L’estate del 2026, dal punto di vista del clima, ha battuto nuovi allarmanti record, mostrando un innalzamento drastico delle temperature. La diagnosi, che altrove è più immediata, in Artico è un po’ più complessa.

Un caldo tra i più caldi dall’inizio delle misurazioni

Sarà difficile dimenticarsi delle torride temperature di quest’estate. L’Europa Occidentale ha vissuto il giugno più caldo mai registrato a livello regionale, e il secondo più caldo a livello globale. Le conseguenze sono state devastanti, soprattutto nei paesi meridionali. Lo scorso 24 Giugno, la Francia ha conosciuto la giornata con la temperatura più alta mai misurata nel paese. Nella penisola iberica, oltre che nel sud della Francia, le onde di calore hanno fomentato incendi boschivi prolungati. In Ungheria, un nuovo record è stato registrato a fine Giugno vicino alla capitale Budapest. Nello stesso mese, i Paesi Bassi hanno diffuso un allarme rosso in otto province diverse.

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Anomalie della temperatura superficiale del mare, giugno 2026. ECMWF/Copernicus Climate Change Service

Tra Giugno e Luglio, anche il mare è stato travolto da temperature fortemente anomale. A livello globale, l’estate 2026 è stata la più calda mai misurata, raggiungendo la media di 21.11 gradi Centigradi. Da noi, il Mediterraneo occidentale ha rilevato un aumento delle temperature superficiali fino a 6 gradi Centigradi, specialmente nel Golfo di Lione su cui le coste Francesi affacciano. Ancor peggio, il 70% del Mediterraneo orientale ha vissuto almeno un’ondata di caldo marino. Nel nord Europa, anche il Mar Baltico e il Mare del Nord hanno risentito delle alte temperature, con anomalie rilevate già dal mese di Maggio.

Con il caldo, cambiano molte abitudini

Gli impatti del caldo estremo non si riversano solamente sui luoghi. L’aumento delle temperature costringe tanto gli animali quanto le persone ad adottare nuove strategie per adattarsi ad un ambiente radicalmente diverso da quello che hanno sempre conosciuto. L’esempio più ripreso quest’estate riguarda le quasi quaranta persone morte in Francia per ipotermia o annegamento dopo essersi rifugiate in corsi d’acqua poco sicuri per la balneazione. Allo stesso tempo, gli incendi boschivi hanno costretto all’evacuazione più di 300 mila persone.

L’aumento delle temperature disturba soprattutto le fasce costiere, dove comunità ed ecosistemi stanno mutando le loro secolari abitudini. Le specie marine non autoctone prendono il posto di quelle che migrano verso nord, in cerca di un clima più fresco. Nel Regno Unito, ad esempio, alcuni pescatori hanno osservato i polpi decimare i granchi della zona. Altrove, le meduse, che amano ambienti caldi e con poco ossigeno, hanno invaso le zone costiere, mettendo in crisi il settore turistico. Nel frattempo, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie ha avvertito del pericolo di malattie trasportate proprio dall’acqua.

In Artico, la diagnosi è un po’ ostica

Senza troppe sorprese, l’Artico non ha fatto eccezione. Secondo le rianalisi di ERA5, circa il 12% dell’Artico ha conosciuto le temperature più calde dal 1950, mentre solamente l’1% dell’area ha registrato l’estate meno calda. La Siberia è stata particolarmente coinvolta: la Penisola di Yamal, ad esempio, ha raggiunto i 28.3 gradi Centigradi lo scorso 25 Giugno, che sembra essere la temperatura più alta mai registrata a queste latitudini. Indubbiamente, l’estremo Nord ha riscontrato l’estate più piovosa (e nevosa) dal 1950.

Nel mese di Luglio, l’estensione del ghiaccio marino era quasi il 10% in meno della media 1991-2020, conquistandosi l’ottava posizione dall’inizio delle misurazioni. Seppur lontano dal primato del 2020, che rimane in cima alla classifica con il 13.8% di ghiaccio marino in meno, i valori di quest’estate erano comunque molto vicini ad altri anni peggiori. Misurare quanto ghiaccio marino sia andato perduto quest’estate è difficile. Alcuni approcci che stimano l’estensione del ghiaccio marino sono le analisi a microonde passive e le osservazioni satellitari. Tuttavia, soprattutto in estate, la concentrazione di ghiaccio nelle aree marginali è così bassa che rischia di ingannare le rilevazioni. Inoltre, il ghiaccio che si fonde in superficie viene spesse volte catalogato come assente. Dato che una determinata area, per essere inclusa nelle misurazioni, deve essere occupata almeno per il suo 15% da ghiaccio, piccole differenze possono dunque essere piuttosto significative.

Chiara Ciscato

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Autore

  • Laureata in Climate Studies all’Università di Wageningen, in Olanda, amo lavorare in un ambiente professionale che risponda anche alla mia ambizione personale di portare il cambiamento climatico alle persone. Nell’ultimo periodo di ricerca accademica ho approfondito e ampliato mio interesse specifico nel contribuire a costruire qualcosa di socialmente tangibile

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