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La NATO sconfina nel mare russo

A photo taken September 5 in the Norwegian Sea shows the Arleigh-Burke class guided-missile destroyer USS Ross (DDG 71) conducting a refueling at sea with the British RFA Tidespring (A136) replenishment tanker, and Royal Navy frigate HMS Sutherland (F81). (Christine Montgomery / U.S. Navy via The Independent Barents Observer)

Esercitazione congiunta nella ZEE al largo delle coste russe

Siamo abituati a leggere di aerei o di sottomarini della Federazione Russa che entrano nelle acque e nello spazio di altri Paesi. Come in un gioco delle parti, il copione si ripete identico o con poche sfumature diverse. Ma questa volta è diverso.

Ritorno al Mare di Barents

Erano oltre vent’anni che navi da guerra della NATO non conducevano operazioni di sicurezza marittima così a Oriente. Nei giorni scorsi, infatti la fregata norvegese KNM Thor Heyerdahl ha solcato il Mare di Barents accompagnata dal cacciatorpediniere statunitense USS Ross (classe Arleigh Burke), dalla British Royal Navy Auxiliary RFA Tidespring e dalla fregata britannica HMS Sutherland.

Il convoglio marittimo viene supportato da velivoli di pattuglia danesi, con la missione di esercitarsi a Nord del Finnmark e della penisola di Rybachy, in Russia. Un’operazione che ha sicuramente fatto alzare qualche sopracciglio a Mosca, visto che – sebbene le navi operino in acque internazionali a più di 12 miglia nautiche dalla costa – l’area si trova all’interno della zona economica esclusiva della Russia.

Nello scorso maggio la Sesta Flotta degli Stati Uniti era entrata nel Mare di Barents insieme a un’unità britannica. Un momento particolare, visto che da oltre tre decenni la Marina Militare statunitense non appariva in questo spazio. Pochi mesi fa la Norvegia decise di non partecipare alla spedizione. In una dichiarazione al The Barents Observer, il Ministro della Difesa Frank Bakke-Jensen riferì: «Vogliamo che le forze norvegesi partecipino a questo tipo di attività quando si svolgono al largo della costa norvegese».

Carta di Laura Canali – 2018 © Limes

Che cosa è cambiato

Oggi Oslo ha rivisto la sua posizione. Non solo partecipa con una fregata, ma naviga anche a Est della ZEE norvegese. L’attività del Paese scandinavo rientra pienamente nelle sue prerogative di membro della NATO, essendo la missione marchiata dall’Alleanza Atlantica. Ma se gli Stati Uniti hanno affidato a Oslo il ruolo di “guardiano” dell’area – proprio per monitorare le attività russe – allo stesso tempo la Norvegia si esercita sull’equilibrismo regionale.

Rune Jakobsen, Capo del Norwegian Joint Headquarter (NJHQ, il centro di comando operativo delle forze armate norvegesi), ha riferito: «La Norvegia non vuole provocare la Russia. Dobbiamo mantenere una bassa tensione nel Nord. Se operiamo insieme alle Forze americane o ad altre Forze alleate al di fuori delle basi sottomarine russe di Kola, questo potrebbe contribuire a innalzare le tensioni».

Per Mosca, quest’area assume una rilevanza strategica determinante. Qui trovano spazio i missili balistici della Flotta del Nord e i sottomarini della Marina russa, e qui sono installati diversi siti di stoccaggio per le testate nucleari. La stessa penisola di Rybachy, chiamata anche “Penisola dei pescatori”, forma una linea costiera protettiva a ridosso del Mare di Barents.

KNM Thor Heyerdahl

Tutti gli attori coinvolti nell’esercitazione tengono a sottolineare l’assoluta tranquillità della missione, sottolineando il carattere pacifico del convoglio. Ma l’evoluzione delle manovre regionali è sul tavolo sia di Mosca sia di Washington.

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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