Con Roberta Bosu approfondiamo la visione di Antarctic Rights, una progetto che mira a riconoscere personalità giuridica all’Antartide e a trasformare il modo in cui la comunità internazionale decide del suo futuro.
I diritti dell’Antartide
Il 1° dicembre del 2023, in quella che viene celebrata come la giornata mondiale dell’Antartide – in memoria della firma del Trattato Antartico siglato a Washington nel 1959 – nasceva formalmente “Antarctic Rights”.
Questa iniziativa rivoluzionaria per la salvaguardia dell’Antartide e dell’Oceano Antartico, sostenuta da un team internazionale esperti, pone l’obiettivo di condurre una campagna mondiale per il riconoscimento dei diritti giuridici fondamentali della remota (anche se ormai non più come un tempo) regione antartica.
Per farlo si basa anzitutto sull’affermazione dei cosiddetti “diritti della natura” e sulla promulgazione di una vera e propria Dichiarazione sull’Antartide, che mira a promuovere una coesistenza armoniosa tra gli esseri umani e i membri della comunità vivente antartica.
A distanza di soli due anni dalla sua fondazione, il 1° dicembre 2025 Antarctic Rights ha ufficialmente lanciato l’“Alleanza Antartica”, e per approfondire abbiamo voluto intervistare Roberta Bosu – esperta di strategie di comunicazione e Ambasciatrice del Patto Europeo per il Clima per la Commissione Europea, nonché Global Campaign Lead per Antarctic Rights– che guida la campagna di comunicazione per il riconoscimento dei diritti per l’Antartide.
Roberta partiamo dagli albori: come nasce Antarctic Rights, con quale obiettivo e cosa sono i “diritti della natura”?
“Antarctic Rights nasce nel 2021 da una domanda tanto semplice quanto sovversiva: e se applicassimo i diritti della natura all’Antartide?. Da lì ha preso forma un gruppo di lavoro internazionale di circa 25 persone – giuristi ambientali, scienziati polari, rappresentanti di popolazioni indigene, filosofi e attivisti – che ha iniziato a riunirsi regolarmente online, fino al primo incontro in presenza nell’agosto 2023. Il 1° dicembre 2023, nella Giornata mondiale dell’Antartide, questo gruppo ha presentato pubblicamente la prima bozza della Dichiarazione per i Diritti dell’Antartide.”

“L’intento è netto: far riconoscere l’Antartide e l’Oceano Australe come una comunità vivente autonoma, dotata di personalità giuridica a livello internazionale e del diritto di essere rappresentata nelle sedi dove si decide del suo futuro. Oggi, invece, le scelte che riguardano il continente bianco sono prese da 29 Stati, a porte chiuse, e la domanda “cosa è meglio per l’Antartide?” non è il punto di partenza ma, nel migliore dei casi, un vincolo tra gli altri.”
“I diritti della natura sono un movimento giuridico globale che capovolge la prospettiva: la natura non è più un oggetto di proprietà o una riserva di risorse, ma un soggetto di diritto, titolare – tra gli altri – del diritto a esistere, rigenerarsi e evolvere. Oggi esistono centinaia di norme e decisioni giudiziarie che riconoscono i diritti della natura in decine di Paesi, dalla Costituzione dell’Ecuador alle leggi di Bolivia e Panama. Il fiume Whanganui, in Aotearoa–Nuova Zelanda, è stato riconosciuto persona giuridica dopo oltre cento anni di lotte della comunità Māori, il fiume Atrato in Colombia ha ottenuto diritti propri grazie a una sentenza della Corte Costituzionale, e in Ecuador la Pachamama è soggetto di diritto a livello costituzionale.”
“Antarctic Rights porta questo cambio di paradigma a una scala inedita: non un fiume o una foresta, ma un intero continente, l’unico senza popolazione umana permanente, l’unico che non appartiene formalmente a nessuno Stato. Se riusciremo a far riconoscere i diritti dell’Antartide, avremo creato un prototipo di governance ecocentrica che può ispirare la protezione di altri ecosistemi cruciali in tutto il pianeta.”
Quali sono i vostri timori per il futuro dell’Antartide e perché questa terra (e il suo oceano) così remota è tanto importante per noi?
“L’Antartide non è remoto quanto pensiamo. È il motore nascosto del sistema climatico terrestre: regola le correnti oceaniche globali, assorbe calore e carbonio in maniera sproporzionata rispetto alla sua superficie, e custodisce il 90% del ghiaccio e circa il 60% dell’acqua dolce del pianeta . L’Oceano Australe, pur rappresentando circa un terzo della superficie oceanica totale, assorbe più di due terzi del calore antropogenico e metà del carbonio totale assorbito dagli oceani. Ciò che accade in Antartide determina se le nostre città si allagano, se le comunità costiere sopravvivono, se le correnti che nutrono miliardi di persone continuano a funzionare.”
“I nostri timori sono fondati sulla scienza più recente. Uno studio appena pubblicato su Nature Climate Change dal Potsdam Institute mostra che la calotta antartica non è un unico elemento a rischio, ma un insieme di bacini con soglie critiche diverse – e circa il 40% del ghiaccio dell’Antartide occidentale potrebbe essere già destinato a una perdita a lungo termine ai livelli attuali di riscaldamento. Ghiacciai come Thwaites e Pine Island potrebbero aver già superato il loro punto di non ritorno. In Antartide orientale, bacini enormi come Wilkes sono a rischio con riscaldamenti tra i 2 e i 5°C.”

“Ma il problema non è “solo” il clima. Negli ultimi anni il ghiaccio marino antartico ha toccato minimi storici, con estensioni così basse da essere considerate statisticamente estreme senza l’influenza del riscaldamento globale. La pesca industriale di krill – la minuscola creatura alla base della rete alimentare dell’Oceano Australe – sta crescendo rapidamente, mettendo sotto pressione il cibo di balene, pinguini, foche e molte altre specie. A questo si aggiungono un turismo in piena espansione e il rischio che alcune esplorazioni geologiche siano il preludio a future ambizioni estrattive, in contrasto con lo spirito di tutela dell’Antartide. Come ha recentemente ricordato Ricardo Roura,membro di Antarctic Rights, arriva un punto in cui l’interferenza umana con la natura deve fermarsi – e l’Antartide sta chiaramente segnando quel limite.“
L’adozione di una Dichiarazione dell’Antartide che riconosca che tutti gli esseri viventi antartici hanno diritti che l’umanità deve rispettare e proteggere, pone le basi per un’azione collaborativa globale per proteggere l’Antartide, a beneficio di tutti. Cosa prevede esattamente la dichiarazione elaborata dal gruppo di lavoro di Antartic Rights e cosa cambia adesso che è stata sottoposta anche all’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura tramite la “Risoluzione IUCN 054”?
La Dichiarazione dell’Antartide afferma che l’Antartide è un’entità indipendente e autonoma con una personalità giuridica internazionale unica, analoga a quella di uno Stato sovrano . Definisce l’Antartide non come un territorio, ma come una comunità di esseri interdipendenti – il continente, il ghiaccio, il mare, il fondale, l’atmosfera, le specie autoctone e le relazioni tra di esse – che si estende a sud della Convergenza Antartica .
La Dichiarazione riconosce diritti innati all’Antartide e a ogni essere antartico: il diritto di esistere e rigenerarsi; il diritto di essere rispettata come essere; la libertà di essere selvaggia, libera da inquinamento, contaminazione e interferenze umane; il diritto all’autodeterminazione e all’autoespressione. Prevede inoltre che l’Antartide abbia il diritto di essere rappresentata nei processi decisionali umani che la riguardano – dalle COP sul clima ai tribunali – e immagina persino che possa sedere come membro alle Nazioni Unite.
Sul versante dei doveri, la Dichiarazione impone obblighi corrispondenti agli esseri umani, agli Stati e alle istituzioni: rispettare l’Antartide per ciò che è, prevenire violazioni dei suoi diritti, riformare le leggi per consentire la sua rappresentanza legale, e regolare le attività – anche quelle che avvengono al di fuori dell’Antartide – che hanno impatti significativi sul continente .
Per quanto riguarda la Risoluzione IUCN 054: il 14 ottobre 2025, il Congresso Mondiale della Conservazione dell’IUCN ha approvato la mozione “Riconoscimento dei diritti dell’Antartide”. È stato un momento storico. La Mozione chiede alle commissioni e ai membri dell’IUCN di valutare il concetto dei diritti fondamentali dell’Antartide e dei corrispondenti doveri umani, di presentare un rapporto sui progressi, e di promuovere la cooperazione nell’ambito del Sistema del Trattato Antartico per proteggere il valore intrinseco dell’Antartide .
Cosa cambia in pratica? La Risoluzione 054 porta la nostra Dichiarazione da iniziativa della società civile a tema ufficialmente riconosciuto dalla più grande organizzazione mondiale per la conservazione. È stata approvata insieme ad altre quattro mozioni sui diritti della natura e una sull’ecocidio – segnale che la comunità conservazionista globale sta abbracciando un cambio di paradigma: dalla gestione della natura come risorsa al riconoscimento degli ecosistemi come soggetti portatori di diritti.
In che rapporto si pone il movimento Antarctic Rights con l’attuale sistema di governance antartica definito dal sistema del Trattato Antartico?
Questo è un punto fondamentale: Antarctic Rights non nasce per sostituire il Sistema del Trattato Antartico (ATS), ma per completarlo e ispirarne un’evoluzione ormai necessaria. L’ATS, dal 1959, è stato un esempio pionieristico di cooperazione pacifica e di collaborazione scientifica internazionale, e questo va riconosciuto con onestà.
Allo stesso tempo, però, porta con sé limiti strutturali che la nostra iniziativa prova ad affrontare. Primo: l’ATS non ha gli strumenti per gestire davvero la crisi climatica, perché le cause principali – emissioni, estrazione di combustibili fossili, deforestazione – avvengono al di fuori dell’area del Trattato.
Secondo: le decisioni si prendono per consenso tra 29 Stati consultivi, il che significa che basta l’opposizione di uno o due Paesi per bloccare anni di lavoro, come è successo ripetutamente con le proposte di nuove aree marine protette nel Mare di Weddell, lungo la Penisola Antartica e nell’Antartico orientale.

Terzo: la partecipazione pubblica è quasi inesistente. Le riunioni chiave si svolgono a porte chiuse, l’accesso dei media è limitato, e la società civile deve spesso accontentarsi di leggere documenti mesi dopo, quando ormai le decisioni sono state prese. Questo esclude di fatto molte delle comunità che pagheranno il prezzo delle scelte sull’Antartide, pensiamo alle piccole isole del Pacifico o alle comunità costiere che vedranno salire il mare, senza avere voce in capitolo.
Quarto, e forse più importante: il sistema continua a ragionare in termini di interessi degli Stati, non di interessi dell’Antartide come ecosistema vivente. Come ha evidenziato lo Scientific Committee on Antarctic Research, gli ambienti antartici e dell’Oceano Australe stanno cambiando molto più rapidamente della capacità attuale di risposta della governance; serviranno adattamenti e cambiamenti agli accordi che finora hanno richiesto anni per essere negoziati.
La Dichiarazione dell’Antartide vuole proprio questo: offrire una bussola ecocentrica per orientare la riforma della governance, spostando il centro di gravità dalle prerogative degli Stati al benessere intrinseco dell’Antartide e di tutti gli esseri che la abitano.
Il 1 dicembre 2025 è stata ufficialmente lanciata l’Alleanza Antartica: in cosa consiste e quali sono gli step futuri che condurranno alla vera e propria firma della Dichiarazione Antartica il primo Decembre di quest’anno?
“Il 1° dicembre 2025, nella Giornata Mondiale dell’Antartide, abbiamo dato il via ufficiale all’Antarctic Rights Alliance con un lancio globale in simultanea che ha messo in rete comunità ed ecosistemi da ogni angolo del pianeta: da Amsterdam a San Francisco, da Città del Capo ad Auckland, dal Rio delle Amazzoni al Niger, dalle isole del Pacifico fino a Oxford e Londra. È stato un evento potentissimo e molto emozionante: tra musica, poesia, arte e conversazioni pubbliche, centinaia di persone si sono unite – online e offline – per dare voce a un continente che, per ora, non può parlare da sé. Tutti i contributi sono ancora visibili sul nostro sito, nella pagina A Voice for Antarctica.”
“L’Alleanza Antartica è oggi una coalizione in rapida crescita, composta da oltre 300 persone e più di 80 realtà tra organizzazioni scientifiche, giuristi, leader indigeni, artistə, educatori e attivisti, che lavorano insieme per il riconoscimento dell’Antartide come entità giuridica autonoma, portatrice di diritti innati.”

“I prossimi passi sono chiari: nel corso di quest’anno completeremo il testo della Dichiarazione dell’Antartide attraverso consultazioni aperte con comunità, scienziati, popoli indigeni e società civile. Vogliamo che sia un testo vivo e plurale, quindi chiunque è invitato a commentare e contribuire: stiamo invitando individui e organizzazioni a unirsi alla Alleanza, a sostenere la Dichiarazione e ad amplificarne i contenuti tramite progetti creativi, educativi e scientifici.”
“Da poco Antarctic Rights è anche entrata a far parte di Blue Thread, la rete globale di UNESCO-IOC per l’ocean literacy. Perché per noi l’educazione è centrale: vogliamo portare l’Antartide proprio dove oggi non c’è – nelle scuole, nelle università, nelle periferie urbane, nei luoghi dove viene ancora percepita come “un blocco di ghiaccio lontano” e non come qualcosa che incide sulla vita quotidiana.”
“Infine, il nostro orizzonte è un grande evento a Cape Town il 1 dicembre 2026, con una settimana di incontri, arte, musica, dialoghi accademici e momenti pubblici che culmineranno nel Global Signing della Dichiarazione dell’Antartide, ancora una volta nel giorno in cui celebriamo l’Antarctica Day. Sarà un momento corale, non una cerimonia chiusa.”
“In parallelo, porteremo la voce dell’Antartide nei principali spazi decisionali,per inserire il riconoscimento dei diritti dell’Antartide nelle negoziazioni su clima e oceani. L’obiettivo a lungo termine è arrivare a strumenti concreti di implementazione, come un possibile Consiglio Antartico che possa rappresentare gli interessi dell’Antartide nei negoziati internazionali e nei tribunali.”
Cosa è possibile fare, dunque, per supportare Antartic Rights in questa missione e quali sono i vostri auspici per il futuro?
Si può fare molto, e non si tratta solo di “firmare e basta”.
“Un primo passo concreto è unirsi all’Alleanza: è possibile aderire come individuo o come organizzazione, diventando parte della coalizione che sta portando avanti la Dichiarazione e il riconoscimento dei diritti dell’Antartide. È anche possibile “metterci la faccia” partecipando alla campagna “A Voice for Antarctica”: registrare un breve video, condividere una foto, una poesia, un disegno o una storia, così che il racconto di questo continente non arrivi solo da conferenze e policy brief, ma dalle persone comuni in ogni angolo del mondo.”
“Poi c’è ciò che ognuno può fare nel proprio ambito. Insegnanti, scuole e università possono usare i materiali che stiamo preparando per portare l’Antartide nelle classi, nei programmi educativi, nei festival e negli eventi culturali dove oggi non se ne parla quasi mai. Chi lavora in ambito legale, scientifico o politico può integrare la prospettiva dei diritti dell’Antartide nelle proprie ricerche, nei corsi, nei pareri e nelle strategie, contribuendo a preparare il terreno per il riconoscimento formale della Dichiarazione.”
“I nostri auspici? Che, nel giro di pochi anni, parlare di diritti dell’Antartide diventi normale quanto parlare di diritti umani o di diritti delle generazioni future. Che la Dichiarazione venga firmata e poi tradotta in strumenti concreti – come un possibile Consiglio Antartico o altri meccanismi di rappresentanza legale – capaci di dare davvero voce al continente nei negoziati internazionali su clima, oceani e biodiversità.”
“E, soprattutto, speriamo che un giorno si possa dire che l’Antartide non è stata il più grande fallimento collettivo dell’umanità, ma il luogo da cui abbiamo iniziato a cambiare radicalmente il nostro modo di stare al mondo, riconoscendoci finalmente come parte di un sistema vivo e interconnesso.”
Alberto Muzzi