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Il nuovo Libro Bianco sull’Artico norvegese

Nuove prospettive per le aree settentrionali di Oslo

Dopo 9 anni il Parlamento norvegese vara un nuovo documento politico. Il nuovo Libro Bianco sull’Artico norvegese mette nero su bianco l’importanza strategica del Nord per il futuro nazionale.

La mossa di Oslo

Il 27 novembre scorso è stato presentato il nuovo documento al Parlamento norvegese, a seguito di due anni di lavoro e di ascolto con le realtà locali delle regioni settentrionali. “Ensuring that North Norway is a strong, vibrant region is important not only for the north, but also for the country as a whole. This is the message of the eight Government ministers who presented the new white paper on Norway’s Arctic policy today“, recita il lancio ufficiale del Libro Bianco.

People, opportunities and Norwegian interests in the Arctic“. Questo il titolo scelto per il testo, che diventa quindi la nuova stella polare politica per Oslo sul tema. «È di vitale interesse per la Norvegia che le relazioni tra i popoli e i Paesi vicini siano buone e che l’ambiente naturale sia usato in modo responsabile e gestito in modo efficace», ha commentato la Primo Ministro Erna Solberg.

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«È di vitale interesse per la Norvegia che i giovani possano perseguire un’istruzione, trovare opportunità di lavoro rilevanti e continuare a vivere nel Nord della Norvegia. Investire nella popolazione della Norvegia settentrionale è un investimento cruciale per la sicurezza nazionale». Rivedi l’evento completo

Investimenti e sicurezza

Il Libro Bianco si divide in sei capitoli fondamentali, oltre ad avere al suo interno specifici focus sulla sostenibilità, gli oceani, le popolazioni indigene, sport e cultura:

  • Foreign and security policy
  • Climate change and the environment
  • Social development in the north
  • Value creation and competence development
  • Infrastructure, transport and communications
  • Civil protection and emergency preparedness

«Il mondo è cambiato dalla pubblicazione dell’ultimo Libro Bianco, nove anni fa», ha sottolineato Eriksen Søreide, Ministro degli Esteri norvegese. «Era necessario aggiornare la nostra strategia alle sfide chiave e alle opportunità del Nord. La situazione della sicurezza è cambiata notevolmente dal 2011, e si rendeva quindi necessaria una revisione complessiva. E questo tema ha segnato una parte importante del lavoro di stesura».

Se cultura, sport e opportunità di lavoro per le generazioni più giovani sono obiettivi importanti e strategici per la nazione, affinché le regioni settentrionali non si spopolino ma, anzi, siano più attraenti, nel documento si fa particolare riferimento anche a impresa e business.

“It is about innovation, entrepreneurship, access to capital and about exploiting the many opportunities arising in connection with the transition to a green economy, particularly in the aquaculture sector. The business sector in North Norway has performed well in recent years, and the region experienced higher average growth than the rest of the country in the decade before the pandemic. The Government is seeking to build on this”, ha detto Iselin Nybø, Ministro del Commercio e dell’Industria.

Soft e Hard Power til nordmannen

Nelle 193 pagine del documento troviamo la parola “Sicurezza” ben 182 volte. Sikkerhet intesa come certezza economica e conservazione ambientale, certo. Ma anche e soprattutto una rinnovata visione complessiva della geopolitica regionale. Nel Libro Bianco possiamo leggere: “Una situazione di politica estera e di sicurezza più impegnativa, nel Nord, richiede che si fissi una linea di Difesa rafforzata e credibile in collaborazione con i nostri alleati e i nostri partner”.

E ancora: “Il Governo sta investendo nelle Forze Armate nella Norvegia settentrionale. Una parte significativa della struttura operativa di esse si trova nella regione”. Le forze armate norvegesi constano di circa 38.000 unità, oltre a poter disporre di circa 30.000 riservisti. Oltre il Circolo Polare Artico ha sede la “Brigata del Nord”, che rappresenta la punta di diamante delle capacità militari del Paese scandinavo.

A metà ottobre la Norvegia ha dato alle stampe un nuovo “Long Term Plan for the Norwegian Armed Forces“. Il piano, che ha un orizzonte temporale di circa otto anni, prevede una spesa per la Difesa di 8,3 miliardi di corone norvegesi nel 2024 (circa 800 milioni di euro) oltre il bilancio di quest’anno. La maggior parte degli investimenti sarà concentrata sulla parte settentrionale della Norvegia, dove la Brigata del Nord verrà rafforzata con un nuovo battaglione, e dove la Finnmark Land Defense riceverà nuova potenza di fuoco.

Preservare la cooperazione

Ma il nuovo Libro Bianco della Norvegia non riguarda solo armi e munizioni. Anzi: “La Norvegia ha [ottenuto] una vasta esperienza e buoni risultati nel bilanciare i nostri interessi nel Nord. Il governo continuerà e rafforzerà la cooperazione e la costruzione della fiducia attraverso misure e priorità concrete”.

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Arctic Council Ministerial Rovaniemi 2019, Lappi Areena. Photo: Jouni Porsanger / Ministry for Foreign Affairs of Finland

“Occorre comunicare che la cooperazione funziona: con l’aumentare dell’interesse internazionale per l’Artico, c’è una tendenza crescente a descrivere l’Artico come un’area teatro di conflitti. […] Gli scenari caratterizzati da conflitti di interesse vengono enfatizzati unilateralmente, mentre gli schemi di collaborazione che funzionano da decenni vengono ignorati o descritti come superati“.

La cooperazione internazionale e il grande lavoro fra parti anche avverse – sulla carta – è un unicum politico che caratterizza la regione artica. Norvegia e Russia, che rispondono a schemi diversi e che spesso si sono stuzzicate a vicenda negli ultimi anni, sono ad oggi partner solidi a livello regionale. E proprio qui occorrerà analizzare al meglio le evoluzioni, perché il particolare equilibrio che mantiene l’ordine nell’Artico riesca a farsi dinamico e restare tale.

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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