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Meloni a Oslo, l’energia alla base di un’alleanza più ampia

Foto: Governo italiano

Prima visita ufficiale di un presidente del Consiglio italiano in Norvegia dopo quasi quindici anni. Nella conferenza stampa di Meloni con Jonas Gahr Støre il gas resta il punto di partenza, ma il baricentro si sposta su materie prime critiche, difesa, subacquea e spazio. Con un riferimento diretto al giacimento di Fen e uno sguardo all’Artico sempre più conteso.

Una visita che colma un vuoto

Giorgia Meloni è atterrata a Oslo poco prima delle 16 di giovedì 17 settembre, per un colloquio faccia a faccia con il primo ministro Jonas Gahr Støre seguito dai colloqui allargati alle delegazioni e dalle dichiarazioni congiunte alla stampa. “Sono quasi 15 anni che un Primo Ministro italiano non fa una visita ufficiale qui a Oslo”, ha esordito la premier, precisando che si è trattato della prosecuzione di un lavoro avviato da tempo, dopo la visita di Støre in Italia dello scorso anno e la missione di Antonio Tajani a Oslo di giugno.

Proprio a giugno la Farnesina aveva ospitato il Business Forum Italia-Norvegia, con oltre duecento rappresentanti istituzionali e imprenditoriali e la ministra del Commercio e dell’Industria norvegese Cecilie Myrseth. Le tre direttrici individuate allora, marittimo, difesa ed energia, sono le stesse che a Oslo hanno strutturato il bilaterale. E non a caso, a seguire la premier in Norvegia c’erano anche i rappresentanti dei campioni nazionali dell’industria Leonardo, Fincantieri e Saipem.

Il gas come punto di partenza

Sul piano energetico il dato è noto e Meloni lo ha ricordato in apertura: la Norvegia è il quarto fornitore di gas dell’Italia. Il peso di Oslo sulla sicurezza energetica continentale è però molto più ampio di quanto comunichi la sola quota italiana. Dal 2024 le esportazioni norvegesi hanno raggiunto 117 miliardi di metri cubi, pari a circa il 30% dell’intero fabbisogno dell’Unione Europea, sostituendo di fatto la Russia come principale fornitore europeo. Oltre al gas, la Norvegia produce circa 2 milioni di barili di petrolio al giorno, eppure – raccontano i media locali – non mancano nemmeno lì le polemiche per il prezzo dei carburanti e per le accise elevate, riaccese dopo due settimane di lutto nazionale per la morte di re Harald V

Il viaggio di Meloni aveva quindi come obiettivo principale quello di rinsaldare un’alleanza strategica nel campo dell’approvvigionamento energetico, in un momento in cui le ricche risorse norvegesi fanno gola a molti. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Italia (e non solo) ha ridotto drasticamente gli acquisti da Mosca e aumentato quelli da Oslo. Un legame industriale che passa soprattutto da Vår Energi, la società controllata da Eni che opera sulla piattaforma continentale norvegese. Ma ora, con la crisi di Hormuz che imperversa e che ha drasticamente ridotto le forniture del Golfo, una su tutti quella del Qatar, l’Italia si trova costretta a cercare alternative.

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Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, e il Primo Ministro del Regno di Norvegia, Jonas Gahr Støre, hanno incontrato i rappresentanti di aziende italiane e norvegesi. Foto: Governo italiano

La premier ha insistito però sull’allargamento della cooperazione ad altri settori strategici. “Porto a casa da qui una relazione molto forte”, ha detto, descrivendo una partnership che si estende dal piano tecnologico a quello industriale e politico, con un riferimento diretto al dossier Artico.

L’Artico entra nel discorso

Il riferimento all’Artico non poteva che arrivare in un anno simbolico, quello del centenario della trasvolata del dirigibile Norge, compiuta nel 1926 da un equipaggio italo-norvegese guidato da Umberto Nobile e Roald Amundsen. Anniversario celebrato lo scorso maggio dalle delegazioni italiane e norvegesi che si sono ritrovati a distanza di un secolo alla Baia del Re, Svalbard, il punto di partenza del dirigibile prima di affrontare la traversata del Polo.

Quella eredità è oggi la base del pilastro meno visibile ma più continuo del rapporto bilaterale fra Italia e Norvegia, la cooperazione scientifica e la presenza italiana alle Svalbard con la Stazione Artica “Dirigibile Italia”, che precedono di decenni l’attuale asse energetico e industriale. Meloni lo ha ricordato così: “Siamo eredi di una grande storia comune, che sono molto orgogliosa di ricordare. Quella spedizione non fu solo una straordinaria impresa di esplorazione, ma un esempio di cooperazione scientifica fra le nostre nazioni”.

Il primo ministro norvegese Store ha accolto il riferimento della premier dicendo che “Siamo alleati Nato e da 120 anni abbiamo rapporti diplomatici. Apprezziamo che l’Italia con la sua collocazione e identità mediterranea abbia un modo per guardare cosa succede in Europa” e ha aggiunto che grazie alla sua “diplomazia moderna, contiamo sull’Italia per capire cosa succede nell’Artico”.

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Foto: Governo italiano

Difesa, subacqueo, spazio e materie prime

Sul piano industriale, Meloni ha indicato come settori di collaborazione le tecnologie avanzate, le materie critiche, lo spazio e la dimensione sottomarina, richiamando la comune appartenenza alla famiglia atlantica e la complementarità delle competenze industriali.

Ha citato come esempio la fusione tra Saipem e la norvegese Subsea7, destinata a creare un gigante globale dei servizi energetici offshore. Støre, dal canto suo, ha valorizzato l’impegno di Eni nella ricerca e nell’esplorazione di gas in Artico, definendola una partner di competenze rilevanti, e ha parlato di “molte potenziali partnership” ricordando i centoventi anni di relazioni diplomatiche fra i due Paesi.

Uno dei passaggi più significativi della conferenza stampa ha riguardato invece le materie prime critiche. Meloni ha citato per nome il giacimento di Fen, nel Telemark, indicandolo come un’opportunità concreta per costruire catene di approvvigionamento più corte e meno esposte agli shock esterni.

Lo scorso aprile il governo norvegese ha assunto il controllo diretto nel processo di pianificazione del progetto, trasformando una questione industriale in una priorità di sicurezza nazionale. Fen è il più grande deposito di terre rare d’Europa, con stime aggiornate a 15,9 milioni di tonnellate di ossidi, di cui circa il 19% costituito da neodimio e praseodimio, i materiali dei magneti permanenti per motori elettrici, turbine eoliche e sistemi di difesa avanzati. La produzione è prevista verso la fine del 2031.

Russia, Ucraina e le proposte di von der Leyen

Ed è dalle materie prime critiche che Meloni è poi passata al tema più importante, quello della sicurezza. sono “niente – ha rimarcato – si può fare se non si controllano le materie prime critiche, o comunque si rimane esposti. Riguarda la questione della difesa, dello spazio sottomarino e dello spazio“.

Sulle tensioni con Mosca la premier ha scelto una linea di “contenimento”. Ha riconosciuto il moltiplicarsi delle provocazioni russe delle ultime settimane, attribuendole alla necessità di Putin di spostare l’attenzione da un andamento del conflitto diverso da quello promesso, ma ha sostenuto che reagire andrebbe più a vantaggio di Mosca che dell’Europa.

E infine ha ribadito il sostegno all’ipotesi di un inviato europeo per l’Ucraina, sottolineando che Paesi come Regno Unito e Norvegia non dovrebbero essere esclusi da tale iniziativa. Più cauta, invece, la reazione alle proposte avanzate da Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione, in particolare sul Consiglio di sicurezza europeo e sul meccanismo modellato sull’articolo 4 del Trattato NATO, dove Meloni ha chiesto di “evitare duplicazioni”, pur mostrandosi aperta al coinvolgimento di partner strategici come Canada e Norvegia.

Enrico Peschiera

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Autore

  • Enrico Peschiera

    Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati.

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