Tre ministri, vertici militari, diplomatici e ricercatori italiani e stranieri a Palazzo Salviati, sede del CASD. Rauti: “Da questione geografica, l’Artico è diventato una questione strategica“
Artico e Antartide al centro del dibattito
Si è svolta oggi a Roma, nella sede del Centro Alti Studi per la Difesa – Scuola Superiore Universitaria (CASD) di Palazzo Salviati, la seconda Conferenza nazionale della Difesa “Artico e Antartide – Il Sistema Paese nello scenario internazionale e le nuove sfide della competizione globale”. L’iniziativa, promossa dal Sottosegretario di Stato alla Difesa Isabella Rauti, titolare della delega all’ambiente specialistico Artico, Sub-Artico e Antartide, ha riunito per un’intera giornata di lavori rappresentanti delle istituzioni, delle Forze Armate, della diplomazia, della comunità scientifica e del mondo industriale, con l’obiettivo di analizzare le trasformazioni in atto nelle regioni polari e le loro ricadute geopolitiche, strategiche e capacitive per l’Italia.

Lo scorso 20 luglio un decreto del Ministro della Difesa Guido Crosetto ha istituito formalmente la Conferenza nazionale su “Artico, Sub Artico e Antartide”, con cadenza annuale, trasformando quella che era nata come un’iniziativa singola in un appuntamento stabile del calendario istituzionale. Sullo sfondo, la Politica italiana per l’Artico presentata dal Governo nel gennaio scorso e firmata dai ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Università e della Ricerca, ma anche due passaggi delle ultime settimane: la Conferenza Nazionale Polare promossa dal CNR all’inizio di ottobre, che porterà entro l’anno a un White Paper sulla ricerca polare, e la nuova Strategia dell’Unione europea per l’Artico presentata dalla Commissione il 20 ottobre.
Nel presentare la Conferenza, il Sottosegretario Rauti ha rivendicato il cambio di passo compiuto dalla Difesa: sui temi polari, ha spiegato, il ruolo della Difesa “da funzionale è diventato organico”, e la Conferenza non va letta come un fatto episodico, ma come uno strumento di approfondimento e di costruzione di una rete civile e militare. “Non è una seconda edizione, ma un salto di qualità”, ha aggiunto, sottolineando la presenza di relatori internazionali e, per la prima volta, di una sessione interamente dedicata all’Antartide. “Da questione geografica, l’Artico è diventato una questione strategica”, ha concluso Rauti.
Tre ministeri, una visione convergente
Dopo il benvenuto del presidente del CASD, generale di corpo d’armata Stefano Mannino, e con la conduzione di Flavia Giacobbe, direttrice di Airpress e Formiche, i lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e del Ministro della Difesa Guido Crosetto. Una presenza che, nelle parole di Rauti, conferma l’attenzione convergente dei tre dicasteri verso la dimensione polare.
Il Ministro Crosetto, appena rientrato da una missione in Norvegia e Finlandia, ha raccontato come l’esperienza nel Grande Nord abbia modificato la sua prospettiva: “Nei giorni scorsi ho visto il mondo in un altro modo». Il Ministro ha richiamato l’evoluzione delle percezioni di sicurezza nei Paesi scandinavi negli ultimi anni e ha insistito sulla necessità di investire oggi su un dossier destinato a pesare sempre di più: “Non occuparsi di Artico adesso significa essere irrilevanti fra quindici anni, quando sarà fondamentale”.

Il vicepremier Tajani ha posto l’accento sulla dimensione economica e commerciale della presenza italiana nelle regioni polari: per un Paese che è la seconda potenza industriale europea e tra le prime potenze commerciali al mondo, la tutela delle rotte marittime e l’accesso alle materie prime critiche, a partire dalla Groenlandia, rappresentano interessi nazionali diretti.
Il Ministro Bernini ha invece posto l’accento sul valore della ricerca scientifica e sulla sinergia fra le forze armate e gli enti di ricerca nazionali coinvolti nello studio delle regioni polari, Una collaborazione che trova nella missione oceanografica High North della Marina Militare, compartecipata da numerosi enti pubblici e università (CNR, ENEA, INGV, OGS e ISS solo per citarne alcuni), l’esempio più fulgido.
Dall’High North al Continente bianco
Il primo panel, “L’Artico: sicurezza, cooperazione e sviluppo nella nuova competizione globale”, moderato dal direttore di Osservatorio Artico Leonardo Parigi, si è aperto con il keynote speech del Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano. Al centro del suo intervento, la dimensione strategica dell’High North per l’Italia: “il Mediterraneo l’area di gravitazione del nostro strumento militare, ma non possiamo trascurare ciò che si sta materializzando a Nord, incluse le regioni polari”.

Il secondo panel “Artico: clima, sicurezza e cooperazione scientifica” è stato introdotto dal Sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego di Cremnago. La sessione dedicata agli aspetti economici ha visto gli interventi del direttore generale di Confitarma Luca Sisto, del presidente di Fincantieri Biagio Mazzotta e di Mads Qvist Frederiksen, direttore esecutivo dell’Arctic Economic Council, collegato da remoto. Sulla diplomazia scientifica e il ruolo delle nuove tecnologie si sono confrontati il presidente di e-GEOS Ezio Bussoletti, l’Inviato speciale per l’Artico Agostino Pinna, il direttore dell’Istituto Idrografico della Marina Militare, contrammiraglio Fabrizio Orengo, la direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR Giuliana Panieri e l’Inviata speciale dell’Unione europea per l’Artico Claude Véron-Réville, in passato già nostra ospite a Italia Chiama Artico 2025.
A chiudere la mattinata, la presentazione del wargame “Fronte Artico” curato dal professor Andrea Bernardi, responsabile del Laboratorio Wargaming della Difesa. Studenti e ricercatori si sono misurati con la simulazione di una crisi in ambiente polare, mettendo alla prova processi decisionali e capacità di risposta.
Nel pomeriggio, il panel “Antartide: scienza, cooperazione e sicurezza. Il modello italiano nel Continente bianco”, ha richiamato sul palco il presidente dell’OGS Nicola Casagli, la presidente di ENEA Francesca Mariotti, il presidente della Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide Silvano Onofri, il direttore del Dipartimento Scienze del Sistema Terra del CNR Francesco Petracchini e il generale Carlo Di Somma, presidente del Comitato di indirizzo interforze per l’ambiente Artico, Sub Artico e Antartide. Al centro del confronto, il supporto operativo e logistico che le quattro Forze Armate garantiscono alle spedizioni del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide.
Una dimensione internazionale
A conferire all’evento una caratura internazionale è stata la presenza di interlocutori di primo piano del mondo artico. Nella mattinata, oltre al già citato Qvist Frederiksen, è intervenuta Solveig Rossebø, Senior Arctic Official della Norvegia in seno al Consiglio Artico e già incaricata d’affari dell’ambasciata norvegese a Mosca, che ha portato al CASD la prospettiva di uno dei Paesi più direttamente coinvolti nelle trasformazioni del Grande Nord.
Ma la presenza estera più significativa è stata quella di Ólafur Ragnar Grímsson, già Presidente della Repubblica d’Islanda e fondatore e presidente di Arctic Circle, la più ampia rete internazionale di dialogo sull’Artico, che lo scorso marzo aveva scelto proprio Roma per il suo primo Polar Dialogue in Italia. Il suo intervento ha aperto il panel conclusivo “Ambienti polari: esperienze e prospettive strategiche”, moderato da Francesco Giorgino, docente della Luiss Guido Carli, al quale hanno preso parte il Sottosegretario agli Esteri Massimo Dell’Utri, il presidente del CNR Andrea Lenzi e il Sottosegretario Rauti per le dichiarazioni conclusive.

Verso un’architettura nazionale polare
Il filo conduttore della giornata è stato quello indicato da Rauti alla vigilia: proseguire verso un’architettura nazionale polare, capace di mettere in rete competenze, capacità e risorse della Difesa, delle istituzioni, della ricerca e dell’industria in una visione organica del Sistema Paese. In questa direzione va anche il progetto, annunciato dal Sottosegretario nelle scorse settimane, di un Polo nazionale dedicato alle regioni polari e al cosiddetto Terzo Polo, sul modello di quanto già realizzato con il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea.
Un segnale chiaro che per l’Italia, Paese osservatore nel Consiglio Artico e parte del Trattato Antartico, le regioni polari non sono più una periferia lontana, ma un banco di prova della propria capacità di essere presente – attraverso la scienza, la diplomazia e la Difesa – negli equilibri globali dei prossimi decenni.

