Il varo di Nave Quirinale, la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore della Marina Militare, segna un passaggio chiave nel programma di ammodernamento della flotta italiana, tra ricerca scientifica e sicurezza della navigazione.
La Marina riparte da NIOM
È stata varata oggi a Riva Trigoso Nave Quirinale, la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (NIOM) della Marina Militare Italiana, che entrerà in servizio nel secondo semestre del 2027. Alla cerimonia di varo hanno partecipato i Sottosegretari di Stato alla Difesa, l’Onorevole Matteo Perego di Cremnago e la Senatrice Isabella Rauti, insieme al Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto.
Nave Quirinale opererà a favore della comunità scientifica nazionale, nell’ambito delle attività di enti di ricerca e università, e nel quadro della cooperazione internazionale promossa dalla International Hydrographic Organization (IHO). Una vocazione che conferma il ruolo tradizionalmente “duale” delle unità idro-oceanografiche: strumenti militari, ma al tempo stesso piattaforme di conoscenza, misurazione e condivisione dei dati.
Il progetto nasce dall’esigenza di dotare la Marina di una piattaforma moderna, in grado di rispondere alle nuove esigenze operative e scientifiche. L’unità sostituirà infatti la storica Ammiraglio Magnaghi, la prima unità idro-oceanografica progettata e costruita interamente in Italia per la Marina Militare nel 1975. Pensata anche per le future campagne artiche del programma High North, Nave Quirinale è destinata a diventare la piattaforma di riferimento della Marina Militare per la ricerca e l’osservazione alle alte latitudini.
Una nave pensata per “leggere” il mare
Nave Quirinale rappresenta un deciso salto generazionale rispetto alla precedente unità. Lo scafo supera i 110 metri di lunghezza e i 19 metri di larghezza, con un dislocamento a pieno carico di circa 6.400 tonnellate. L’impostazione generale privilegia il lavoro scientifico: il ponte di castello si estende per circa due terzi della lunghezza della nave, mentre a poppa trova spazio un’ampia area di lavoro di circa 550 metri quadrati, dedicata alle operazioni con strumenti, sensori e veicoli subacquei.

La propulsione è completamente elettrica, basata su un sistema integrato che consente una gestione flessibile ed efficiente dell’energia di bordo. Quattro gruppi diesel-generatori alimentano una rete elettrica centrale, dalla quale dipendono sia la propulsione sia i sistemi di bordo. La spinta è affidata a tre propulsori azimutali Kongsberg, affiancati da propulsori prodieri che permettono alla nave di mantenere una posizione estremamente precisa in mare.
In termini pratici, questo significa che Quirinale può restare ferma sul punto di misura anche in condizioni meteo-marine difficili, un requisito fondamentale per le operazioni idrografiche e oceanografiche di alta precisione. La nave potrà raggiungere una velocità massima di circa 15 nodi e disporrà di un’autonomia di circa 7.000 miglia nautiche a 12 nodi, garantendo missioni di lunga durata. L’equipaggio sarà composto da circa 85 persone, con la possibilità di imbarcare fino a 60 tra ricercatori e tecnici, mentre una struttura sanitaria di bordo garantirà capacità di primo intervento e supporto medico.
Droni, sensori e gestione dei dati
La dotazione scientifica comprende ecoscandagli multibeam, profilatori acustici e sistemi per la rilevazione magnetometrica, gravimetrica e radiometrica, utili per lo studio dei fondali e del sottosuolo marino. Particolare attenzione è stata dedicata all’integrazione di droni, sia aerei sia subacquei. A bordo sarà presente anche un veicolo subacqueo autonomo (AUV), impiegabile per rilievi batimetrici in aree dove la nave non può spingersi, ad esempio in presenza di ghiaccio.

Infine, il sistema di gestione operativa sviluppato da Leonardo permetterà di coordinare sensori, strumenti scientifici e operazioni di bordo attraverso un’unica piattaforma digitale. La scelta di mantenerlo “non classificato” consentirà di utilizzare e condividere i dati raccolti non solo in ambito militare, ma anche scientifico, sempre in ottica di “dual-use” citato in precedenza.
Con il varo di Nave Quirinale, l’Italia si dota di uno strumento che non serve solo a “navigare”, ma a comprendere il mare in profondità. In un’epoca in cui il dominio marittimo passa sempre più dalla conoscenza dei fondali, delle correnti e dei dati ambientali, questa nuova unità si colloca come un tassello chiave anche per la proiezione scientifica e strategica del Paese, dall’area mediterranea fino alle soglie dell’Artico.