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Pyramiden, la città fantasma delle Svalbard

L'insediamento abbandonato delle Svalbard

Le ghost-town sono sempre state molto affascinanti, e negli ultimi anni è fortemente aumentato anche il turismo per i luoghi abbandonati, fossero città o siti industriali. Andiamo alla scoperta di Pyramiden, la città abbandonata dei minatori russi.

 

Un tuffo nel passato

L’insediamento di Pyramiden (in russo Пирамида) si trova nelle isole Svalbard, in Norvegia. Per essere più precisi, l’impianto è situato nell’isola di Spitsbergen, la più estesa dell’arcipelago artico. La cittadina è stata una comunità abitata dai minatori russi fino al 1998, prima di essere abbandonata.

Affacciata sulla baia di Adolfbukta, Pyramiden ospita oggi alcuni servizi turistici. Fondata nel 1910 dai minatori svedesi, passa di mano nel 1927, alla compagnia mineraria sovietica Russkij Grumant. Grazie al Trattato delle Svalbard, la base fu utilizzata dall’Unione Sovietica fino al 1991. Il Trattato, infatti, era stato firmato il 4 febbraio 1920 e decretava che, nonostante la sovranità delle isole spettasse alla Norvegia, la zona andasse demilitarizzata, concedendo a tutti i Paesi firmatari la possibilità di avviare attività commerciali.

Pyramiden
Di Prillen – Opera propria, CC BY-SA 3.0, www.commons.wikimedia.org

I firmatari del Trattato erano ben quattordici. Oltre alla Norvegia e all’Unione Sovietica figuravano nell’accordo anche gli Stati Uniti, la Danimarca, la Francia, il Giappone, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna, la Svezia, l’Irlanda e… l’Italia!

Le miniere di carbone delle Svalbard rappresentavano una risorsa molto vantaggiosa per l’area, e Mosca decise di investire nella zona. Pyramiden fu rasa al suolo dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, e dopo il conflitto la Russia decise di ricostruire tutte le abitazioni, dotando l’insediamento di servizi essenziali alle famiglie: una scuola, un asilo, una piscina ad acqua di mare riscaldata, un ospedale, un cinema, palestre e una biblioteca.

 

Crescita e caduta dell’insediamento

Fu tra gli anni Sessanta e Ottanta che la cittadina riuscì a crescere fino al migliaio di abitanti. La posizione era ideale, e Mosca decise di investire anche nella costruzione di una piccola sede distaccata del KGB, anche perché non era necessario un visto d’ingresso per entrare a Pyramiden – a differenza del resto del territorio sovietico.

In circa quarant’anni di estrazione, Pyramiden produsse circa 9 milioni di tonnellate di carbone, di cui 1 milione restò sull’isola per il sostentamento della città. Quando l’Unione Sovietica implose i finanziamenti crollarono, e le complesse attività estrattive cessarono. La chiusura di Pyramiden seguì anche la tragedia aerea del charter proveniente da Mosca, che si schiantò il 29 agosto 1996 sulla montagna di Operafjellet. Sul volo gli abitanti di Pyramiden erano 130, e la disgrazia colpì profondamente la comunità, anche a livello numerico. 

Visitare Pyramiden è come entrare in una macchina del tempo. Architettura, monumenti e spazi comuni sono ancora com’erano un tempo. Una specie di museo sovietico fermo nel tempo. Oggi l’insediamento rappresenta un’attrattiva turistica notevole per le Svalbard, con la statua di Lenin a sorvegliare la città e il ghiacciaio Nordenkiöld.

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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