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La Russia e la Difesa dell’Artico

Le linee strategiche a pochi mesi dalla Presidenza dell'Arctic Council

Quando sentiamo parlare di Difesa nella regione, il pensiero vola subito alle coste militarizzate della Russia. Eppure, i diplomatici russi aprono a una più stretta collaborazione fra le Forze Armate nella regione.

La Presidenza dell’Arctic Council

Il prossimo maggio la Russia inizierà il suo biennio 2021-2023 di Presidenza dell’Arctic Council, il foro internazionale per la cooperazione della regione. Un organismo particolare, che oggi rappresenta la massima autorità intergovernativa nell’Artico. Oggi la Presidenza è rappresentata dall’Islanda, che cederà il testimone alla riunione ministeriale in programma proprio a Reykjavík.

Nikolay Korchunov, Ambassador-at-Large for the Arctic, ha spiegato al quotidiano russo Kommersant i punti-chiave della Presidenza che avrà Mosca, sottolineando un passaggio che potrebbe risultare molto importante per la stabilità regionale.

“Our country firmly maintains the line of diplomatic solutions to all controversial issues, including territorial and other disagreements, as registered by the five Arctic coast states in the Ilulissat Declaration of 2008. We see no reason to raise the issue of militarization separately as a part of the Council’s chairmanship.”

Chi ha paura della Russia?

Primo obiettivo della missione diplomatica rappresentata anche da Korchunov? Lo sviluppo sostenibile. Una banalità, verrebbe da dire, in un momento storico in cui “sostenibilità” è diventata una parola di uso ricorrente in ogni ambito. Ma da sottolineare se consideriamo l’intera cornice del discorso.

Dobbiamo migliorare le condizioni di vita della popolazione che abita in questa regione“, ha argomentato Korchunov. “È necessario adeguare la vita nell’Artico al cambiamento climatico, andando a preservare la biodiversità e uno sviluppo sostenibile anche in termini di estrazione delle risorse naturali“.

Ma oltre alle questioni socio-economiche, una delle più complesse domande a cui rispondere è: esiste un rischio di potenziale scontro fra le potenze artiche? Una questione che esula dalle competenze dell’Arctic Council, che non ha fra le sue attività la sicurezza regionale in termini militari.

Rinnovare il dialogo

Presumiamo che sia un dato di fatto che non ci sono problemi nell’Artico che richiedono una soluzione militare“, racconta a Kommersant l’Ambasciatore. E aggiunge:

«Russia supports resuming the annual meetings of the Chiefs of the Armed Forces in the Arctic states in order to prevent deterioration of the military policy situation in the Arctic. This would be an effective measure to build trust and security in the region.

As a first step towards resuming this format, it would be possible to consider the option of organizing a dialogue on the level of military experts from the Arctic Council’s member states, where issues such as establishing operative cooperation in order to prevent incidents in waters outside territorial zones could be discussed».

Gli incontri, sospesi ormai 7 anni fa, potrebbero essere una prima occasione di distensione sul tema. Nonostante i fronti opposti, la Russia lavora a stretto contatto con altri Paesi, fra cui membri della NATO, nell’ambito dell’Arctic Council. Sullo sviluppo sostenibile appunto, ma anche sulla pesca e sulla ricerca scientifica. La Difesa, tuttavia, è ben lontana da un discorso congiunto.

Apertura e riarmo

Alle domande della giornalista di Kommersant, Nikolay Korchunov prosegue analizzando il fatto che i cambiamenti climatici in corso chiaramente aprono scenari nuovi. E che le minacce di un potenziale conflitto non arrivino solo da una singola parte.

Negli ultimi cinque anni, i Paesi membri della NATO hanno raddoppiato le loro esercitazioni militari nell’Artico“, aggiunge il diplomatico, che sottolinea come anche Paesi non-artici e Paesi neanche membri NATO abbiano partecipato a tali attività. “The voyage into the Barents Sea early May 2020 by NATO forces consisting of American and British vessels under the pretext of ‘securing the safety and freedom of navigation of trade’ was clearly provocative”.

Se partiamo dal presupposto che la regione artica significa più del 10% del PIL nazionale russo e rappresenta il 20% delle esportazioni di Mosca, appare chiaro perché la Russia voglia investire così tanto nella Difesa e nei grandi progetti di sviluppo. Non tanto per creare una minaccia dunque, quanto piuttosto per rivendicare una sovranità territoriale ed economica. Pronta a essere difesa con ogni mezzo.

Per saperne di più, consigliamo la visione dell’incontro “Artico, la nuova frontiera (?)”, del festival Italia chiama Artico.

Leonardo Parigi

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Leonardo Parigi
the authorLeonardo Parigi
Sono Laureato in Scienze Politiche Internazionali all’Università di Genova e di Pavia. Sono giornalista pubblicista, e collaboro con testate nazionali sui temi di logistica, trasporti, portualità e politica internazionale.

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