Il 29 ottobre ha aperto il nuovo scalo di Ilulissat, la città degli iceberg, con una pista da 2.200 metri e un volo diretto per Copenaghen. È l’ultimo tassello di un programma che ha ridisegnato i collegamenti dell’isola, fra ambizioni turistiche, calcoli politici e alcune domande ancora aperte.
In volo verso Ilulissat
Giovedì 29 ottobre ha aperto il nuovo aeroporto internazionale di Ilulissat. La città, la terza della Groenlandia con circa 5.000 abitanti, è la principale porta d’accesso alla Baia di Disko e al fiordo ghiacciato iscritto nel patrimonio UNESCO. La nuova pista misura 2.200 metri contro gli 845 della precedente e permette per la prima volta l’atterraggio di jet di linea. Il primo aereo a toccare terra è stato un volo di Air Greenland da Nuuk con un equipaggio interamente originario di Ilulissat. Poche ore dopo è arrivato da Copenaghen l’Airbus A330neo Tuukkaq, che aveva a bordo il premier Jens-Frederik Nielsen e ha inaugurato il primo collegamento diretto con la capitale danese.

Durante l’inverno la rotta sarà operata di norma una volta a settimana. Per l’estate 2027 Air Greenland ha annunciato fino a sei voli settimanali, mentre Icelandair tornerà a collegare la città con Keflavík. Greenland Airports, la società che gestisce gli scali dell’isola, prevede di raggiungere la piena operatività con la stagione estiva 2027 e punta ad attirare anche vettori nordamericani ed europei. L’apertura è arrivata con due anni di ritardo rispetto alla data prevista inizialmente.
L’ultimo tassello di un programma nazionale
L’aeroporto di Ilulissat chiude il programma aeroportuale che il parlamento groenlandese aveva approvato nel 2018. Dopo l’aeroporto di Nuuk, inaugurato nel novembre 2024, e quello di Qaqortoq, aperto ad aprile, è il terzo scalo completato in meno di due anni.
Si tratta del più grande investimento infrastrutturale nella storia dell’isola. Il costo era stato preventivato in 3,6 miliardi di corone danesi e secondo Sermitsiaq è poi salito a circa 5,8 miliardi, ovvero circa 750 milioni di euro. Nel progetto è entrata anche la Danimarca, che nel 2018 ha acquisito un terzo della società costruttrice degli scali di Nuuk e Ilulissat per 700 milioni di corone. Una mossa che rispondeva ai timori di Copenaghen e Washington per l’interesse di imprese cinesi alla costruzione degli scali.

Il programma ha di fatto spostato il traffico internazionale dalle ex basi militari statunitensi costruite durante la Seconda guerra mondiale, Kangerlussuaq e Narsarsuaq, verso le principali città dell’isola. I dati di Statistics Greenland mostrano quanto rapidamente sia avvenuto il cambiamento. Nel 2025, primo anno pieno del nuovo aeroporto della capitale, i passeggeri in partenza su voli internazionali di linea sono stati 114.431, il 18,2% in più dell’anno precedente. A Nuuk sono passati da 11.306 a 93.753, mentre a Kangerlussuaq sono scesi da 69.447 a 8.179. Con l’apertura di Qaqortoq, Narsarsuaq è stato declassato a eliporto.
Turismo e indipendenza
La motivazione di questo programma di investimenti è stata soprattutto economica. Il turismo deve aiutare a diversificare un’economia che dipende ancora in larga parte dalla pesca e dai sussidi di Copenhagen. Per questo il governo di Nuuk ha legato apertamente questi progetti infrastrutturali alle proprie ambizioni di indipendenza. Ad oggi il settore turistico resta comunque limitato anche a causa della mancanza di infrastrutture. Ma nel 2025 i visitatori internazionali che hanno raggiunto la Groenlandia via aereo sono stati 126.000, rispetto ai 100.000 dell’anno precedente, e il settore turistico rappresenta oggi circa il 5% del PIL dell’isola.

Ilulissat, in questo senso, è già una delle tappe più importanti del turismo nell’isola grazie agli spettacolari iceberg che ne contraddistinguono il panorama. Come ricordava Mia Bennett in un interessante reportage pubblicato lo scorso gennaio, finora si arrivava in città solo con i turboelica in coincidenza da Nuuk o Kangerlussuaq, oppure d’estate con i Dash 8 da circa 40 posti di Icelandair. Un Boeing 737 Max ne trasporta più di quattro volte tanti. L’apertura del nuovo scalo porta quindi con sé una miriade di potenziali conseguenze e di domande ancora aperte da considerare.
Le domande aperte
La prima domanda riguarda la capacità di accoglienza di una città di 5.000 abitanti, con una ricettività alberghiera limitata e un traffico crocieristico già intenso nei mesi estivi. L’esperienza di Nuuk invita alla prudenza. Nell’estate 2025 il nuovo aeroporto della capitale ha accumulato disservizi, passeggeri bloccati e alberghi pieni, e per un giorno le partenze internazionali sono state sospese dalle autorità danesi.
La seconda domanda riguarda l’equilibrio tra apertura al mondo e la necessità di avere collegamenti interni per gli abitanti dell’isola. La centralizzazione su tre scali cittadini favorisce chi vive a Nuuk, Ilulissat e Qaqortoq, ma ha ridotto i servizi nelle località che dipendevano dai vecchi hub. Un aspetto che è risultato già evidente al nostro Enrico Gianoli, guida e antropologo in Groenlandia, che un paio di mesi fa è passato da Narsarsuaq, la cittadina che ospitava lo scalo principale del Sud prima di Qaqortoq, e dove sorgerà la nuova base militare americana prevista dall’accordo con gli Stati Uniti.
C’è poi il costo ambientale, di cui si parla meno. Per livellare i terreni di Nuuk e Ilulissat sono stati fatti saltare circa 6 milioni di metri cubi di roccia per ciascun cantiere. La Nordic Investment Bank, tra i finanziatori, riconosce nella sua valutazione gli impatti di esplosioni, rumore ed emissioni su flora e fauna. Inaugurando lo scalo, il primo ministro Nielsen ha ringraziato gli abitanti di Ilulissat per aver sopportato anni di rumore, disagi e di attese e ha detto loro che “oggi l’aeroporto è vostro”.
Enrico Peschiera

