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Lavrov avverte la NATO: “La Russia fa sul serio nell’Artico”

Un articolo a firma del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ribadisce le priorità artiche del Cremlino e lancia un nuovo avvertimento all’Occidente: “Alle minacce risponderemo anche in maniera asimmetrica”.

La stoccata di Lavrov

Il 31 agosto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha firmato sul portale governativo Arctic.ru un articolo programmatico intitolato “Cooperazione internazionale nell’Artico: sfide e opportunità“. Il testo, uscito alla vigilia dell’apertura dell’XI Forum economico orientale di Vladivostok, non contiene particolari rivelazioni o novità ma illustra una sistemazione ordinata e ufficiale della dottrina artica del Cremlino, ed è per questo che merita attenzione.

La scelta dell’incipit è già degna di nota e richiama una delle notizie dalle alte latitudini che ha fatto più scalpore durante quest’estate. Lavrov non apre con proclami sulla sicurezza o la sovranità, ma con l’arrivo a Murmansk, il 19 agosto, della Xin Xin Hai 1 di NewNew Shipping Line: 29.000 tonnellate di portata lorda, circa 500 container di componentistica automobilistica caricati a Tianjin, giunta dopo circa un mese di navigazione lungo la Northern Sea Route.

Come documentato dall’esperto di settore Malte Humpert, è la prima volta che il porto commerciale di Murmansk movimenta del carico containerizzato giunto dall’Asia per via artica. Per Lavrov quell’attracco segna “l’inizio di una nuova fase di valorizzazione del Grande Nord russo“, una regione dove secondo il ministro si produce almeno il 10% del PIL nazionale e vivono oltre 2,5 milioni di cittadini. Lo sviluppo commerciale della rotta marittima che costeggia l’Artico russo è quindi un aspetto imprescindibile nei piani del Cremlino, che la vede come arteria principale di quel Corridoio di trasporto transartico che sta lentamente costruendo.

Il perimetro delle alleanze

La prima sezione dell’articolo elenca gli interlocutori che Mosca considera alleati nello sviluppo delle regioni artiche, con Cina e India in cima alla lista. La collaborazione con Pechino sulle alte latitudini non è una novità e il ministro degli Esteri russo lo sottolinea ricordando la commissione bilaterale dedicata alla Northern Sea Route e i canali stabili di consultazione tra ministeri degli Esteri; con Nuova Delhi, invece, il dossier artico è stato affrontato più recentemente ma Lavrov tiene a menzionare valutazioni di esperti secondo cui l’Artico potrebbe diventare uno dei settori di punta del partenariato russo-indiano nei prossimi vent’anni.

Vengono poi citati Brasile, Indonesia, Iran e gli altri paesi BRICS, la Bielorussia, lo spazio CSI. Il passaggio più significativo riguarda però Corea del Sud e Singapore, di cui Lavrov segnala l’interesse per singoli progetti artici, nonostante la loro adesione alla campagna sanzionatoria occidentale. Un modo per suggerire che il fronte delle sanzioni sia più fragile di quanto appaia, proprio mentre pochi giorni fa è salpata la prima portacontainer coreana a percorrere la Northern Sea Route.

L’atto d’accusa contro la NATO

Nella seconda parte del testo Lavrov passa alle “stoccate” verso Occidente, sostenendo che i paesi dell’Alleanza Atlantica “conducono alla militarizzazione della regione” e indica come prova l’operazione Arctic Sentry, avviata nel febbraio 2026.

Su questo punto occorre fare una precisazione. Come chiarisce la scheda ufficiale dello SHAPE, Arctic Sentry non è tecnicamente un’operazione ma una enhanced Vigilance Activity guidata dal Joint Force Command di Norfolk, concepita per dare visibilità complessiva su attività nazionali già esistenti e ricondurle a un unico quadro operativo. Sotto quell’etichetta sono quindi state raccolte esercitazioni preesistenti come la danese Arctic Endurance e la norvegese Cold Response.

Va inoltre ricordato che il lancio del febbraio scorso arrivò al culmine della crisi diplomatica generata dalle rivendicazioni di Donald Trump sulla Groenlandia, e che diversi osservatori la lessero anche come strumento per ricomporre una frattura interna all’Alleanza. Lavrov lo considera comunque un dispositivo offensivo rivolto contro i confini settentrionali russi, ma è utile ricostruire la genesi di questo nuovo “ombrello operativo” della NATO per la regione artica.

La difesa dello status quo giuridico

L’accusa verso l’Occidente si estende anche al piano della governance artica e alla cooperazione multilaterale. Il Consiglio Artico è menzionato come l’unica istituzione sopravvissuta, anche se gravemente compromessa dalla politica anti-russa degli altri componenti. Ed è qui che Lavrov ribalta la prospettiva e assicura che “la Russia è pronta a riprendere a pieno i lavori del Consiglio Artico, a condizione che tutte le parti agiscano in buona fede e tengano conto dei legittimi interessi di tutti i partecipanti”. Salvo poi, subito dopo, chiarire che se gli altri partecipanti dovessero continuare a emarginare la Russia, essa avrebbe “tutto il territorio, la logistica, la tecnologia e i partner affidabili necessari per realizzare […] l’agenda artica russa”.

lavrov
Un’immagine che sembra venire da un’epoca fa: i ministri degli esteri del Consiglio Artico, compreso Sergej Lavrov, e i rappresentanti delle popolazioni indigene posano al termine dell’assemblea del 2021, l’ultima che si è tenuta prima dello scoppio della guerra d’Ucraina.

Nel blocco finale del testo Lavrov ribadisce anche che gli spazi marittimi artici sono parte integrante dell'”oceano globale”, soggetti alla Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982 e ai principi della Dichiarazione di Ilulissat del 2008. È una posizione conservativa e coerente con l’interesse russo, perché la UNCLOS attribuisce agli Stati costieri diritti sostanziali sulla piattaforma continentale e, attraverso l’articolo 234, un margine di regolazione unilaterale sulle acque coperte da ghiacci, che Mosca utilizza per imporre tariffe lungo la Northern Sea Route. Qualsiasi nuovo strumento negoziale rischierebbe di erodere quel vantaggio e Mosca non può permetterselo.

La minaccia conclusiva

L’articolo si chiude con un avvertimento che vale più delle sottigliezze giuridiche che lo precedono: secondo Lavrov “il linguaggio delle sanzioni e delle minacce non ha prospettive”, e le azioni ostili riceveranno risposte adeguate, “anche asimmetriche”.

I nostri attuali avversari dovrebbero ormai aver imparato le numerose lezioni della storia e aver compreso che i tentativi di parlare alla Russia con il linguaggio delle sanzioni e delle minacce sono vani. Le azioni ostili e inique hanno sempre ricevuto e continueranno a ricevere una risposta adeguata, comprese misure asimmetriche. La Russia è favorevole a un dialogo costruttivo in tutte le regioni del mondo, ma, quando necessario, difenderemo i nostri interessi nazionali con tutti i mezzi a nostra disposizione.

Sergej Lavrov

Enrico Peschiera

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Autore

  • Enrico Peschiera

    Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati. Genovese e genoano.

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