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Canada chiama Europa: cresce la cooperazione sulla difesa

I primi ministri dei Paesi Nordici e Mark carney al summit dello scorso marzo Foto di The Canadian Press/Adrian Wyld

Nel Grande Nord prende forma un nuovo asse politico e industriale che unisce Canada e Paesi nordici nella difesa e nella sicurezza dell’Artico, segnando un progressivo allontanamento dall’ombrello strategico statunitense e la ricerca di una maggiore autonomia collettiva. E non sono solo “chiacchiere”: La scorsa settimana, Carney ha aperto all’acquisto del caccia svedese Gripen, a scapito degli F-35 americani.

Una cooperazione rafforzata 

Qualcosa, a nord, si sta muovendo. Se ne sono accorti in pochi, eppure negli ultimi mesi c’è un Paese che si sta facendo molto vicino all’Europa e che sembra offrire una sponda amica, un’alternativa agli Stati Uniti di Trump: il Canada

I Paesi del Nord Europa (anche noti come Nordic Five) stanno avviando una cooperazione sempre più stretta con Ottawa per aumentare la produzione industriale militare, a sostegno della difesa collettiva, della sicurezza e della resilienza. Riuniti a Oslo lo scorso marzo, i leader di Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Canada avevano già siglato un’intesa volta a potenziare l’industria bellica, stabilendo appalti per la difesa comuni e nuove collaborazioni nel campo della ricerca. 

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I primi ministri dei Paesi Nordici e Mark Carney al summit dello scorso marzo Foto di The Canadian Press/Adrian Wyld

In quell’occasione, il Primo Ministro canadese, Mark Carney, ha descritto l’accordo come parte di una strategia più ampia intesa a stringere rapporti commerciali con diversi attori regionali, per costruire un “ordine commerciale guidato dai Paesi di media potenza”. Il vertice era stato preceduto da una tappa di Carney a Bardufoss, dove il premier canadese ha osservato l’esercitazione NATO Cold Response insieme al primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e al Cancelliere tedesco Friedrich Merz.

Né con Trump né con Putin

Questo percorso di avvicinamento è una chiara testimonianza degli sforzi canadesi per diversificare le proprie alleanze a seguito delle recenti tensioni con Washington. Non è un caso che il governo di Ottawa stia ponendo sempre più attenzione sulla cooperazione con le “medie potenze” che condividono gli stessi valori, come sottolineato dallo stesso Carney nel suo celebre discorso a Davos. Un discorso già divenuto storico e il cui concetto fondamentale era riassunto in questa frase: “Le potenze di medio livello devono agire insieme, perché se non siamo al tavolo, finiremo nel menù.

Nordici e Canada, attoniti dalle bordate sulla Groenlandia da parte dello storico garante della propria sicurezza (per alcuni, come l’Islanda, unico garante), sembrerebbero quindi orientati a un maggiore coordinamento in materia di difesa. Anche perché che l’Artico sia sempre meno quel luogo di “eccezionalismo” è sempre più chiaro: mentre Trump ha fatto tremare il fronte interno, dall’altra parte “la più grande minaccia alla sicurezza nell’Artico è la Russia”, ha ribadito più volte l’ex governatore della banca centrale canadese. In quest’ottica, i primi ministri avevano anche rinnovato il loro impegno per sostenere economicamente e militarmente l’Ucraina.

Ma Carney non è l’unico premier che ha fatto dichiarazioni di questo peso, che rendono l’idea di quanto l’attuale fase storica sia percepita nel Grande Nord come una vera e propria svolta epocale. La prima ministra danese appena riconfermata, Mette Frederiksen, ha affermato che “il vecchio ordine mondiale non esiste più e probabilmente non tornerà. Dobbiamo quindi costruire qualcosa di nuovo, e deve essere un ordine mondiale basato sui valori in cui crediamo”.

Il tema dei Gripen

Ma l’intesa sulla difesa di marzo è solo una tappa di un lungo avvicinamento fra Canada e nordici. Un caso particolare è rappresentato dalla partnership con la Svezia, una collaborazione per molto tempo limitata agli appalti per la difesa, concentrandosi principalmente sullo sviluppo di aerei da combattimento, tema oggi reso più attuale dalla riflessione canadese sulla possibile alternativa al programma F-35 a favore dei Gripen di Saab.

Nel 2023 il Canada si era impegnato ad acquistare 88 caccia F-35A di Lockheed Martin, ma nel marzo 2025, fra le prime decisioni del suo governo, Carney ha ordinato una revisione formale del contratto, nel mezzo dell’escalation tariffaria con Washington. Oggi Ottawa è vincolata soltanto sui primi 16 esemplari (più altri 14 “prenotati” con pagamenti anticipati), mentre sul resto della commessa si è aperta, appunto, la partita svedese.

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Il caccia svedese Gripen

Saab ha proposto 72 Gripen E/F, 6 velivoli di sorveglianza GlobalEye, circa 12.600 posti di lavoro canadesi, un possibile sito di assemblaggio locale e soprattutto un data center “sovrano” a Montreal, in modo che dati di missione e software dei velivoli restino sotto controllo canadese, ovvero fuori dall’architettura logistica statunitense in cui è integrato l’F-35.

Il 27 maggio Carney ha confermato la trattativa con Saab per cinque-sei GlobalEye, un contratto da oltre 5 miliardi di dollari canadesi. Fonti stampa indicano una flotta mista di circa 30 F-35 e 60 Gripen come soluzione preferita. La discussione tecnica resta aperta, ma ha reso evidente che il vero nodo per Ottawa è la sovranità e la riduzione dell’esposizione strategica al vicino del Sud.

Il caso della Groenlandia 

La Svezia, tuttavia, non è l’unico Paese ad aver rafforzato bilateralmente l’alleanza con il Grande Nord. Proprio dopo le minacce di Donald Trump alla Groenlandia, anche la Danimarca ha chiesto aiuto all’alleato canadese. Già da tempo, sull’isola artica è presente un’unità di riserva delle forze armate canadesi, i Rangers, che detengono una presenza permanente nei territori più inaccessibili. Negli ultimi anni, funzionari danesi e del territorio autonomo si sono consultati con il governo di Ottawa per istituire la propria versione di questo corpo: colloqui che si sono fatti sempre più urgenti a seguito delle pressioni di Washington e della crescente assertività russa nell’Artico. 

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Lo scorso febbraio una delegazione inuit dal Canada si è recata a Nuuk per l’apertura del consolato e per portare la propria solidarietà alla popolazione locale. Christinne Muschi/The Canadian Press

Come affermato da Whitney Lackenbauer, professore presso la Trent University di Peterborough e tenente colonnello onorario dei Rangers, “la retorica proveniente dalla Casa Bianca ha accelerato gli sforzi per respingere l’idea che le comunità artiche abbiano bisogno dell’intervento degli Stati Uniti per essere salvate”. Infatti, “I Paesi Nordici e il Canada si stanno rendendo conto sempre di più di poter collaborare a livello militare e diplomatico per inviare un messaggio che abbia un peso morale”.

L’asse delle rompighiaccio con la Finlandia

A metà aprile è stata poi la volta della Finlandia. Il presidente Alexander Stubb è volato a Ottawa per la sua prima visita bilaterale, primo viaggio ufficiale di un capo di Stato finlandese in Canada in dodici anni. Carney e Stubb, che hanno suggellato l’amicizia anche sul campo di hockey, hanno firmato un Memorandum che inquadra la cooperazione sui rompighiaccio e sulle capacità di navigazione polare, appoggiandosi all’ICE Pact trilaterale Canada-Finlandia-Stati Uniti del 2024, e contestualmente un secondo accordo su tecnologie sovrane e intelligenza artificiale. Sul piano industriale i lavori sono già partiti, con lo scafo del futuro rompighiaccio polare canadese Polar Max in costruzione all’Helsinki Shipyard, oggi di proprietà canadese.

Il ponte verso Bruxelles

C’è infine un livello più ampio, quello della collaborazione con l’Unione Europea. Sempre a Monaco, in febbraio, il Canada è entrato ufficialmente in SAFE (Security Action for Europe), pilastro finanziario del piano Readiness 2030 dell’Unione Europea per la difesa.

Si tratta di uno strumento che permette al Canada di partecipare agli appalti europei e di integrare la propria industria nella catena del valore continentale. È, in altre parole, l’aggancio strutturale a un mercato della difesa che non passa più dagli Stati Uniti. Lo stesso Stubb, intervistato dalla CBC durante la visita di aprile, si è spinto fino a immaginare un giorno il Canada come membro dell’Unione, iperbole indicativa più del clima che di una prospettiva politica concreta.

Uno scenario non più improbabile

Nel loro insieme, gli sviluppi degli ultimi mesi non indicano solo una maggiore cooperazione fra il Canada e i Paesi nordici, ma la definizione di un vero e proprio allineamento politico, che comprende la collaborazione industriale e il coordinamento fra governi diversi. In questo senso, è chiaro che la politica canadese verso i propri vicini e alleati di sempre stia cambiando, sotto i colpi delle dichiarazioni di Trump che vorrebbe farne il 51° Stato dell’Unione (o 52°, visto che anche la Groenlandia è in “coda”).

Se prima la collaborazione poggiava su contratti commerciali e singole partnership, ora la fiducia comune e la compatibilità politica risultano centrali, tanto per Ottawa quanto per gli alleati europei. La creazione di un partenariato a lungo termine, dunque, potrebbe rivelarsi più concreta di quanto fosse immaginabile fino a poco tempo fa.

Nicolò Radice

Enrico Peschiera

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Autore

  • Enrico Peschiera

    Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati. Genovese e genoano.

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