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La visione della Scozia per l’Artico

A seguito dell’edizione di COP26 a Glasgow, abbiamo intervistato Angus Robertson, Cabinet Secretary for the Constitution, External Affairs and Culture del governo Sturgeon. Ecco la visione della Scozia per l’Artico.

A New European Gateway

Angus Robertson, classe 1969, entra nello Scottish National Party nel 1984. Giornalista di affari esteri, Robertson lavora anche per il Parlamento scozzese come consulente, prima di essere eletto alla Camera dei Comuni nel 2001 dove è portavoce dell’SNP per la Difesa e le Relazioni Internazionali.

Robertson viene poi eletto come membro del Parlamento scozzese nel maggio 2021, ed è attualmente Ministro del governo di Edimburgo con delega agli affari esterni (incluse le relazioni post-Brexit), Indipendenza e cultura.

Qual è l’eredità di COP26, ospitata in Scozia, e cosa può cambiare a livello nazionale in termini di consapevolezza delle persone riguardo alle discussioni ambientali?

“Nonostante la Scozia non sia stata un attore formale delle negoziazioni, il governo di Edimburgo ha giocato un ruolo di grande visibilità, e si è dimostrato proattivo durante il summit. Come co-chair europea della Under2 Coalition, abbiamo lavorato in modo creativo per incoraggiare impegni più ambiziosi da parte di altri Stati e regioni al fine di tradurre in misure concrete gli Accordi di Parigi.

angus robertson MP

Abbiamo anche cercato di fare da ponte, amplificando le voci di chi resta fuori dalla sala delle trattative. Ad esempio, la nostra Dichiarazione sull’uguaglianza di genere e il cambiamento climatico (Glasgow Women’s Leadership Statement on Gender Equality and Climate Change) è stata firmata da oltre 30 leader mondiali, inclusi i primi ministri di Islanda e Danimarca.

Abbiamo sostenuto le nostre ambizioni con investimenti concreti, incluso un contributo di 2 milioni di sterline sul concetto di “Community Resilience” e per riparare perdite e danni in alcune delle comunità mondiali più colpite dai cambiamenti climatici. Allo stesso fine, il 7 novembre abbiamo lavorato con l’Inuit Circumpolar Council per celebrare insieme la Giornata Internazionale della Cultura Inuit a Glasgow. 

COP26 è stata anche una piattaforma eccezionale per scambiare conoscenza e competenze con i Paesi che condividono le ambizioni “net zero” della Scozia. Abbiamo promosso un ricco programma di eventi nel Padiglione Nordico organizzato dal Consiglio dei Ministri Nordici, con temi che spaziavano dal ripristino delle torbiere e dall’acidificazione degli oceani alle isole a emissioni zero e alla tecnologia climatica

Come governo, abbiamo co-sponsorizzato il padiglione della criosfera per promuovere discussioni sugli effetti del cambiamento climatico sulle regioni ghiacciate del nostro pianeta, compreso l’Artico. Essendo la nazione non-artica più settentrionale del mondo, la Scozia è profondamente consapevole che i drammatici cambiamenti che stanno avvenendo nell’estremo Nord hanno conseguenze dirette e immediate sulle nostre comunità, specialmente nelle aree costiere.

Per questo motivo alla COP26 la Scozia ha aderito alla coalizione 50×30, un’alleanza tra istituti di ricerca e governi sensibili all’imperativo di ridurre le emissioni del 50% entro il 2030. Tra i membri della coalizione ci sono anche Danimarca, Finlandia e Svezia.

La conferenza sul clima ha spinto ancora più in avanti la Scozia sul tema ambientale, anche se negli ultimi anni già molto è stato fatto. Abbiamo dimezzato le nostre emissioni dal 1990 e ci siamo impiegati per legge a raggiungere emissioni zero entro il 2045. Nel 2020 le energie rinnovabili hanno generato il 97% del nostro consumo lordo di energia, e continuiamo a investire in nuove tecnologie pulite.

La recente apertura del più grande parco eolico galleggiante al mondo al largo della costa di Aberdeen lo dimostra. Tuttavia, sappiamo che resta ancora molto da fare, e COP26 ci ha permesso di catalizzare impegni trasversali in tutti i settori economici e sociali scozzesi per raddoppiare i nostri sforzi. Abbiamo già annunciato nuovi investimenti nella tecnologia dell’idrogeno, nell’agricoltura sostenibile e nei trasporti a basso impatto ambientale, solo per citarne alcuni.

In che modo è cambiato l’approccio di Edimburgo all’Artico alla luce della nuova strategia europea per la regione polare?

Sebbene purtroppo la Scozia non sia più un membro dell’Unione Europea, vogliamo mantenere forti legami con l’Europa, contribuendo in modo proattivo all’agenda comunitaria. Per questo abbiamo risposto alla consultazione pubblica promossa dall’Unione Europea in merito alla sua nuova strategia artica.

Arctic Connections, il nostro documento programmatico per l’Artico, sottolinea come l’essere membri dell’UE abbia giovato fortemente alla cooperazione della Scozia con i Paesi dell’Artico. Ad esempio, abbiamo tratto grandi benefici dalla nostra partecipazione ai programmi di ricerca e cooperazione territoriale finanziati dall’UE, come Horizon2020 ed il Northern Periphery and Arctic (NPA). Ancor oggi, il 40% di tutti i progetti finanziati tramite l’NPA ha almeno un partner scozzese. 

Il nostro governo ha accolto con favore la nuova strategia dell’UE per l’Artico, e sostiene un ruolo forte dell’Unione Europea nella cooperazione e nella governance regionale artica. L’area sta affrontando sfide ambientali drammatiche ed è al centro di crescente attenzione geopolitica.

Lavorando in stretta collaborazione con le comunità artiche, comprese le popolazioni indigene, l’UE può continuare a essere una forza positiva, contribuendo alla resilienza, alla stabilità e alla sostenibilità della regione. Come indicato nel nostro documento programmatico, il governo scozzese rimarrà pronto a contribuire alle politiche artiche e nel frattempo continuerà a sottolineare i benefici di un ritorno a pieno titolo della Scozia nella famiglia europea.

Il governo scozzese punta molto sull’Artico per gli investimenti e la crescita economica. Ci sono nuovi sviluppi da sottolineare in questo senso?

Gli ultimi anni hanno visto un ulteriore aumento della cooperazione tra Scozia e Artico. Ciò è particolarmente incoraggiante poiché la base di partenza era già molto elevata. C’è una crescente consapevolezza in Scozia delle molte sfide e ambizioni che abbiamo in comune con i Paesi artici. Dopotutto, questi sono alcuni dei nostri vicini più immediati nonché partner di lunga data. Lavoriamo insieme da secoli in numerosi settori, dalla tradizionali industrie ittiche alle più avanzate tecnologie satellitari.

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Nicola Sturgeon sets out Scotland’s Arctic ambitions. Photo: Arctic Circle

I Paesi artici rappresentano quasi un terzo delle esportazioni totali della Scozia, e sono tra le fonti d’investimento principali  nella nostra economia. Il volume di questa cooperazione commerciale è rispecchiata da stretti partenariati accademici, culturali e governativi che a loro volta hanno spesso sbloccato nuove opportunità economiche.

Per rafforzare questi collegamenti e aumentare ulteriormente la visibilità della Scozia nella regione nordica, il governo scozzese sta lavorando sull’apertura di une nuovo Innovation and Investment Hub a Copenhagen nella primavera del 2022. Entrerà a far parte della nostra crescente rete di uffici internazionali, che include presenze in altre nazioni artiche come il Canada e gli Stati Uniti.

Da una prospettiva scozzese, il futuro dell’Artico è considerato una sfida o un’opportunità politica ed economica?

Il governo scozzese resta impegnato nell’affrontare l’emergenza climatica e nel contribuire agli sforzi internazionali volti a ridurre il riscaldamento globale. Questa è la nostra prima e principale preoccupazione. Dobbiamo proteggere il futuro dell’Artico e delle sue comunità. La Scozia possiede l’esperienza e la tecnologia per svolgere un ruolo importante in questi sforzi, e ciò può anche aprire opportunità commerciali.

Detto questo, la Scozia rimane idealmente posizionata sia su un asse verticale (dall’Artico europeo all’Europa centrale) che orizzontale (dall’Artico settentrionale al Nord America) per fungere da hub marittimo per nuove rotte commerciali. Il nostro ultimo quadro di pianificazione nazionale, attualmente in fase di consultazione, sottolinea che i porti delle isole settentrionali e occidentali possono affermarsi come hub logistici e di trasporto marittimo in area sub-artica, anche per le operazioni di trasbordo da nave a nave.

Scozia artico
Fonte: www.arcticportal.org

Il nostro documento programmatico per l’Artico formula proposte per una maggiore cooperazione con l’Artico intorno alle numerose sfide che condividiamo con gli altri partner regionali. La Scozia, con 96 isole abitate e il 97% del suo territorio classificato come rurale, ha molto in comune con i Paesi artici. Abbiamo anche alcune delle regioni meno densamente popolate d’Europa. Possiamo e dobbiamo lavorare insieme per sviluppare soluzioni comuni a problemi condivisi; ad esempio in relazione allo sviluppo rurale sostenibile, alle soluzioni energetiche per comunità locali, ai servizi sanitari digitali e alla connettività.

Come ha affermato il nostro Primo Ministro Nicola Sturgeon alla conferenza dell’Arctic Circle Assembly, “l’impegno della Scozia nei confronti dell’Artico non è semplicemente frutto di cortesia diplomatica, è, a nostro avviso, una necessità pratica”. Sono impaziente di continuare questo grande e importante lavoro in vista della prossima COP27.

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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