Uno studio internazionale rivela che la mancanza di dati dettagliati sui fondali e sul substrato roccioso lungo le coste dell’Antartide rende inaffidabili le proiezioni sul futuro innalzamento globale del mare, sottolineando la necessità di nuove campagne di rilievi geofisici integrati.

Qualcosa di nuovo sul fronte polare

L’Antartide, il continente bianco, è al centro dello studio “Toward an Improved Understanding of the Antarctic Coastal Zone and Its Contribution to Future Global Sea Level”, pubblicato sulla rivista Reviews of Geophysics. Questa revisione scientifica internazionale ha individuato alcune aree critiche rispetto alla raccolta dati lungo le coste antartiche, tali da rendere meno affidabili le proiezioni dell’innalzamento del livello del mare a livello globale.

Coordinato dal RINGS Action Group dello Scientific Committee on Antarctic Research (SCAR) e sostenuto dal Council of Managers of National Antarctic Programs (COMNAP), lo studio evidenza la disponibilità limitata di informazioni riguardanti il bedrock – il substrato roccioso – nella zona costiera antartica, e sintetizza le conoscenze attuali sulle interazioni tra ghiaccio, oceano, atmosfera e Terra solida, sottolineando la necessità di migliorare la comprensione di una delle regioni attualmente meno osservate sulla Terra. Soprattutto, una regione che presenta molteplici meccanismi di instabilità tali da causare cambiamenti rapidi, vasti e potenzialmente irreversibili.

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Image credits: Kenichi Matsuoka / Norwegian Polar Institute

Ne sono esempio l’accelerazione dello scarico di ghiaccio dalle calotte agli oceani, l’arretramento della linea di ancoraggio, ovvero il punto in cui il ghiaccio poggia ancora saldamente sul fondo marino prima di iniziare a galleggiare sull’acqua. Ma anche l’assottigliamento delle piattaforme di ghiaccio, le enormi lingue di ghiaccio che si estendono dalla terraferma galleggiando sull’oceano, causato dalle intrusioni di acque profonde circumpolari calde, nonché gli episodici ma estremi eventi atmosferici che modulano le nevicate e la fusione.

Il contributo italiano

Provenienti da 17 Paesi e oltre 30 istituti, gli 80 scienziati e scienziate che hanno realizzato lo studio sono ricercatori nei campi della glaciologia, dell’oceanografia, della geofisica e delle scienze dell’atmosfera. Tra di loro, Fausto Ferraccioli, direttore della Sezione di Geofisica dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS). Il Dottor Ferraccioli sottolinea come la disponibilità incompleta di dati ponga importanti limiti nelle stime della perdita di ghiaccio in Antartide e, di conseguenza, del futuro innalzamento del livello del mare.

Attraverso osservazioni satellitari degli ultimi decenni si è potuto registrare un aumento nella perdita di massa in Antartide. “Tuttavia, alcuni parametri fondamentali delle aree costiere rimangono scarsamente mappati” spiega ancora Ferraccioli, che dal 2002 al 2020 è stato dirigente di ricerca e coordinatore del programma di aerogeofisica presso il British Antarctic Survey, una delle eccellenze mondiali nella ricerca scientifica polare. Come rileva lo studio, lo SCAR nel 2021 approvò un quadro coordinato – l’Antarctic RINGS – per rilievi geofisici aerei su scala pan-antartica, al fine di colmare le fondamentali lacune nei dati e consentire migliori capacità predittive sui futuri cambiamenti oceanici e climatici, nonché una migliore comprensione del ruolo dei processi costieri nella dinamica della calotta glaciale.

Uno sforzo internazionale

Come spiega Kenichi Matsuoka, primo autore e presidente fondatore del RINGS Action Group, “i soli dati satellitari non sono sufficienti per stimare in modo affidabile la perdita di ghiaccio verso l’oceano e i soli modelli computerizzati non possono prevedere i cambiamenti futuri. Entrambi dipendono da una conoscenza accurata della topografia sotto al ghiaccio e della batimetria. Le osservazioni proposte in questo lavoro rappresentano un tassello fondamentale che oggi manca”. Dunque, anche i modelli più avanzati possono produrre risultati fuorvianti quando questi dati sono assenti o scarsamente vincolati, e il substrato roccioso situato sotto il ghiaccio resta di difficile osservazione per i satelliti spaziali, poiché i satelliti vedono la superficie bianca e riflettente, ma non riescono a “vedere” attraverso il ghiaccio spesso chilometri per scoprire com’è fatto il fondo sottostante. Gli autori sono concordi nell’affermare che il coordinamento internazionale è essenziale, i cui sforzi “rappresentano un importante passo avanti verso il prossimo International Polar Year 2032–33”, conclude Matsuoka.

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Ricercatore senior presso il Norsk Polarinstitutt, il Dott. Matsuoka è co-fondatore di Quantarctica, una raccolta di dataset geografici che consente di esplorare, importare, visualizzare e condividere dati antartici. Ritiene che la questione più importante nella ricerca sul Quaternario – l’era geologica attuale, caratterizzata da cicli di glaciazioni e climi variabili – sia come i ghiacciai e le calotte glaciali si comportano sotto l’influenza dei cambiamenti climatici, poiché esse rappresentano la principale fonte di acqua dolce e di dissipazione del calore. Utilizza radar a penetrazione del ghiaccio, sia aerei che terrestri, come strumento principale della sua ricerca.

Capire il futuro dell’Antartide

Il sostegno delle piattaforme di ghiaccio, le dinamiche della linea di ancoraggio, le interazioni ghiaccio-oceano, l’instabilità della calotta glaciale marina e l’idrologia subglaciale, cioè lo studio dell’acqua liquida che scorre o ristagna nascosta sotto enormi strati di ghiaccio sono alcuni dei processi più critici nel determinare il futuro dell’Antartide. Fornendo set di dati contigui e di alta qualità per l’intera area antartica, relativi alla geometria del fondale, alle cavità delle piattaforme di ghiaccio, all’idrologia subglaciale, al bilancio di massa superficiale (SMB, ovvero il bilancio tra la neve che si accumula e il ghiaccio che si scioglie o evapora in superficie) e alla dinamica del ghiaccio, RINGS offre un percorso fattibile e trasformativo verso una comprensione del sistema costiero antartico basata su dati fisici e vincolata dalle osservazioni. L’implementazione di questo quadro richiede l’impiego integrato di radar per la rilevazione di profondità e superficialità, adoperati nel contesto di uno sforzo congiunto della comunità scientifica internazionale.

Giulia Secci

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Autore

  • Giulia Secci ha completato il Master in Sviluppo Sostenibile, Geopolitica delle Risorse e Studi Artici della SIOI. È intervenuta come relatrice nel Diploma di Studi Polari dell'Università Complutense di Madrid. Nella sua sua tesi magistrale ha analizzato la politica artica della Repubblica Popolare Cinese.

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