Cinque anni dopo l’ultimo aggiornamento, l’Unione europea presenta una nuova strategia per l’Artico. Dalla sicurezza marittima alla connettività digitale, passando per le materie prime critiche e le comunità locali, Bruxelles ridefinisce le proprie priorità alla luce del nuovo contesto geopolitico e delle sfide che interessano la regione.

Sicurezza, infrastrutture e cooperazione al centro

L’Unione europea ha presentato il 20 ottobre 2026 la sua nuova strategia per l’Artico, aggiornando la politica adottata nel 2021. Il documento, intitolato Europe’s Northern Neighbourhood: A New Strategy for the Arctic, è una comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas.

La nuova strategia si articola attorno a quattro priorità: sicurezza e resilienza, cambiamento climatico, prosperità economica e benessere delle popolazioni che vivono nell’Artico. Sono ben 500.000, infatti, i cittadini dell’Unione Europea che risiedono a Nord del Circolo Polare Artico.

In occasione della presentazione della strategia a Strasburgo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha descritto l’Artico come il vicinato settentrionale dell’Europa, una regione vicina, interconnessa e fondamentale per il futuro europeo. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha sottolineato come l’Artico non sia più al riparo dalle tensioni geopolitiche internazionali, richiamando l’espansione della presenza militare russa e le ambizioni strategiche cinesi nella regione. Il commissario per i Partenariati internazionali, Jozef Síkela, ha invece posto l’accento sull’importanza della cooperazione con i partner artici, ricordando gli incontri con rappresentanti delle comunità indigene, giovani, imprese e autorità locali durante le sue visite nella regione.

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“La nuova Strategia dell’Unione europea per l’Artico segna un passaggio significativo nella visione geopolitica europea. L’Artico non è più una periferia geografica ma una frontiera strategica.” ha dichiarato Isabella Rauti, Sottosegretario alla Difesa con delega all’ambiente artico, che la prossima settimana presiederà la seconda Conferenza nazionale della Difesa intitolata “Artico e Antartide: il Sistema Paese nello scenario internazionale e le nuove sfide della competizione globale“, organizzata il 29 ottobre a Roma.

L’evoluzione della politica artica europea

La scelta del titolo Europe’s Northern Neighbourhood non appare casuale. Definire l’Artico come il “vicinato settentrionale dell’Europa” significa sottolineare la dimensione geografica e politica della presenza europea nella regione. L’Unione intende così presentarsi non semplicemente come un attore esterno con interessi nella regione, ma come un soggetto direttamente coinvolto nei suoi sviluppi.

La politica artica europea ha attraversato diversi cambiamenti dalla prima comunicazione della Commissione del 2008, che individuava tre obiettivi principali: proteggere l’ambiente artico, promuovere l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali e rafforzare la cooperazione multilaterale. Nel 2021, con la comunicazione A Stronger EU Engagement for a Peaceful, Sustainable and Prosperous Arctic, Bruxelles ha rafforzato il proprio impegno nella lotta al cambiamento climatico e nella transizione energetica, riconoscendo al contempo le implicazioni geopolitiche della propria presenza nella regione.

EU new Arctic Strategy
L’ex Commissario europeo per l’ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevičius, tiene una conferenza stampa sulla nuova strategia dell’UE per l’Artico, a seguito della riunione del collegio della Commissione europea a Bruxelles, in Belgio, il 13 ottobre 2021.

Cinque anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha compromesso la cooperazione con Mosca all’interno del Consiglio Artico e ha favorito l’adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO, modificando profondamente gli equilibri di sicurezza nell’Europa settentrionale. A questi eventi si aggiungono il rafforzamento della presenza militare russa, la cooperazione tra Mosca e Pechino e le tensioni legate alle ambizioni statunitensi sulla Groenlandia.

Tali sviluppi hanno contribuito a mettere in discussione il cosiddetto eccezionalismo artico, ovvero l’idea che la regione potesse preservare una relativa stabilità e cooperazione internazionale nonostante le tensioni geopolitiche presenti altrove. La strategia del 2026 risponde a questo nuovo contesto geopolitico, attribuendo maggiore attenzione alla sicurezza e alla capacità dell’Unione di proteggere i propri interessi, pur mantenendo gli impegni in materia di clima e sviluppo sostenibile.

Un Artico più sicuro

La Commissione identifica nell’espansione delle attività militari russe, nelle minacce ibride e nella vulnerabilità delle infrastrutture critiche alcuni dei principali rischi per la stabilità regionale. Particolare attenzione viene riservata alle interferenze ai sistemi di navigazione satellitare, ai sabotaggi dei cavi sottomarini e alle attività della cosiddetta flotta ombra russa.

Per rispondere a queste minacce, Bruxelles propone la creazione di un Maritime Security Hub, una piattaforma guidata dagli Stati membri e destinata a migliorare la condivisione delle informazioni provenienti da diverse fonti nazionali ed europee, dai sistemi di monitoraggio dei fondali marini fino ai satelliti.

Un primo passo sarà l’istituzione dell’Arctic Cable Hub, che avrà il compito di contribuire alla sorveglianza, alla protezione e alla riparazione dei cavi sottomarini nell’Artico e nell’Atlantico settentrionale.

La strategia prevede inoltre un maggiore utilizzo dei programmi spaziali europei Copernicus e Galileo per il monitoraggio delle attività marittime, la navigazione e la gestione delle emergenze, con un progetto pilota dedicato alla sorveglianza artica previsto per il 2027.

Dalle minacce ibride alle infrastrutture dual use

In questo contesto assume particolare importanza il concetto di capacità a duplice uso (dual-use) e multifunzionali (multi-purpose): le infrastrutture dual-use possono soddisfare esigenze sia civili sia militari, mentre quelle multi-purpose possono essere impiegate per diverse attività operative. Nell’Artico, dove le grandi distanze, le condizioni climatiche estreme e la limitata disponibilità di infrastrutture rendono particolarmente costose la costruzione e la manutenzione di nuovi collegamenti, queste caratteristiche acquistano particolare rilevanza strategica.

Il potenziamento di un porto, ad esempio, può migliorare l’accessibilità di una comunità locale e favorirne le attività economiche, ma anche consentire lo svolgimento di operazioni di soccorso, il trasporto di mezzi militari o la manutenzione di infrastrutture strategiche.

Lo stesso principio si applica agli aeroporti, alle reti ferroviarie, ai sistemi satellitari e ai collegamenti digitali. La strategia intende favorire investimenti capaci di rafforzare contemporaneamente lo sviluppo regionale, la resilienza civile e la sicurezza europea, come l’accelerazione del progetto Rail Nordica, che porterà la rete della Finlandia settentrionale allo scartamento europeo e faciliterà anche la mobilità militare.

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Nel corso dell’esercitazione «Immediate Response» del 2024, ingenti quantitativi di equipaggiamento militare statunitense sono stati trasportati, sia su rotaia che su strada, dal porto di Narvik, nel nord della Norvegia, attraverso la Svezia e fino in Finlandia. Foto: Anja Reimers / Försvarsmakten

Le rompighiaccio

Un esempio particolarmente significativo è rappresentato dai rompighiaccio, indispensabili per garantire l’accesso alle acque polari e utilizzabili nella navigazione commerciale, nella ricerca scientifica, nelle operazioni di ricerca e soccorso e nella manutenzione delle infrastrutture marittime.

Bruxelles prevede una mappatura europea delle esigenze e delle capacità cantieristiche e lo sviluppo di opzioni per l’acquisto congiunto e la condivisione dei rompighiaccio, con un riferimento esplicito anche alla propulsione nucleare. La strategia richiama inoltre dieci progetti sostenuti dal Fondo europeo per la difesa, per un valore complessivo di circa 260 milioni di euro, riguardanti tecnologie utilizzabili anche nelle condizioni estreme dell’Artico.

Rimane tuttavia aperta la questione delle risorse necessarie a sviluppare una capacità europea di rompighiaccio. Nel gennaio 2026, durante il World Economic Forum di Davos, Ursula von der Leyen aveva prospettato la creazione di una flotta europea sostenuta dalla spesa per la difesa. La nuova strategia non annuncia invece un finanziamento specifico, limitandosi a prevedere una ricognizione delle capacità industriali e possibili forme di cooperazione tra Stati membri.

La Finlandia dispone già di importanti competenze industriali nel settore. Secondo i dati di Business Finland, richiamati da Anselm Küsters in un’analisi pubblicata su Common Ground Europe, le imprese finlandesi hanno progettato circa l’80% dei rompighiaccio mondiali, mentre i cantieri del Paese ne hanno costruito circa il 60%.

La strategia prevede inoltre di rafforzare la cooperazione con la NATO, in particolare nei settori della mobilità militare, della protezione delle infrastrutture critiche e della risposta alle minacce ibride. Sul fronte marittimo, infine, Bruxelles si impegna a difendere la libertà di navigazione e a continuare a sanzionare le navi della flotta ombra provenienti dalla Northern Sea Route.

Groenlandia e cooperazione con i partner artici

La Groenlandia occupa una posizione centrale nella strategia, confermando l’importanza assunta dal territorio autonomo danese nelle relazioni esterne dell’Unione. Dopo l’apertura dell’ufficio della Commissione europea a Nuuk nel marzo 2024, il partenariato ha conosciuto un’ulteriore accelerazione il 7 settembre 2026, con la firma di una dichiarazione congiunta tra UE, Groenlandia e Danimarca.

La nuova comunicazione conferma il pacchetto di investimenti da 200 milioni di euro per il biennio 2026-2027, destinato a materie prime, energie rinnovabili, connettività, turismo sostenibile, edilizia abitativa, piccole imprese e infrastrutture strategiche. Bruxelles intende inoltre sviluppare una cooperazione di lungo periodo con Nuuk in materia di resilienza e preparazione alle emergenze.

Sulle ambizioni statunitensi il testo resta prudente. Non le nomina, ribadisce che il futuro della Groenlandia spetta alla sua popolazione e cita l’accordo trilaterale firmato nel 2026 da Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti come un rafforzamento della sicurezza comune nell’Artico.

Il rafforzamento delle relazioni con Nuuk rientra nel nuovo quadro del Northern Neighbourhood, attraverso il quale Bruxelles intende rendere più strutturata la cooperazione con i partner artici, sviluppando progetti comuni e promuovendo incontri politici ad alto livello, sul modello dello European Arctic Summit di Rovaniemi.

Particolare attenzione viene riservata al Canada, con il quale l’UE intende approfondire la cooperazione nell’ambito della futura Alliance for the Future. Il vertice UE-Canada del 29 e 30 ottobre a Montréal rappresenterà un’occasione per sviluppare ulteriormente questa iniziativa, che comprende anche la cooperazione artica, la connettività, il cambiamento climatico e la sicurezza degli approvvigionamenti.

La strategia punta inoltre al rafforzamento della cooperazione con Norvegia, Islanda, Regno Unito e Stati Uniti, in particolare nei settori della sicurezza, della connettività e dello sviluppo sostenibile. Bruxelles intende anche approfondire il dialogo con partner non artici, tra cui Giappone e Corea del Sud, riconoscendone il contributo alla cooperazione internazionale e allo sviluppo delle infrastrutture nella regione.

Sul piano multilaterale, la strategia ribadisce la richiesta europea di ottenere lo status formale di osservatore presso il Consiglio Artico. L’Unione contribuisce ai lavori del foro come osservatore di fatto dal 2013, ma la sua candidatura non è ancora stata formalmente approvata.

Connettività digitale e materie prime: le priorità economiche

La connettività digitale assume particolare rilevanza nell’Artico, dove molte comunità dipendono da collegamenti satellitari o da un numero limitato di cavi sottomarini.

Tra le iniziative più ambiziose figura il Pan-Arctic Cable, una visione di lungo periodo, per ora oggetto di studi di fattibilità, che punta a collegare l’Europa al Giappone e alla Corea del Sud passando per la Groenlandia e il Canada.

La priorità europea è realizzare un collegamento diretto e sicuro tra Groenlandia e Unione europea, con possibili estensioni future verso Canada e Giappone. Bruxelles ha già investito 107 milioni di euro attraverso il Connecting Europe Facility Digital per sostenere la connettività groenlandese e lo sviluppo della rete. Parallelamente, il sistema europeo IRIS² dovrebbe contribuire a fornire comunicazioni satellitari sicure nelle aree più remote, integrando le reti terrestri e sottomarine.

Sul piano delle risorse, Bruxelles riconosce l’importanza delle materie prime critiche presenti nell’Artico per rafforzare le catene di approvvigionamento europee, nel rispetto dei più elevati standard sociali, ambientali e di governance. La strategia richiama diversi progetti selezionati nell’ambito del Critical Raw Materials Act e localizzati nella regione artica, tra cui Sakatti in Finlandia, ReeMAP in Svezia e Nussir in Norvegia, oltre al progetto Malmbjerg in Groenlandia, relativo al molibdeno, ancora in fase di valutazione.

La Commissione sottolinea che lo sfruttamento di queste risorse dovrà produrre benefici anche per le popolazioni locali e rispettare i diritti dei popoli indigeni. Allo stesso tempo, conferma la propria opposizione al deep-sea mining, l’estrazione mineraria nei fondali oceanici, fino a quando non saranno disponibili evidenze scientifiche sufficienti e adeguate garanzie di protezione degli ecosistemi marini.

Il clima e il cambiamento della posizione sugli idrocarburi

La nuova strategia mantiene la lotta al cambiamento climatico tra le priorità europee, riconoscendo che l’Artico, riscaldandosi a un ritmo quasi quattro volte superiore alla media globale, svolge un ruolo fondamentale negli equilibri climatici del pianeta. Un elemento particolarmente significativo riguarda però la posizione europea sulle attività estrattive di petrolio e gas.

Nella comunicazione del 2021, Bruxelles si era impegnata a promuovere un accordo multilaterale giuridicamente vincolante per impedire l’ulteriore sviluppo delle riserve di idrocarburi nell’Artico. Il nuovo documento ribadisce la necessità di lasciare petrolio, carbone e gas nel sottosuolo, ma non ripropone esplicitamente l’obiettivo di un divieto multilaterale. Al suo posto compare l’impegno a impedire gli sviluppi di riserve di idrocarburi che rappresentino una minaccia per l’ecosistema artico, una formula che introduce un criterio di valutazione assente nel 2021.

Come riportato da Reuters, la revisione arriva dopo le pressioni esercitate dalla Norvegia, principale fornitore di gas dell’UE, che ha chiesto a Bruxelles di abbandonare la propria opposizione a nuove attività estrattive nell’Artico. La diversa formulazione non equivale a un sostegno europeo a nuove trivellazioni, ma evidenzia le difficoltà di conciliare le ambizioni ambientali dell’Unione con la sicurezza energetica e le priorità economiche dei suoi partner.

Un Artico a misura delle comunità locali e indigene

La strategia dedica infine particolare attenzione alle persone che vivono nell’Artico, riconoscendo che le politiche europee devono tenere conto delle diverse realtà sociali, culturali ed economiche della regione. Il documento riafferma il principio del consenso libero, previo e informato nelle decisioni che possono incidere sui popoli indigeni e sottolinea l’importanza del loro coinvolgimento nella definizione delle iniziative europee.

Questo approccio ha trovato espressione anche durante l’EU Arctic Forum, organizzato a Bruxelles dall’1 al 3 settembre, dove ampio spazio è stato dedicato agli interventi di rappresentanti Sámi, Inuit provenienti dalla Groenlandia e dal Canada e rappresentanti delle First Nations del Canada settentrionale.

La strategia conferma l’importanza di questo dialogo attraverso iniziative come l’Indigenous Peoples Dialogue e l’Arctic Youth Dialogue, prevedendo inoltre la creazione di uno Youth Sounding Board presso l’ufficio europeo di Nuuk, un organismo consultivo pensato per coinvolgere i giovani groenlandesi nelle politiche europee che riguardano la regione.

Anche la cooperazione tra le amministrazioni locali viene rafforzata attraverso una nuova iniziativa guidata dall’Arctic Mayors’ Forum, che coinvolgerà 22 città e municipalità artiche. Sul fronte scientifico, Bruxelles conferma il sostegno alla ricerca polare, finanziata attraverso Horizon Europe con circa 100 milioni di euro annui, e prevede la creazione di un EU Polar Research Hub per migliorare il coordinamento tra ricercatori e istituzioni europee.

Le iniziative previste dalla strategia confermano la volontà dell’UE di coinvolgere maggiormente le comunità locali e indigene. La sfida sarà garantire che le loro prospettive non vengano soltanto ascoltate, ma siano effettivamente considerate nelle decisioni e nei progetti che riguardano i loro territori.

Dalle ambizioni ai risultati concreti

La strategia del 2026 amplia gli strumenti attraverso i quali l’Unione europea intende operare nell’Artico, affiancando alla tradizionale cooperazione scientifica e ambientale nuove iniziative in materia di sicurezza, infrastrutture e sviluppo economico.

La realizzazione di questi obiettivi dipenderà tuttavia dalla disponibilità di finanziamenti, dalla cooperazione con gli Stati membri e i partner artici e dalla capacità di trasformare le proposte in strumenti operativi. Alcune iniziative dispongono già di risorse, mentre altre, come l‘espansione delle capacità rompighiaccio e i nuovi meccanismi di sicurezza marittima, si trovano ancora in una fase preliminare.

La sfida per l’Unione sarà quindi conciliare i propri obiettivi securitari, economici e ambientali, garantendo che il rafforzamento della sua presenza nell’Artico si traduca anche in benefici concreti e in una partecipazione effettiva delle comunità per le quali questa regione è, prima di tutto, casa.

Francesco Scognamiglio

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Autore

  • francesco scognamiglio

    Sono un napoletano con la passione per l’Artico. Mi sono laureato da poco in European Studies alla KU Leuven, dove attualmente frequento un Master in International Politics. Faccio parte del programma di mentorato dell’Arctic Mayors’ Forum, un'esperienza che mi ha portato fino a Yellowknife, nei Territori del Nord-Ovest del Canada e mi ha permesso di conoscere più da vicino le realtà e le comunità artiche.

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