All’Arctic Circle Assembly di Reykjavík hanno avuto sempre più spazio le discussioni sul ruolo degli stati non artici nella governance dell’Artico. L’Italia è stata una dei protagonisti, così come la Corea del Sud, di cui abbiamo parlato con Jihoon Jeong del Korea Arctic Research Consortium.

L’Italia all’Arctic Circle

La tredicesima edizione dell’Arctic Circle Assembly, la più grande conferenza internazionale dedicata all’Artico, si è svolta a Reykjavík dall’8 al 10 ottobre. Quest’anno l’evento ha richiamato oltre 2.500 partecipanti da più di 70 paesi, mentre più di 700 esperti sono intervenuti in circa 200 sessioni dedicate a ricerca scientifica polare, politica, sicurezza, popoli indigeni, comunità artiche ed economia.

L’Italia era rappresentata a livello governativo dal sottosegretario agli Affari esteri Massimo Dell’Utri e da Agostino Pinna, inviato speciale della Farnesina per l’Artico.

Nel suo intervento in sessione plenaria, Dell’Utri ha affermato che i cambiamenti in corso nell’Artico hanno un impatto sempre più significativo anche sull’Italia, aggiungendo che la regione è ormai di fatto il confine settentrionale dell’Europa, così come il Mediterraneo ne è il confine meridionale. Il sottosegretario ha ribadito l’impegno italiano nella regione, ricordando il Polar Dialogue dell’Arctic Circle ospitato a Roma a inizio marzo e il prossimo appuntamento del Polar Dialogue, in programma a Bolzano il 17 e 18 febbraio 2027.

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Foto: Farnesina

Pinna ha preso parte alle sessioni dedicate al coinvolgimento degli Stati non artici nella regione, tra cui “Arctic governance: best practices for non-Arctic states” e “The role of non-Arctic actors in Arctic governance”, sottolineando l’approccio equilibrato dell’Italia alla governance artica e il ruolo della cooperazione scientifica tra Stati non artici.

Scienza e spazio in vetrina

Anche la collaborazione scientifica e le iniziative politiche hanno bisogno di essere raccontate, come dimostra la mostra “Looking Beyond”, inaugurata a Reykjavík da Dell’Utri e promossa dall’Ambasciata d’Italia a Oslo con la Farnesina, l’Agenzia Spaziale Italiana e Telespazio. I visitatori hanno potuto scoprire risultati e prospettive del programma spaziale italiano, a partire dalle immagini satellitari della costellazione COSMO-SkyMed. Il Politecnico di Torino e il Consiglio Nazionale delle Ricerche erano anch’essi presenti con uno stand su SUSTAIN-ARCTIC, un programma di ricerca finanziato dall’Unione Europea che nei prossimi anni studierà come promuovere la ricerca a impatto climatico zero nelle regioni artiche e subartiche.

Alla conferenza erano rappresentate anche numerose istituzioni italiane, tra cui il Ministero della Difesa, l’Aeronautica Militare, l’Istituto Geografico Militare, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), l’Università Ca’ Foscari Venezia, il Centro Addestramento Alpino dell’Esercito, Eurac Research, la Divisione Spazio di Leonardo, la Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, l’Istituto Affari Internazionali, ADVANT Nctm e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

La prospettiva coreana

“Lo scambio di informazioni è un elemento chiave della cooperazione scientifica internazionale, senza il quale è impossibile interpretare correttamente i cambiamenti climatici globali. In questo processo la collaborazione tra ricercatori polari è decisiva”, spiega il professor Jihoon Jeong del Korea Arctic Research Consortium.

Durante la sessione “Arctic governance: best practices for non-Arctic states”, co-organizzata da Osservatorio Artico e dal Korea Arctic Research Consortium, Jeong ha spiegato che l’Artico è una regione in rapidissima trasformazione e che per comprenderne i processi serve la collaborazione di scienziati di tutto il mondo. Per questo i ricercatori coreani lavorano a programmi congiunti di raccolta dati su atmosfera, oceano e ambiente insieme a colleghi di Stati Uniti, Canada, Norvegia, Danimarca, Groenlandia, Isole Fær Øer, Svezia, Islanda, Italia e Germania, oltre che con ricercatori cinesi e giapponesi.

L’Artico, osserva Jeong, “è collegato al resto del mondo attraverso gli oceani Pacifico e Atlantico. Nella ricerca sul versante atlantico la cooperazione scientifica europea ha un ruolo particolarmente importante, mentre la Corea del Sud si concentra, tra l’altro, sulla produzione di dati ambientali e climatici di lungo periodo per la regione artico-pacifica.”

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© Osservatorio Artico

Cooperare richiede continuità

Degli effetti positivi di una cooperazione di lungo periodo ha parlato anche Gosia Śmieszek-Rice, vicesegretaria dell’Arctic Monitoring and Assessment Programme (AMAP). Tra le conclusioni più importanti del panel, ha spiegato, c’è la constatazione che una cooperazione significativa e un impegno autentico nascono soltanto da contatti regolari e duraturi. Una partecipazione efficace ai lavori del Consiglio Artico e dei suoi gruppi di lavoro, tra cui la stessa AMAP, richiede inoltre un sistema capace di tenere insieme interesse politico e potenziale scientifico.

“Dall’inizio della pandemia, nel 2020, le condizioni per la cooperazione sono cambiate radicalmente“, ha aggiunto. “In precedenza, man mano che nuovi paesi entravano nel gruppo degli osservatori, potevamo incontrarci di persona e sviluppare gradualmente la collaborazione. Non è sempre stato facile, ma avevamo la possibilità di un contatto diretto. La pandemia ha spostato online gran parte di queste attività”. Un ulteriore e grave colpo è arrivato con l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, che secondo Śmieszek-Rice ha messo in seria difficoltà l’intero sistema di cooperazione.

Olaf Hajnosz

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Autore

  • olaf hajnosz

    Sono uno studente del programma di doppio titolo di laurea magistrale in Relazioni Internazionali e Diplomazia Pubblica, gestito congiuntamente dall'Università Jagellonica di Cracovia e dall'Università degli Studi di Siena. Attualmente sto redigendo la mia tesi di laurea magistrale sulle relazioni sino-russe nell'Artico nel XXI secolo. Sono inoltre membro dell'Association of Polar Early Career Scientists (APECS).

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