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Il nuovo rumore dell’Artico

Un idrofono viene calato nell'Atlantico settentrionale. (Foto di Dave Mellinger, Oregon State University)

Il cambiamento climatico modifica radicalmente il paesaggio sonoro dell’Artico, ghiacci più fragili e oceani più caldi minacciano la comunicazione delle specie marine. Nelle acque dell’Oceano Artico c’è molto più rumore di prima.

Il suono del Grande Nord

L’Artico non sta cambiando soltanto nel suo aspetto visibile, oltre alla riduzione della banchisa, all’aumento delle temperature e all’allungamento della stagione di navigazione, sta cambiando anche qualcosa di meno immediato ma altrettanto cruciale: il suono.

Negli ultimi decenni il riscaldamento dell’Artico ha raggiunto ritmi impressionanti, con temperature che aumentano fino a quattro volte più velocemente rispetto alla media globale. Questo fenomeno, noto come amplificazione artica, sta trasformando profondamente gli ecosistemi marini. Un recente studio pubblicato nel volume The Effects of Noise on Aquatic Life IV ha analizzato proprio questa dimensione spesso trascurata, il paesaggio sonoro sottomarino dell’Artico.

Un oceano sempre più rumoroso

Il mare non è mai silenzioso. Sotto la superficie esiste un ambiente acustico complesso composto da suoni naturali, vento, ghiaccio che si rompe, correnti marine, e da suoni biologici prodotti dagli animali. A questi si aggiungono sempre più spesso i rumori antropici, navi, motoslitte, trivellazioni e attività industriali.

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Nello studio, i ricercatori hanno confrontato i dati raccolti nel febbraio 2014 e nel febbraio 2024 nella baia di Cambridge Bay, nel Nunavut canadese. Utilizzando idrofoni installati sotto il ghiaccio, il team ha registrato un aumento significativo dei livelli sonori in quasi tutte le frequenze analizzate. Il dato più interessante riguarda le basse frequenze, quelle utilizzate dal merluzzo artico (Boreogadus saida) per comunicare durante la riproduzione. In questa banda sonora specifica, i livelli acustici sono aumentati di circa 4 decibel in dieci anni. Può sembrare poco, ma in ambiente marino anche variazioni relativamente piccole possono modificare in modo sostanziale la capacità degli animali di percepire segnali acustici.

Il ghiaccio che si rompe “parla” più forte

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, l’aumento del rumore non sembra essere stato causato principalmente dal traffico umano. Durante il periodo analizzato, infatti, i ricercatori hanno rilevato persino una lieve diminuzione dei rumori prodotti dalle motoslitte rispetto al 2014. La causa principale dell’aumento dei livelli sonori sembra invece essere legata ai cambiamenti fisici dell’ambiente artico stesso.

Il ghiaccio più sottile e fragile produce più crepe e fratture, generando rumori impulsivi molto intensi. Inoltre, la diminuzione dello spessore della banchisa rende più facile la propagazione dei suoni prodotti dal vento sopra il ghiaccio. Anche l’aumento della temperatura dell’acqua gioca un ruolo importante, infatti acque più calde modificano la propagazione del suono e ne riducono l’assorbimento, permettendo alle onde acustiche di viaggiare più lontano. In pratica, l’oceano artico sta diventando un ambiente acusticamente più “trasparente”.

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Nave Alliance vista dai ghiacci durante la missione High North 24 della Marina Militare © Istituto Idrografico della Marina

Gli impatti sull’ecosistema

Tra le specie più vulnerabili a questi cambiamenti c’è il merluzzo artico, considerato una specie chiave dell’ecosistema polare. Questo piccolo pesce rappresenta una fonte alimentare fondamentale per foche, balene, uccelli marini e numerosi predatori artici. Dipende però strettamente dalla presenza del ghiaccio marino, che utilizza come habitat e rifugio durante le prime fasi di vita. Ma la ricerca evidenzia anche un altro aspetto meno noto, durante la riproduzione questa specie produce particolari suoni, definiti “grunt”, una sorta di brontolio a bassa frequenza che probabilmente serve a coordinare l’attività riproduttiva.

Il problema è che questi richiami acustici si sovrappongono alle frequenze dei rumori ambientali e antropici. Se il rumore di fondo aumenta troppo, i segnali possono essere mascherati, rendendo più difficile per gli individui comunicare tra loro. Fenomeni simili sono già stati osservati in altre specie di merluzzo dell’Atlantico, dove il traffico navale riduce la distanza efficace della comunicazione sonora. Nell’Artico, dove le condizioni ambientali stanno cambiando rapidamente, gli effetti potrebbero essere ancora più marcati.

Un ecosistema che cambia anche “all’orecchio”

L’aspetto forse più interessante dello studio è che mostra come il cambiamento climatico non agisca soltanto attraverso l’aumento delle temperature o la perdita di ghiaccio, ma anche modificando l’intero equilibrio sensoriale dell’ecosistema. Gli animali marini dipendono fortemente dal suono, specialmente in un ambiente spesso buio e coperto dal ghiaccio. L’acustica rappresenta uno strumento essenziale per orientarsi, trovare cibo, evitare predatori e riprodursi, alterare il paesaggio sonoro significa quindi modificare in maniera drastica il funzionamento stesso dell’ecosistema.

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Un idrofono viene calato nell’Atlantico settentrionale. (Foto di Dave Mellinger, Oregon State University)

I ricercatori sottolineano inoltre che in futuro l’Artico potrebbe diventare ancora più rumoroso di quanto non sia già adesso. La riduzione della banchisa favorirà infatti l’espansione delle rotte commerciali e l’arrivo di nuove specie provenienti da sud, alcune delle quali particolarmente “sonore”. Uno degli elementi più innovativi di questa ricerca è l’utilizzo del monitoraggio acustico passivo come strumento per osservare gli effetti del cambiamento climatico. Attraverso gli idrofoni, gli scienziati possono registrare in modo continuo ciò che accade sotto il ghiaccio, ottenendo informazioni preziose non soltanto sui livelli di rumore, ma anche sulla presenza delle specie e sulle condizioni ambientali.

Secondo gli autori, questa è la prima ricerca che confronta direttamente il paesaggio sonoro artico nello stesso luogo a distanza di dieci anni durante il periodo invernale. I risultati mostrano chiaramente che il cambiamento climatico sta lasciando una firma acustica sempre più evidente nell’Oceano Artico, e forse è proprio questo il punto centrale: il cambiamento climatico non si vede soltanto nei ghiacci che scompaiono, si “sente” anche molto chiaramente.

Pietro Boniciolli

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Autore

  • pietro boniciolli

    Sono laureato in gestione sostenibile dell’ambiente montano presso l’Università di Bolzano e ho una grandissima passione per le scienze polari. Attualmente lavoro come guida Turistica in una grotta sul Carso Triestino, adoro fare trekking e sport di squadra

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