontro, Nors presenta un piano dettagliato della sua tappa milanese. “Ogni volta che presento un libro in un altro Paese, so che il tempo è poco, e non voglio viverlo solo negli spostamenti e nelle camere d’albergo. I luoghi parlano, e in due giorni qui a Milano vivo già una sensazione di apertura e curiosità. È uno degli aspetti affascinanti di avere casa e identità così lontane dai centri di potere, dalla capitale, dalla vita metropolitana”.

Nel 2013, dopo aver vissuto a lungo a Copenhagen, Nors ha deciso di tornare nello Jutland, in quella lingua di terra che si alza dalle coste europee e punta dritto verso la dorsale della Svezia. Distante qualche ora di macchina dalla capitale danese, lontana dalla vivacità di una città ormai mondiale, connessa e presente. “Ma non è una fuga, non è un rifugio. Semplicemente, ho sempre sentito un forte attaccamento a questi luoghi, ed è stato anche il motivo che mi ha spinto a tornare. E a intraprendere questo viaggio lungo la linea di terra e di mare, che unisce e divide”.

Identità e proprietà

La Danimarca ha solo 6 milioni di abitanti. È un Paese ricco e orgoglioso, che sembra aver scoperto solo di recente di essere al centro del mondo. “Questa storia della Groenlandia e delle minacce di Donald Trump sono state una specie di risveglio per noi. Tutti parlano di terre rare e metalli, è come se anche noi ce ne fossimo accorti solo adesso. Ma i danesi sono compatti, non ci può essere divisione tra noi in queste vicende. E le manifestazioni di piazza lo stanno dimostrando. La Groenlandia per noi è sempre stata un collegamento distante ma presente. Chiunque di noi ha contatti familiari, amici o connessioni con l’isola. E questo non soltanto per una antica colonizzazione, ma perché abbiamo costruito nel tempo fiducia reciproca, scambi, affinità. Siamo lo stesso popolo”.

dorthe nors scrittrice

Quello che sta avvenendo in questo tempo non è certo un momento di cui non si possa tenere traccia. “La parola precisa per questo è: rottura. Non è una transizione, ma una spaccatura totale col passato, con i nostri sentimenti genuini e benevoli nei confronti degli Usa. Ora siamo spaventati, ma anche perplessi e sgomenti. Quanti, dietro Donald Trump, porteranno avanti la sua visione e la sua politica, anche se lui non fosse più Presidente? Questa, è la parte inquietante della storia”.

Questa porzione di mondo, così nascosta e quieta, preda per millenni di tempeste e silenzio, oggi emerge di colpo sulle agende politiche internazionali. Portando più domande che risposte. “I territori, che siano quelli dello Jutland o della Baia di Disko, possiedono un’ampia fetta della nostra anima. Raccontano tesori e meraviglie per chi sa ascoltare, anche se la natura è avara, anche se la sopravvivenza è l’unica strada perseguibile”, continua l’autrice.

una linea nel mondo libro

“Il turismo, ad esempio. Narrare questi luoghi significa anche aprirli al turismo, inevitabilmente. Ma so anche che è un modo per parlare la stessa lingua del lettore, che fondamentalmente sarà una persona che, se legge questo genere di letteratura, sarà tendenzialmente rispettoso dei luoghi incontrerà. Qui sta la sfida, e cioè riuscire a portare questi ragionamenti anche a chi invece preferisce un turismo predatorio, pesante, perché capisca come ascoltare i posti, le persone e le loro memorie”.

La linea e il punto

Chi ha guidato su queste strade della Danimarca settentrionale, sa che un’alba sui fiordi riesce a colpire perché arriva inaspettata e violenta, con i colori che esplodono tra le mille isole frammentate della costa. Un territorio vasto e poco abitato, “che per certi versi potrebbe essere ovunque”, conferma ancora Nors. “Ma che regala emozioni, che l’intelligenza artificiale non può concepire. Il paesaggio è connesso alle esperienze personali, è un membro della famiglia. Lo senti, lo riconosci come tuo”.

“Restando sull’intelligenza artificiale, diciamo cosa manca alla macchina: un corpo. Corpo che noi abbiamo, che percepisce dolore, che sente l’eccitazione e la gioia, che soffre. E che muore. Questa percezione di assoluta insicurezza sotterranea, che accompagna la nostra esistenza, non può che darci quella scintilla per vivere anche una singola linea di terra come casa. E quando espandiamo questa sensazione, sappiamo di essere un punto su quella linea, che dalla tribù diventa umanità, in eterno. Questo per me è il significato di appartenenza”.

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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