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Antartide, il mondo subglaciale e l’archivio dei ghiacci montani

Fonte: Ice Memory Foundation

Dal progetto Ice Memory, che conserva in Antartide le carote dei ghiacciai montani come patrimonio scientifico globale, alle nuove mappe del paesaggio subglaciale, il continente bianco si conferma un archivio chiave della storia climatica della Terra.

Dalle Alpi al plateau antartico

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è catturata dalle preoccupanti vicende riguardanti la Groenlandia, al polo opposto, in Antartide, la giornata del 14 gennaio 2026 è segnata dall’inaugurazione dell’Ice Memory Sanctuary, il primo archivio per la conservazione dei ghiacci che preserverà i campioni dei ghiacciai montani per le future generazioni di scienziate e scienziati. Situato presso la Stazione italo-francese Concordia, in una grotta scavata cinque metri sotto la superficie di neve compatta, questo archivio conterrà beni che per la scienza sono più preziosi di tutto l’oro, le terre rare e gli armamenti del mondo.

cnr antartide concordia
La stazione Concordia. Foto: PNRA

Il ghiaccio, infatti, è come un disco sul quale è incisa la storia climatica del nostro pianeta. Mostra i livelli di gas serra e inquinanti del passato, e ci aiuta a prevedere il futuro del clima e delle risorse idriche. I ghiacciai, indicatori visibili del riscaldamento globale, sono essenziali per comprendere i meccanismi climatici, sviluppare strategie di adattamento (gestione idrica, infrastrutture resistenti) e valutare l’impatto umano, salvaguardando la nostra sopravvivenza e le risorse future.

E hanno viaggiato molto le prime due carote di ghiaccio, estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia) e dal Grand Combin (Svizzera) per arrivare all’Ice Memory Sanctuary. Prima un lungo tragitto per nave, attraverso il Mar Mediterraneo, l’Atlantico e il Pacifico, l’Oceano Meridionale e il Mare di Ross, a bordo della rompighiaccio italiana “Laura Bassi”, nell’ambito della 41ª campagna del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e poi, una volta sbarcate presso la Stazione Mario Zucchelli, un volo speciale organizzato dall’ENEA.

L’archivio di ghiaccio

Le carote di ghiaccio sono, così, giunte a 3.233 metri di altitudine sul plateau antartico, dove certamente non rischieranno di sciogliersi, dal momento che le temperature in questa parte del globo si mantengono tutto l’anno prossime a -50 °C. “L’apertura in Antartide del primo archivio per la conservazione delle carote di ghiaccio segna un momento storico per il progetto Ice Memory, lanciato nel 2015 da Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università a Ca’ Foscari Venezia con Cnrs, Ird e Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer Institute (Svizzera)” si legge nel comunicato stampa della Ice Memory Foundation.

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Il campo base del CNR sul Grand Combin. Foto di Riccardo Selvatico (CNR-ISP)

E se, all’apparenza, la creazione di un archivio del ghiaccio in Antartide potrebbe apparire come un gesto di “forma”, più che di sostanza, si tenga a mente che il progetto prevede l’acquisizione, nell’arco dei prossimi venti anni, di numerose altre caroti di ghiaccio provenienti da tutto il mondo. L’ambiente è perfetto per la conservazione del ghiaccio e la diffusione dei risultati della ricerca è assicurato dal Trattato antartico, che obbliga i Paesi a condividere i risultati degli studi condotti sul continente.

“Affinché queste carote possano continuare a servire la scienza tra cento anni, devono essere gestite come un bene comune globale. La creazione di un simile modello di governance rappresenterebbe un risultato fondamentale del Decennio delle Nazioni Unite per l’Azione nelle Scienze della Criosfera”, ha dichiarato, infatti, Thomas Stocker, dell’Università di Berna, Presidente della Ice Memory Foundation.

Del resto, i dati sono inequivocabili e oramai tristemente noti. I ghiacciai montani stanno arretrando a una velocità impressionate. Lo studio Community estimate of global glacier mass changes from 2000 to 2023, pubblicato nel 2025 dalla rivista Nature, parla di una diminuzione di massa dal 2% al 39% su scala regionale e di circa il 5% a livello global dall’inizio del secolo.

L’Antartide subglaciale “messo a nudo”

E proprio mentre le carote di ghiaccio alpine vengono collocate di poco sotto alla superficie, nell’archivio della Ice memory Foundation, le profondità del continente antartico vengono per la prima volta svelate da una ricerca condotta dall’University of Edimburgh, finanziata dal Natural Environment Research Council (NERC) del Regno Unito e dalla Evans Family Foundation negli Stati Uniti. Un team internazionale di ricercatori ha utilizzato una nuova tecnica di mappatura, chiamata Ice Flow Perturbation Analysis (IFPA), per identificare le forme caratteristiche della superficie continentale e svelare il mondo subglaciale dell’Antartide nei minimi dettagli.

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Fonte: H. Ockenden, R.G. Bingham, D. Goldberg, A. Curtis, M. Morlighem, “Complex mesoscale landscapes beneath Antarctica mapped from space”, in Science, 2026.

Tale studio, rivela caratteristiche precedentemente sconosciute, tra cui migliaia di colline e valli subglaciali. “Poiché effettuare osservazioni scientifiche attraverso il ghiaccio è difficile, sappiamo meno del paesaggio nascosto sotto l’Antartide di quanto sappiamo della superficie di Marte o Venere. È quindi davvero entusiasmante che questo nuovo metodo ci permetta di utilizzare le misurazioni satellitari della superficie del ghiaccio per colmare tutte le lacune nelle nostre mappe, rivelando nuovi dettagli su catene montuose, canyon e confini geologici”, ha commentato la Dott.ssa Helen Ockenden.

Alberto Muzzi

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Alberto Muzzi
the authorAlberto Muzzi
Avvocato, laureato in Diritto Commerciale Internazionale all’Università di Firenze. Appassionato di viaggi e di scrittura, sono autore del romanzo "L'ultimo continente. Il Protocollo" (Edizioni Clandestine, 2024) che tratta tematiche ambientali e geopolitiche legate al destino dell'Antartide.

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