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Tempo previsto: futuro prossimo

Alexandra Land and Prince George Land, Arctic Ocean | Credit: European Union, Copernicus Sentinel-2A

Intervista a Carlo Buontempo, Direttore del programma C3S Copernicus

Sempre più di frequente accade di leggere articoli e reportage da un Artico in fiamme. Il collasso del sistema climatico così come eravamo abituati a conoscerlo, con l’inasprirsi delle peggiori previsioni ambientali. Tuttavia, occorre saper leggere i dati con cura. Per farlo, abbiamo chiesto aiuto al Dott. Carlo Buontempo, Direttore del Copernicus Climate Change Service (C3S), programma gestito da ECMWF per conto dell’Unione Europea.

 

Il tempo in anticipo

Le previsioni meteorologiche sono state una grande evoluzione tecnologica rispetto al passato. Certo, non abbiamo la sicurezza totale su ciò che sarà. Ma siamo ormai in grado di prevedere con accuratezza l’evolversi del tempo meteorologico. E possiamo anche tracciare linee su un orizzonte temporale più ampio.

carlo buontempo«Il motivo per cui faccio questo lavoro», ci racconta Carlo Buontempo, laureato in Fisica a “La Sapienza” di Roma, dottorato all’Università dell’Aquila, «è perché ho sempre pensato che esista una necessità: quella di rivoluzionare l’utilizzo dei dati climatici». Buontempo ci racconta le attività del programma C3S a seguito della diffusione dei dati allarmanti che provengono dalla Siberia a fine giugno. Nel precedente articolo sul tema, “Temperature record nell’Artico“, riportavamo i dati emanati dal Copernicus Climate Change:

la Siberia è vasta e, molti chilometri più a nord-est, il dataset C3S ERA5 ha registrato un’ondata di calore durante la seconda metà del mese che ha portato le temperature medie di giugno in alcune parti della Siberia artica a ben 10° C al di sopra del normale. Inoltre, la temperatura media mensile su tutta l’area è stata superiore di oltre 5° C rispetto al solito, il che infrange il record per i due due giugno più caldi, il 2018 e il 2019, di oltre un grado.

L’Artico nel suo complesso si è riscaldato in modo sostanzialmente più veloce rispetto al resto del mondo. Questo fenomeno – chiamato “amplificazione dell’Artico” – può essere spiegato in parte dai meccanismi di feedback associati alla copertura di neve e ghiaccio, per cui un riscaldamento iniziale provoca un aumento della velocità di fusione, che a sua volta aumenta ulteriormente il riscaldamento. Inoltre, la Siberia è abituata alle temperature estreme, poiché subisce il più grande sbalzo stagionale di temperatura in qualsiasi parte del pianeta.

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La variazione massima media della temperatura è di poco superiore ai 60° C, da circa -40 ° C a gennaio a circa 20° C a luglio, a latitudini vicine a 60 ° N. Questa regione sta quindi vivendo una chiara tendenza al riscaldamento con temperature record nell’Artico, che si estende per diversi decenni ed è anche soggetta a forti variazioni di temperatura.

«Il clima è un’emergenza che dobbiamo affrontare. Il Copernicus Climate Change Service (C3S) rappresenta un primo passo operativo per una corretta gestione e condivisione di dati climatici», racconta Buontempo. «Con oltre 50.000 utenti registrati al nostro database e con 50 terabyte di dati quotidiani, il nostro lavoro contribuisce a creare consapevolezza e a raccontare nel dettaglio ciò che sta realmente accadendo».

 

Tecnologia e ricerca

Conosciamo a memoria le immagini di un Artico che si scioglie, e siamo ormai abituati a vedere rappresentazioni digitali dell’evoluzione climatica. Quanto è importante la tecnologia in questo settore?

«Ognuno di noi sa quanto sia importante l’immagine in senso generale. Per questo è fondamentale avere a disposizione materiale originale in grado di dare risposte chiare alle domande e ai dubbi. Non dobbiamo però cedere al facile rischio dell’emotività. Quante volte abbiamo visto fotografie di boschi in fiamme e di giganteschi iceberg che si staccano dalla banchisa… Ma è importante mettere in relazione la notizia con la serie storica dei dati».

C3S è uno dei sei servizi di informazione tematica forniti dal Copernicus Earth Observation Programme dell’Unione Europea. C3S lavora sulla ricerca sul clima condotta nell’ambito del World Climate Research Program (WCRP) e risponde ai requisiti degli utenti definiti dal Global Climate Observing System (GCOS).

copernicus c3s

«L’evoluzione della componente IT è mostruosa. La velocità di calcolo dei nostri strumenti è impressionante rispetto a ciò che avevamo a disposizione rispetto a dieci, quindici anni fa», prosegue il Direttore del programma C3S. «Questo ci consente di poter calcolare con più precisione la ricostruzione dei dati storici, e grazie alle attività di ri-analisi siamo in grado di processare i dati delle serie storiche con una varietà di circa 400 parametri».

 

Il Copernicus Climate Change Service

Secondo il C3S, lo scorso giugno è stato il più caldo mai registrato, insieme a giugno 2019, con temperature a livello globale in media di 0,5 gradi Celsius superiori alla media 1981-2010.

Nel Data Store del C3S è possibile analizzare nel dettaglio tutte le tematiche e le linee storiche dei dati sul clima. Un’enciclopedia ambientale importante anche per la divulgazione, ma soprattutto per una corretta gestione dei dati.

Troppo spesso, infatti, tendiamo a raccontare le evoluzioni del clima solo in due modi: catastrofi o negazione. L’ampio spettro di opzioni intermedie vengono di fatto annullate, e proprio in questo scenario si attivano le intenzioni di più lungo periodo di servizi come il C3S.

«I climatologi sono diventati in breve tempo scienziati da prima pagina. È un cambiamento storico nella narrazione scientifica, e questo è un buon punto di partenza», conclude Buontempo.

«Ma ciò che è più complesso, anche se più funzionale secondo la mia idea, è che i dati climatici diventino sempre più accessibili, facili da leggere, legati alla nostra quotidianità. Solo così avremo davvero coscienza di ciò che facciamo e che possiamo fare, altrimenti resteranno dibattiti distanti dalla vita di ognuno di noi».

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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