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Narvalo, l’unicorno marino dell’Artico!

Gli unicorni esistono davvero? In un mondo magico come quello del Grande Nord pare proprio di sì! Il Narvalo è uno degli esemplari più spettacolari di quella che è la fauna di queste regioni.

Il suo nome deriva dal norvegese narhval – che significa “balena cadavere”! – è un cetaceo simile al beluga, da cui si distingue per la presenza di un dente simile a una vita sulla punta del muso. Immaginate quali miti siano cresciuti intorno alla figura del narvalo, perfetto esemplare di “mostro marino” dei secoli scorsi.

Nel maschio di narvalo il dente fuoriesce dal labbro superiore per formare una zanna in grado di raggiungere i 2,5 metri circa, e raramente si ha lo stesso sviluppo nelle femmine. Il narvalo può raggiungere anche i 5 metri di lunghezza, escusa la zanna. In alcuni casi sono stati avvistati anche sulle coste settentrionali della Gran Bretagna, ma è difficile che i narvali si allontanino dal Mare Artico.

La zanna serve all’animale a disorientare e colpire le sue prede, che poi può più facilmente raggiungere. Brandon Laforest, specialista di specie ed ecosistemi artici per il WWF Canada, spiega perché i narvali sono da sempre considerati una specie misteriosa. “Non saltano come gli altri cetacei, e sono notoriamente timidi“, dice. “Queste osservazioni sull’uso della zanna sono una novità totale“. Studiare il comportamento di questi animali è molto complesso, anche a causa delle latitudini in cui abita e si sposta.

Pare infatti che circa i tre quarti della popolazione mondiale di narvali frequenti le acque dello Stretto di Lancaster, area marina protetta del Canada. Lo studio sui narvali è ancora vago, e alcune teorie vedono la zanna dell’animale usata anche per stimolare la sessualità e come organo sensoriale.

Secondo Focus:

In ogni caso, la funzione della zanna rimane controversa: da un lato la protuberanza ha perso lo strato di smalto esterno più duro e protettivo, e appare sensibile anche agli stimoli minori – non deve essere affatto facile usarla come “spada”. Dall’altra è un chiaro esempio di dismorfismo sessuale: ce l’hanno solo i maschi. Se servisse da termometro, perché le femmine dovrebbero esserne prive?

Il nuovo scopo potrebbe aggiungere un tassello mancante a questo puzzle, sebbene il filmato non sia ancora stato accompagnato da un articolo scientifico e sia dunque passibile di diverse interpretazioni.

Leonardo Parigi © Tutti i diritti riservati

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